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12/08/2017 07:54:00

Castelvetrano, sospesi i mercatini a Triscina e Selinunte. E la differenziata....

 “Nemmeno il peggior sindaco avrebbe fatto una cosa del genere”, “Questo è un abuso di potere”, “E’ un’ingiustizia, non una soluzione”.

Sono state di questo tenore i commenti dei mercatisti che non hanno potuto vendere la loro merce, giovedì scorso. Due ordinanze della Commissione straordinaria hanno infatti sospeso i mercatini settimanali di Selinunte e Triscina, a causa del degrado, segnalato più volte, ambientale e commerciale in cui versavano, come se fosse stata terra di nessuno.

I commissari non inseguono il consenso a tutti costi, non devono candidarsi alle prossime elezioni e di certo non vogliono affossare l’economia del territorio, come alcuni insofferenti e disinformati complottisti ipotizzano sui social.

Dopo lo scioglimento per mafia, la Commissione sta cercando di amministrare un posto difficile, spesso con una carenza di senso civico dei cittadini che si è consolidata nel corso degli anni. Forse dei decenni.

Ad ogni modo la sospensione era stata annunciata ed è arrivata. E non sembra sia valso a molto il buon risultato ottenuto giovedì nell’ultima giornata di mercatino selinuntino in termini di pulizia, grazie alla sensibilizzazione e all’aiuto concreto dell’associazione Ora Basta. Anche loro sono rimasti delusi da un provvedimento arrivato proprio il giorno dopo e hanno chiesto di incontrare la commissione per ottenere chiarimenti.

La sospensione non sembrerebbe però fondata soltanto sul fatto che i mercatisti non puliscano i propri spazi prima di andar via.

C’è dell’altro.

Ci sarebbero reportage fotografici molto dettagliati, con immagini irriferibili. Questo è quanto trapela dal Comune. La Commissione ha ricevuto tantissimi esposti e rapporti, che ha poi verificato attraverso i sopralluoghi con il personale addetto.

Quella che colpisce di più è la presenza di sacchetti (almeno a Triscina), non pieni di rifiuti indifferenziati, ma addirittura di urina. Perché?

Mancherebbero i bagni chimici.

Ecco, ci si chiede quanti anni occorrerebbero all’associazione Ora Basta per sensibilizzare delle persone così. Da quanto tempo vanno avanti questi comportamenti? E’ normale urinare nei sacchetti e abbandonarli vicino alle abitazioni? E’ il linguaggio di una nuova protesta che non segue i normali canali?

Inoltre è emerso che la maggior parte degli ambulanti non paga la tassa di occupazione del suolo ed alcuni non hanno nemmeno la licenza di vendita.

Insomma, siamo sicuri che alla luce di tutto questo, abbia ancora senso il mantra che si è subito diffuso, compatto come una barricata, secondo cui bisognerebbe punire solo chi trasgredisce, senza sospendere l’intero mercato, come se degrado ed illegalità fossero circoscritti a pochi casi isolati?

Ci si chiede soprattutto che probabilità ci siano che, dopo l’eventuale ripensamento della Commissione, all’improvviso tutti comincino a fare i bravi.

L’impressione è che questo stato di degrado abbia radici lontane e sia stato supinamente accettato da molti per tanto tempo, dai mercatisti ai frequentatori, dai politici di maggioranza a quelli di opposizione. Si è più volte sottolineato che i mercati rappresentino anche un’occasione di socialità per grandi e piccini. Ma, siamo proprio sicuri che possa davvero giovare ai bambini tirare due calci alle bottiglie di plastica disseminate nel vicino parco giochi?

Anche lì, si dirà: c’è un solo cestino. E’ vero, ma nessuno ha mai preteso niente. Nessuno, nel corso degli anni, ha mai chiesto al sindaco (ai sindaci) di collocarne altri.

La rabbia principale, sembra essere dunque collegata alla sospensione dei mercatini. Qualcuno, dai social, ha addirittura suggerito ai commissari di occuparsi di togliere i cumuli di immondizia che ci sono agli angoli delle strade a Selinunte, come se anche quelli non fossero il risultato dell’inciviltà dei tanti sordi alla raccolta differenziata.

Certo, si dirà: chi invece la differenziata la fa correttamente, perché deve subire questo degrado?

Il problema però non è di così facile soluzione.

La discarica di Trapani ha ridotto la sua capacità di conferimento e permette ai comuni di scaricare un numero molto limitato di tonnellate, andando per altro verso il completo esaurimento tra pochi giorni. Solo una capillare e corretta raccolta differenziata ridurrebbe quindi la necessità dello smaltimento in discarica.

