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12/10/2017 06:05:00

Mafia, operazione "Visir". Revocato il giudizio immediato. Ecco cosa succede

– Come nel “gioco dell’oca”, torna indietro il procedimento avviato dalla Dda con l’operazione “Visir”, che lo scorso 10 maggio è sfociata nell’arresto di 14 presunti mafiosi affiliati alla cosca di Marsala.

Su richiesta dell’avvocato difensore Luigi Pipitone, che assiste nove dei 14 indagati, il gip di Palermo Cesare Vincenti ha, infatti, revocato il decreto di giudizio “immediato” emesso, a fine settembre, dalla Dda.

Alla base del clamoroso passo indietro c’è l’istanza dell’avvocato Pipitone, che ha fatto notare come al gip non fossero stati trasmesse, dalla Dda, le carte relative alle indagini difensive svolte dal legale marsalese. Carte che l’avvocato Luigi Pipitone aveva depositato alla Procura di Palermo lo scorso 16 giugno. A seguito della richiesta di revoca del giudizio immediato, il pm, esprimendo parere contrario, nel trasmettere al gip il fascicolo delle indagini difensive aveva obiettato che il legale avrebbe dovuto depositare quelle carte al gip o al Tribunale del Riesame, aggiungendo che la revoca dell’immediato avrebbe determinato “una indebita regressione del procedimento”. Il gip Vincenti, però, fa notare che lo scorso 16 giugno il difensore “non aveva conoscenza della richiesta di giudizio immediato”. Richiesta che la Procura formalizzò successivamente. E “considerato – conclude il giudice Vincenti – che la mancata disponibilità del fascicolo da parte del Gip ha determinato una valutazione parziale del compendio probatorio, il decreto di giudizio immediato deve essere revocato, rimanendo comunque salva la possibilità per il Pm di richiedere l’emissione di un nuovo decreto, laddove sia ritenuto persistente il requisito dell’evidenza della prova”. Con l’operazione “Visir”, Dda e carabinieri hanno assicurato alla giustizia presunti vertici e gregari della ricostituita “famiglia” mafiosa di Marsala-Petrosino. In carcere sono finiti in carcere il nuovo presunto “reggente”, Vito Vincenzo Rallo, 57 anni, pastore, già tre condanne definitive per mafia sulle spalle per una quindicina d’anni di carcere, il suo braccio destro Nicolò Sfraga, 51 anni, Calogero D’Antoni, di 35, Vincenzo e Alessandro D’Aguanno, padre e figlio, di 57 e 36 anni, Giuseppe Giovanni Gentile, di 43, Michele Giacalone, di 47, imprenditore edile, Massimo Salvatore Giglio, di 41, Simone Licari, di 58, Ignazio Lombardo, detto “il capitano”, di 46, nipote dell’anziano “uomo d’onore” Antonino Bonafede, Michele Lombardo, di 55, imprenditore, Aleandro Rallo, di 24, nipote del boss Vito Vincenzo, Andrea Antonino Alagna, di 37, e Fabrizio Vinci, di 47. A difendere i 14 indagati, oltre a Luigi Pipitone, sono Stefano Pellegrino, Paolo Paladino, Vito Cimiotta, Diego Tranchida, Salvatore Albigiani e Daniela Ferrari.


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