Informativa
Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy.
Se vuoi saperne di più negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi.
Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie. Cookie Policy   -   Chiudi
07/12/2017 06:00:00

Il processo per l’omicidio del maresciallo Mirarchi. Nicolò Girgenti: “Sono innocente”

E’ stata una difesa disperata quella che Nicolò Girgenti, presunto omicida del maresciallo dei carabinieri Silvio Mirarchi, ha tentato davanti ai giudici della Corte d’assise di Trapani.

“Sono innocente –  ha affermato in aula - Non sono stato io a sparare al maresciallo Mirarchi”. Secondo l’accusa, Girgenti è uno dei criminali (almeno due) che la sera del 31 maggio 2016, in contrada Ventrischi, spararono sette colpi di pistola contro due carabinieri: il maresciallo Silvio Mirarchi e l’appuntato Antonello Massimo Cammarata. Quest’ultimo rimase illeso, mentre Mirarchi fu raggiunto da un proiettile e l’indomani morì in ospedale a Palermo.

La sparatoria fu proprio di fronte alle serre all’interno delle quali furono poi scoperte 6 mila piante di canapa indiana. Serre che fino a circa tre mesi prima erano gestite proprio dal Girgenti, che una ventina di giorni dopo fu arrestato dai carabinieri per omicidio.

Adesso, in aula, il 46enne bracciante marsalese continua a ripetere che non fu lui, quella sera, a sparare. Aggiungendo che spera che le indagini proseguano per scoprire i “veri colpevoli”. Ma per il pm Anna Sessa e il legale di parte civile Giacomo Frazzitta, che insieme a Roberta Tranchida e a Piero Marino assiste la vedova di Mirarchi, Antonella Pizzo, nel racconto che Girgenti fa circa i suoi movimenti di quella drammatica sera ci sono delle “contraddizioni”. Anzi, per Frazzitta, le giustificazioni fornite dall’imputato sarebbero addirittura “illogiche”. Di tutt’altro parere, naturalmente, l’avvocato difensore Genny Pisciotta, secondo cui “Girgenti, in realtà, non si è per niente contraddetto, ma ha confermato i fatti già descritti e che trovano riscontro nelle affermazioni dei precedenti testi. Avrebbe, poi, potuto non sottoporsi e invece ha deciso di rispondere alle domande”. Il legale si riferisce ad Antonino Angileri e Giacomo Barbera, due fornai della zona, che nell’udienza del 27 novembre, hanno raccontato che la sera del 31 maggio 2016, transitando sulla strada lungo la quale fu assassinato il sottufficiale dell’Arma, videro Girgenti che lungo quel tragitto che procedeva lentamente con la sua auto. “Pertanto – evidenzia l’avvocato Pisciotta - non si dava di certo alla fuga”. Intanto, rimane ancora nell’ombra il secondo uomo che la sera del 31 maggio 2016 ha premuto il grilletto. O entrambi i criminali (a sparare furono due diverse pistole) se Girgenti dovesse risultare innocente. Alla prossima udienza, l’11 dicembre, saranno ascoltate in aula le intercettazioni effettuate in fase d’indagine.


Ti potrebbe interessare anche: