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21/04/2017 06:55:00

Borsellino: ergastolo a boss, condannati falsi pentiti. "Scarantino indotto a mentire"

  La corte d’assise di Caltanissetta, presieduta da Antonio Balsamo, ha condannato all’ergastolo i boss Salvo Madonia e Vittorio Tutino, imputati della strage in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e i 5 uomini della scorta. Condannati a 10 anni i «falsi pentiti» Francesco Andriotta e Calogero Pulci, accusati di calunnia. I giudici hanno dichiarato estinto per prescrizione il reato contestato a Vincenzo Scarantino pure lui imputato di calunnia.

 

Madonia, capomafia palermitano della cosca di San Lorenzo, sarebbe stato tra i mandanti dell’attentato. Tutino, invece, avrebbe partecipato alla fase esecutiva della strage. I falsi pentiti sarebbero autori del clamoroso depistaggio che ha portato alla condanna di sette innocenti per i quali, dopo il passaggio in giudicato del verdetto emesso oggi dalla corte d’assise, verrà avviato il processo di revisione, già chiesto dalla procura generale di Caltanissetta. Le accuse dei falsi collaboratori di giustizia Pulci e Andriotta sono state fondamentali per le loro condanne: da qui la contestazione della calunnia.

 

Stesso reato contestato a Scarantino al quale, però, stasera i giudici della corte hanno riconosciuto la circostanza attenuante di essere stato indotto a fare le false accuse: la concessione dell’attenuante ha comportato la prescrizione del reato.

 

Ai familiari delle parti civili costituite - congiunti del magistrato ucciso e degli uomini della scorta - sono state liquidate provvisionali immediatamente esecutive comprese tra i 100mila e i 500mila euro ciascuno.

 

Il procuratore di Caltanissetta Amedeo Bertone, commentando la sentenza, ha detto che «la prospettazione accusatoria ha retto, siamo soddisfatti. L’esito di questo processo ha un risvolto positivo non solo per l’ufficio, ma anche per i familiari delle vittime che, per la quarta volta, hanno affrontato il loro calvario».

 

La corte d’assise di Caltanissetta, che ha emesso la sentenza, ha trasmesso alla Procura di Caltanissetta i verbali delle udienze perché valuti se in alcune deposizioni - non è stato specificato quali - si possano ravvisare profili di reato e se ci siano elementi per nuovi spunti di indagine.

Scarantino, il principale protagonista di quello che è stato definito un depistaggio di Stato, dunque, viene salvato proprio da quei 25 anni che sono passati dalla strage ad oggi. Le sue prime dichiarazioni sono datate 1993, quando il sedicente picciotto della Guadagna viene arrestato dall'allora capo del gruppo stragi Arnaldo La Barbera e si autoaccusa di aver rubato la 126 che, imbottita di tritolo, salto' in aria in via D'Amelio il 19 luglio 1992 all'arrivo di Paolo Borsellino. Solo undici anni dopo e dopo ben nove processi che in tutti i gradi di giudizio avevano accolto le false dichiarazioni di Scarantino, il pentimento di Gaspare Spatuzza ha acceso i riflettori sul grande depistaggio di Stato, indicando nel gruppo di fuoco di Brancaccio i veri esecutori dell'eccidio.
Nei mesi scorsi, il procedimento a carico di tre poliziotti del gruppo stragi accusati di aver costretto Scarantino a fare quelle dichiarazioni sotto minaccia e di aver suggerito le versioni da dare, si è concluso con un'archiviazione


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