C’è però (anche se a prima vista non sembrerebbe) un risultato incoraggiante che viene da Triscina, dove quest’anno, la percentuale di raccolta differenziata relativa al mese di luglio (sono dati che arrivano oggi dal Comune) è stata dell’8%. Un valore eccellente rispetto a quella del luglio dell’anno scorso, che si attestava all’1,44%.

Ovvio, siamo ancora lontani da una raccolta differenziata fatta in modo corretto e capillare. Perché?

Le ragioni (o meglio i torti) sono di diversa natura. E forse le si potranno intuire ricordando un po’ la storia recente dell’argomento.

La raccolta differenziata nel territorio di Castelvetrano comincia alla fine di marzo del 2009.

Nei manifesti della Belice Ambiente c’era scritto “Dal 28 marzo il centro storico di Castelvetrano si tinge a colori”. Il riferimento era ai contenitori per l’umido, la carta, il vetro e la plastica, che avevano appunto colori diversi. Quello del 2009 era un esperimento, limitato al centro storico e destinato ad essere esteso più avanti anche a tutte le altre zone della città. Addirittura, a Marinella di Selinunte, lo stesso esperimento era cominciato già dal giugno del 2008.

Nei posti dove vigeva la raccolta differenziata, tolsero i cassonetti e andò a finire che molti si portavano l’immondizia in macchina fino al primo cassonetto disponibile. Al di là delle percentuali (che la stessa Belice Ambiente rilevava e diffondeva), gli esperimenti avrebbero dovuto mettere in luce le criticità, in modo da dare un’aggiustatina al progetto pilota con un’adeguata pianificazione. Che invece non ci fu. Insomma, non andò proprio bene. E per anni nessuno ne riparlò.

Più recentemente, i cassonetti diminuirono perché venivano bruciati insieme ai rifiuti, durante i cosiddetti periodi di emergenza. E quasi mai venivano sostituiti.

Ma il castelvetranese, che aveva memoria e fantasia a sufficienza per ricordarsi il posto esatto dove prima c’era il cassonetto ed immaginarselo ancora lì, fece nascere i famosi cumuli di rifiuti agli angoli delle strade, riportando indietro la città di 50 anni.

La cosa singolare è che nessuno gli disse niente e la rimozione dei cumuli fu percepita come un rinforzo al comportamento.

Ma mentre ormai la differenziata la facevano soltanto gli appassionati, ecco la novità. Siamo nel 2017, quando il sindaco Felice Errante ricorda alla cittadinanza che dal 27 marzo ripartirà il servizio:

Inizialmente la raccolta differenziata avverrà per le attività commerciali e per tutte le utenze domestiche ricadenti all’interno dell’ampio quadrilatero del centro cittadino delimitato dalla via Vittorio Veneto a nord e fino alla via Garibaldi a sud, analogo servizio sarà operativo anche a Marinella di Selinunte. Nei prossimi mesi, poi, il servizio si estenderà anche a Triscina di Selinunte ed in altri quartieri della città”.

Praticamente un deja vu. Ma con risultati peggiori. A distanza di 8 anni, sembra che i vecchi esperimenti non siano serviti a molto. I contenitori colorati sono quasi scomparsi; la gente tende a non impegnarsi a fare la raccolta differenziata, continuando a buttare tutto nei cassonetti (se li trova, se no, se l’immagina). Oppure a non farla in modo corretto, lamentandosi che gli operatori non sono passati a ritirarla. Certo, c’è anche questa possibilità, visto che mezzi e personale potrebbero non essere sufficienti per il periodo estivo in cui la popolazione delle frazioni turistiche aumenta vertiginosamente.

Le cose però sarebbero destinate a cambiare, visto che tra un po’ dovrebbe esserci un’altra ditta ad occuparsi di tutto, in seguito al bando quinquennale dell’Urega che alcune voci dicono sia stato vinto da un’azienda marchigiana, la Senesi Spa, che dovrebbe produrre le necessarie documentazioni.

Si tratta dell’azienda di Rodolfo Briganti, raggiunta da un’interdittiva antimafia nel 2015, alla quale però fece ricorso vincendolo “per mancanza oggettiva di elementi anche lontanamente riconducibili ad eventuali contiguità con la malavita organizzata”.

Rimane un’unica variabile determinante: la collaborazione dei cittadini. I quali non possono essere pregati come se si trattasse di un favore. Ed in questo senso, la sospensione dei mercatini, potrebbe rappresentare un importante messaggio: adesso si fa sul serio.

 

Egidio Morici


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