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04/04/2017 06:00:00

Marsala, il "rifugio" abusivo, l'incendio. Quando si gioca con la vita dei cani...

Quando c’è in gioco la vita  degli animali, e quando un animale muore, soprattutto se è un animale domestico, come un cane, è la tristezza che prende il sopravvento.

Ieri abbiamo raccontato di un incidente, una stufa accesa là dove non doveva essere accesa, in mezzo a una capanna fatta di paglia, un rifugio per cani recuperati dalla strada.

Lei, Monica Micozzi, una animalista della Liguria che si è trasferita a Marsala anni fa, che lotta contro il randagismo, chiede offerte a tutta Italia attraverso i canali social, soldi che arrivano e che le consentono di curare e sfamare queste anime indifese.

Micozzi subisce uno sfratto circa un anno e mezzo fa, la catena è sempre la stessa, gli italiani la aiutano con le donazioni e lei può comprare un pezzo di terra, ubicato nella campagna della periferia nord di Marsala. Non siamo precisi nell’indicare la contrada perché la Micozzi non ha voluto dirci l’ubicazione.

I suoi video appelli ritraggono i cani sfortunati che la gente abbandona per strada,  abbandonandoli. Chi guarda si sente giustamente colpito e allora dà una mano, è normale che sia così.

Micozzi non è sola, con lei c’è sua madre, un signora anziana che ama gli animali e che vive di stenti seguendo la passione della figlia.

Comprano il terreno e iniziano a costruire con la paglia un rifugio di fortuna per lei e per i cani, rifugio che - ovviamente -  non è immune dalle intemperie metereologiche. La Micozzi aveva circa 30 cani, li ha tolti dalla strada, 10 di questi sono morti nell’incendio di domenica sera. C’era freddo domenica, la pioggia batteva, viene accesa una stufa per scaldare i cani e invece la tragedia ha preso il sopravvento. Brucia tutto.

Micozzi al telefono, raggiunta dalla nostra redazione, non vuole dire nulla, dice che parlerà solo con il suo avvocato. Lo sgomento è tanto,  ma soprattutto ci si chiede come mai solo a tragedia avvenuta si cerca di intervenire? Dove sono le istituzioni? Dove è l’ASP? Tutti sapevano di questa capanna e di tutti i cani presenti, tutti sapevano le condizioni precarie igienico sanitarie, eppure la storia è sempre la stessa se non ci scappa il morto nessuno interviene.

Quei cani dovevano essere protetti:  Micozzi lo ha fatto come poteva, ma le istituzioni avrebbero dovuto indicare la via della legalità e del rispetto delle norme.

Un rifugio per cani viene regolato da norme specifiche. Le associazioni del territorio si sono mobilitate con gli aiuti in cibo per i cani rimasti e per le due donne, nel frattempo la Micozzi torna subito sui social e chiede altro aiuto economico attraverso donazioni su PostePay per realizzare, ancora una volta, un altro rifugio. E allora è giunto il momento che le autorità  facciano chiarezza e mettano in sicurezza i cani rimasti vivi che non possono essere lasciati in un luogo dove è possibile che avvenga un'altra disgrazia simile. 

Micozzi chiede un camper o una casa prefabbricata, qualcosa dove lei e sua mamma possano dormire e alloggiare i cani.

Quello che ci si ostina a chiamare un rifugio, o peggio un’"isola verde", era un canile senza nessuna autorizzazione:
 vero è che le istituzioni sono assenti quando si tratta di animali ma è pur vero che non si può rispondere con altra illegalità. Lo stupore è che l’Italia intera, e questo rende onore a tutti i cuori di buona carità, si sta mobilitando per l’invio di somme di danaro per la ricostruzione del rifugio: ricreare le medesime condizioni non serve a nessuno, soprattutto non serve ai cani.

Fermare certi gesti è il tentativo di prevenire disastri come quello avvenuto domenica sera, non serve adesso piangere sul latte versato ma è necessario che lo scempio non si compia più e che si accolga un numero di cani non superiore a quello indicato dalla legge,  ovvero si crei un rifugio a norma delle prescrizioni igienico sanitarie.

Agisca il Sindaco, Alberto Di Girolamo, non lasci lì quelle creature che ancora oggi sono vittime degli errori umani. Di questo dovremmo vergognarci tutti.


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