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12/08/2017 12:02:00

Scioglimento per mafia di Castelvetrano, Vaccarino querela la Prefettura di Trapani

 L'ex sindaco di Castelvetrano, Antonio Vaccarino, per conto dei Servizi Segreti, si era messo in contatto epistolare con il boss latitante Matteo Messina Denaro. Fatto, questo, acclarato in tutte le sedi giudiziarie. Ma il prefetto di Trapani, nella proposta di scioglimento del Consiglio comunale di Castelvetrano (il figlio dell'ex sindaco era consigliere) cita, in chiave negativa ed accusatoria, lo scambio epistolare tra i due. Ritenendo il passaggio della relazione "palesemente fuorviante", Vaccarino ha querelato la Prefettura di Trapani. Ritiene poi che l'episodio vada inserito in un continuum di violenze fisiche e morali, iniziatosi con l'arresto nel lontano 1992 sulla base delle dichiarazioni del collaboratore Vincenzo Calcara, “oggi ricomprese sotto la fattispecie incriminatrice del nuovo reato di tortura”.

Il professore Tonino Vaccarino, già primo cittadino di Castelvetrano, in passato con lo pseudonimo di Svetonio riuscì ad avviare un contatto epistolare, per conto dei Servizi segreti, con il latitante Matteo Messina Denaro, ha presentato alla Procura di Marsala, un esposto-denuncia contro l'ex prefetto di Trapani, Giuseppe Priolo. Secondo Tonino Vaccarino, infatti, il rappresentante del Governo avrebbe "travisato la realtà dei fatti" tirandolo in ballo nella sua proposta di scioglimento del Consiglio comunale di Castelvetrano. Il Prefetto, oggi in pensione a cui è subentrato da poco l'ex commissario straordinario della Provincia di Trapani Darco Pellos, citando Salvatore Vaccarino, consigliere comunale, avrebbe rilevato che è figlio dell'ex sindaco che in passato è entrato in contatto con il boss latitante Matteo Messina Denaro. Per i legali di Tonino Vaccarino, gli avvocati Baldassare Lauria, Giuseppe Maria Ingrassia e Giovanna Angelo, l'affermazione del prefetto "è palesemente fuorviante, dal momento che è notorio che il professore Vaccarino era riuscito ad entrare in contatto con il latitante per conto dei Servizi segreti, con l'obiettivo di convincerlo a consegnarsi alla giustizia, ragione per cui è stato anche oggetto di minacce di morte da parte dello stesso boss". L'ex sindaco rincara la dose: "L'episodio - dice - va inserito in un continuum di violenze fisiche e psicologiche iniziato con il mio arresto avvenuto nel 1992". Accusato di essere un mafioso, dal collaboratore di giustizia Vincenzo Calcara, il professore venne poi assolto, dopo cinque anni di detenzione a Pianosa. Per gli avvocati di Vaccarino si configurerebbe , contro il loro assistito, il reato di tortura.


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