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18/09/2017 07:27:00

Marsala, la sicurezza, il decoro: ecco perché è un problema politico

 Forse è meglio, dato i tempi, di non spostarsi da lì. Da dove eravamo rimasti l’ultima volta, ci pensate? Il piccolo parco giochi all’interno dell'atrio del palazzo degli uffici comunali di Marsala, quel “basta poco” che migliora la vita di tanti.
Basta poco, dunque, scrivevo qualche giorno fa. Ed era in riferimento a quel parco, con una richiesta: facciamo in modo che tra qualche mese non sia già smontato pezzo pezzo, o vandalizzato o abbandonato.
Perché funziona così, purtroppo, lo sappiamo. Tu fai una bella cosa. Ti fai la foto per il comunicato stampa dai toni sempre gioiosi, poi lasci fare al tempo e alle persone. Chi muore muore, chi campa campa.
E solitamente si muore. Piano, a poco a poco, ma le cose belle muoiono.
Perché basta poco, già. Anche in senso negativo. Togli un pezzo qui, un pezzo là, e senza che te ne accorgi tutto il buono che avevi fatto è compromesso, la gente si riabitua al brutto, il precario torna ad essere il nostro stile, fatto di transenne, rattoppi.

Accanto al Comune di Marsala c’è un esempio lampante di come a poco a poco, grazie all’inefficienza e alla mala fede, le belle cose si rovinino. Ed è l’Antico Mercato, teatro sabato sera di un episodio assurdo: un tale che ha litigato con il gestore di un locale per il prezzo di un drink, e ha pensato bene di sparargli con una pistola giocattolo. Il botto è stato forte, il panico tanto.

L’Antico Mercato è partito, ormai quasi dieci anni fa come una bella scommessa: prendiamo il mercato del pesce, e di sera trasformiamolo in un luogo per locali, concerti, attività culturali e artistiche. L’idea, dell’Amministrazione dell’ex Sindaco Renzo Carini, all’inizio funzionava.
Poi, è bastato poco.
Un giorno hanno cominciato quelli che facevano la compravendita illegale dei box.
Un giorno hanno cominciato gli altri con la musica “unzi – unzi” per fare andare via le persone che volevano una serata tranquilla.
Un giorno hanno cominciato gli altri a prendere certi buttafuori che a guardarli in faccia viene voglia di tornarsene a casa.
Poi le liti, gli accoltellamenti.
Insomma, non ce ne siamo accorti. Ma in tutto questo tempo c’è stata una mutazione. E quel luogo non è più il bel posto che volevamo, oggi, perché si è costruita un’altra storia, con piccole silenziose violenze, passo dopo passo, gesto dopo gesto, con responsabilità di tutti.

E’ una sciocchezza dire che quanto è successo sabato sera al mercato è colpa del Sindaco. Sono cose che si dicono di pancia, non è vero.
Ma bisogna essere chiari. Nulla è frutto del caso. Un balordo entra in un locale e spara, può capitare. I casi della vita. Che però in qualche modo si possono prevenire. Quante volte abbiamo raccontato, inascoltati, del clima strano che si respira lì intorno? Cosa è stato fatto per riqualificare (soprattutto dal punto di vista umano) quel posto? Nulla.

Il degrado di una città nasce così, a poco a poco. Quando chi può fare qualcosa fa finta di nulla, si gira dall’altra parte.
E secondo me è un problema politico. Se non è politica questa, cosa lo è?
Perché non ci vogliono più volanti a Marsala, o più poliziotti, o vigili urbani più giovani e scattanti, o videocamere. Quello viene dopo. Prima dobbiamo cominciare dal minimo essenziale. E il minimo essenziale, per me è questo: non ci vogliono le ronde, servono invece più lampadine. E’ questo il punto. Una città al buio, dall’aeroporto alle vie del centro storico, è un invito alla violenza, all’indifferenza, al “statevi a casa”. E non si può continuare a rinviare la soluzione di questo problema dicendo che è colpa dei sindaci precedenti o prospettando mirabolanti interventi.
Basta poco, qualche lampadina in più, maggiore decoro. E’ da qui che si parte.

Parlo di decoro anche riferimento alla nostra campagna stampa “Marsala bella fitusa”, che segnala i tanti rifiuti abbandonati in città. Lo facciamo per due motivi: per denunciare i marsalesi che si comportano da porci, e anche per stimolare l’Amministrazione Comunale a fare di più. Mi diverte ogni tanto leggere come questa nostra attività di bonaria denuncia venga vista da parte dei “tifosi” dell’Amministrazione come una specie di assalto alla diligenza, quasi fossimo sobillatori di odio: Marsala non è sporca, è certa stampa maligna che la dipinge così.
Non è vero. Marsala è sporca. Marsala è buia. Marsala è abbandonata. E non ce ne accorgiamo perché si tratta di uno spostamento minimo, se lo vediamo giorno dopo giorno: una lampadina in più spenta, un sacco di immondizia in più in strada, una “scaffa” in più per strada, una rissa in più la sera, un centimetro di illegalità in più. Ma poi, alla lunga, tutto questo “poco” diventa “tanto”.

E’ un problema politico. E solo chi ha il paraocchi non lo vede: se io tollero il primo che butta immondizia al primo incrocio che passa, giustificherò il secondo, accetterò il terzo, farò spallucce al quarto, e così via. Se io sono efficiente dall’inizio, e do l’esempio, difficilmente qualcuno si comporterà diversamente.
Se io tengo Marsala pulita, difficilmente qualcuno la sporca.
Se io tengo le luci di Marsala accese, difficilmente qualcuno tramerà nell’ombra.
Se io faccio in modo che gli esercenti in un determinato posto rispettino le regole, loro faranno altrettanto con i clienti, che saranno in un posto bello e sicuro, comportandosi civilmente.
Invece da noi cosa accade? Che Marsala è “bella pulita” solo nei tristissimi adesivi appesi nelle fiancate degli  autobus, e che il centro storico, la notte, è terra di nessuno.

Se tanto mi dà tanto, mi aspetto questo, nei prossimi giorni, da parte dell'Amministrazione Comunale: una campagna pubblicitaria dal titolo "Marsala bella sicura". Giusto per mantenere la linea. Io scherzo, ovviamente. Ma ho l'impressione che in queste ore di panico e paura qualcuno, ai piani alti del Comune, l'abbia pensato veramente...

Giacomo Di Girolamo


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