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12/10/2017 06:00:00

Marsala, traffico di rifiuti, smaltimento e truffa. Tutti i guai della Sicilfert

Sembrano non voler terminare i guai della Sicilfert, l’azienda marsalese che si occupa della lavorazione dei rifiuti. Dalla scorsa settimana al centro di un’indagine giudiziaria che stavolta orbita intorno alla ‘ndrangheta. La scorsa settimana, infatti, la ditta che da anni si occupa di compostaggio dei rifiuti e produzione di fertilizzanti è rimasta coinvolta nell'operazione “Metauros” disposta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria.

I poliziotti hanno fermato sette persone, ritenute responsabili dei delitti di associazione mafiosa (cosca Piromalli), concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione e intestazione fittizia di beni, ed è stato emesso un decreto di sequestro preventivo d’urgenza relativo alle quote azionarie di società operanti nel settore della depurazione e trattamento delle acque, trasporto e compostaggio dei rifiuti speciali non pericolosi. Tra queste società c'è anche la Sicilfert, alla quale sono state sequestate le quote societarie ma non l'impianto, che continua ad essere operativo. La Sicilfert e le altre imprese sequestrate sono ritenute al centro del traffico illecito di rifuti messo su dalla cosca.
Sono diverse le indagini nel tempo a carico della Sicilfert, si va dai reati ambientali, alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falsità in scrittura privata e malversazione a danno dello Stato.

Smaltimento Percolato - La redazione di Tp24 si è occupata della Sicilfert con un’inchiesta di alcuni anni fa che ha documentato come veniva smaltito il percolato, "semplicemente" aspettando la pioggia. Alla Sicilfert pensavano di liberarsi di una parte del percolato stoccato nel magazzino di 2000 mq e riversarlo liberamente lungo la strada. Il percolato è il risultato del processo di lavorazione dei rifiuti che vengono trasformati in concime. La Sicilfert è obbligata a smaltire il percolato conferendolo in apposite discariche specializzate. Un capitolo di spesa che, almeno durante il periodo compreso tra Gennaio e Marzo 2013, l’azienda sembrava non essere intenzionata a pagare. Durante le serate invernali di pioggia battente, dopo l’ultimo turno di lavoro, bastava attendere circa un’ora davanti all’azienda per vedere come il percolato fuoriusciva tranquillamente passando sotto due cancelli, si infilava nel canale di scolo della strada per proseguire dritto dritto fino al lago Maimone, a circa 800 metri di distanza. Il viaggio del percolato veniva inoltre agevolato dalla pendenza della strada: dopo circa 400 metri la strada sale di livello e, grazie alla velocità del flusso e all’ostruzione della canaletta destra, il percolato tagliava la strada in diagonale fino ad arrivare proprio davanti al lago. Qui a lato potete vedere la nostra video inchiesta di qualche anno fa.

Processo per smaltimento illegale di rifiuti - La Sicilfert è già sotto processo a Marsala per smaltimento illegale di rifiuti. Nel procedimento risultano imputati Orazio Colimberti, ex direttore dell’area Sud dell’Aimeri Ambiente, il capo impianto del cantiere di Trapani Salvatore Reina, Michele Foderà amministratore di fatto della “Sicilfert”, Pietro Foderà, responsabile conferimenti Sicilfert, e Caterina Foderà, responsabile amministrativo della stessa azienda, che trasforma i rifiuti in fertilizzanti. Sono parti civili il ministero e l’assessorato regionale Ambiente. La nuova gestione dell’Ato Tp1, il comune di Marsala ma anche i comuni di Erice e Paceco.

Processo per truffa aggravata - Altro processo in cui si è finito imputato Pietro Foderà, succeduto al padre all’amministrazione dell’azienda, è quello per truffa aggravata. Secondo l’accusa, l’azienda marsalese che in contrada Maimone, tra Marsala e Salemi, trasforma rifiuti in concimi, avrebbe barato sul peso dei rifiuti conferiti dai mezzi dell’Aimeri per conto di diversi Comuni dell’Ato Tp1. A far scattare l’inchiesta, nel febbraio 2014, fu un esposto anonimo arrivato all’allora comandante dei Vigili Urbani di Marsala Vincenzo Menfi. Una lettera in cui si denunciavano scorrettezze nella pesatura dei rifiuti da trasformare in fertilizzanti per l’agricoltura. Seguirono, perciò, una perquisizione dell’impianto di compostaggio (a fine aprile 2014) e il sequestro delle carte relative alla pesatura dei rifiuti e delle attrezzature utilizzate per pesare i rifiuti arrivati con gli autocompattatori. Le bilance non erano truccate, ma è emerso che il peso lordo dei mezzi che trasportavano i rifiuti veniva memorizzato nel sistema e poi richiamato utilizzando il relativo numero identificativo, sostituendo, però, in diversi casi, il peso del mezzo in uscita con quello di un altro mezzo meno pesante. Con una “tara” minore, quindi, secondo l’accusa, il peso netto dei rifiuti in entrata risultava maggiore di quello reale. Sarebbe stato così alterato lo scontrino rilasciato agli autisti, sul quale era indicato un peso netto maggiore rispetto a quello effettivamente trasportato.

Battaglie giudiziarie in famiglia - E non sono mancate nemmeno le battaglie giudiziarie familiari all’interno della Sicilfert. Queste sono terminate con un’assoluzione per Antonino e Pietro Foderà, zio e nipote, accusati di avere cambiato le serrature della porta dei magazzini dell’azienda di famiglia. A denunciarli era stato Michele Foderà, padre di Pietro e fratello di Antonino. Una vicenda che ha dell’incredibile, una lite familiare approdata in un’aula di giustizia. Michele Foderà, primo titolare dell’azienda aveva querelato e mandato sotto processo il figlio, Pietro, e il fratello, Antonino, accusandoli di avere cambiato le serrature della porta dei magazzini dell’azienda di famiglia. Magazzini sequestrati dalla magistratura dei quali Michele Foderà, in qualità di amministratore unico, era stato nominato custode giudiziario. Ma tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013, della Sicilfert divenne amministratore, e di conseguenza custode giudiziario, il figlio, Pietro Foderà, che con lo zio Antonino, secondo Michele Foderà, avrebbe cambiato le serrature agli ingressi.

 


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