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08/10/2017 04:55:00

La condanna dell'ex Sindaco di Marsala Giulia Adamo e la cabala della giustizia

  di Leonardo Agate - È giunta la notizia che la signora Giulia Adamo è stata condannata in appello a risarcire 65 mila euro per spese illegittime fatte con i soldi pubblici quando era deputato regionale. Dalla stampa si è pure appreso che una precedente condanna, non definitiva, pende sulla testa dell’ex deputato, e per una somma ben maggiore.

La notizia ha rallegrato i giustizialisti di ogni risma, e proprio per questo mi sentirei di fare il difensore d’ufficio della signora, che pure per gli aspetti politici, quando fu sindaco di Marsala, dopo averla votata, dopo un annetto cominciai a criticarla.

La recente condanna dell’ex deputato non riguarda somme di cui si è appropriata, aumentando il suo patrimonio, ma l’utilizzazione non regolare dei contributi pubblici ai gruppi politici. Molti capi - gruppo sono stati indagati per irregolarità simili: ci sono stati coloro che sono stati condannati a poco, altri che hanno avuto archiviato il procedimento, altri che aspettano il loro turno. La condanna di Adamo si può dire esemplare per l’entità. Paga lei per tutti quelli che, avendo commesso simili irregolarità, se la sono scansata o se la scanseranno con poco o niente.

L’utilizzazione irregolare dei contributi ai partiti è vizio antico della politica regionale e nazionale. Un amico magistrato penale mi spiegò che, poiché esiste l’obbligatorietà dell’azione penale verso chiunque abbia commesso, o si presume abbia commesso un reato, i magistrati dovrebbero perseguire tutti gli indiziati, senza distinguere l’entità del reato e la sua pericolosità sociale. Un ladro di polli deve essere perseguito con la stessa cura di un grande evasore fiscale. Ma poiché il numero dei magistrati e gli organici della polizia giudiziaria non possono curare tutti i possibili casi di reato, è gioco forza selezionarne alcuni, cui prestare più attenzione. La legge non stabilisce alcun criterio di selezione e cernita: l’azione penale deve essere avviata verso tutti i possibili casi di reato. Lo stesso vale nei procedimenti per danno all’erario.
“Come avviene allora la selezione dei casi da perseguire?” chiesi all’amico magistrato. Mi rispose che dipendeva da molte e imponderabili circostanze: la maggiore o minore completezza delle notizie di reato, il carico di lavoro del magistrato stesso, il suo umore nel momento in cui scorre le carte, e roba di questo genere. Concludemmo d’accordo, il magistrato e io, che molto gioca nei frangenti la fortuna, e che la giustizia è anche una cabala. Avendo commesso la stessa infrazione, uno può essere perseguito e condannato, un altro no.
Si vede che l’ex onorevole Adamo non è stata fortunata.

 


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