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20/04/2017 22:14:00

Povero Matteo Renzi, subissato di critiche

di Leonardo Agate - A vedere e ascoltare i programmi e gli spettacoli di incontro televisivi, ormai è difficile trovare personaggi e giornalisti che difendano Matteo Renzi e il suo ex governo. Dal 4 dicembre, conosciuti gli esiti referendari, è cominciata una critica, che sempre più ardita si è sostituita alla sinfonia renziana recitata fino a quella fatidica data.

Perfino i giornalisti più mielosi, come lo stesso Paolo Mieli, non risparmiano più precise critiche all’operato quasi triennale del governo Renzi ed anche a quello che continua a fare da tesserato del Pd che tenta di riavere la segreteria del partito.

Nella puntata di ieri sera di Lilli Gruber, Otto e mezzo, gli ospiti erano Paolo Mieli, editorialista del Corriere della Sera, Andrea Scanzi giornalista del Fatto Quotidiano e Alessandro Sallusti direttore del Giornale. Che Andrea Scanzi e Alessandro Sallusti criticassero, sia pure in misura diversa, l’operato di Renzi, passato e presente, è comprensibile e prevedibile. Non lo stesso per Paolo Mieli, che prima del 4 dicembre aveva tenuto verso il governo un atteggiamento non irruento. Ma ieri sera, Mieli, dimenticando il suo proverbiale mielismo, ha diretto lucide critiche all’ex capo del governo.

Secondo Mieli, Renzi sbaglierebbe “al 100%” nell’impostazione della sua campagna di rimonta. Renzi, secondo Mieli, non si pronuncia sul punto “con chi governare”, dato che il Pd non potrà prendere quel 40% di voti che gli farebbe conseguire il premio di maggioranza.

Era così pimpante, ieri sera, Mieli, che addirittura ha fatto alla Gruber una domanda di questo tipo: lei elettrice glielo darebbe il voto a un partito che non le dicesse con chi farebbe, dopo le lezioni, le alleanze in parlamento?

Il ragionamento di Mieli fila. Uguale discorso va fatto per tutti gli altri partiti che, non riuscendo ad avere una maggioranza assoluta al parlamento, con qualsiasi legge elettorale si andasse a votare, dovrebbero dichiarare prima del voto con chi intendano poi allearsi.
Finito il programma di Lilli Gruber, su La7 è iniziato quello condotto da Giovanni Floris. Ospiti erano Pierluigi Bersani, politico rottamato da Renzi, ora di Mpd, oltre diversi giornalisti di vaglia.

Che Bersani, rottamato da Renzi, ne parli male politicamente, anche se con dignitoso paternalismo, è scontato. Non era scontato invece che tutti i giornalisti presenti in sala o in video criticassero il governo Renzi per quello che aveva fatto o non aveva fatto , in quasi tre anni, riguardo a:
1. il bonus di ottanta euro alle famiglie disagiate, che è costato quasi 10 miliardi, e non ha prodotto gli effetti energetici sperati;
2. il debito pubblico, che è aumentato;
3. gli investimenti, che sono diminuiti;
4. la persistente disoccupazione;
5. la regolamentazione dell’accoglienza degli immigrati;
6. la lotta alla corruzione;
7. la Rai;
8. la diminuzione del carico fiscale;
9. la sicurezza nel territorio.

Anche l’ex direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, intervistato da Floris, ha tra l’altro dichiarato che Renzi ha preferito, come collaboratori, “gli amici alle persone competenti”. Sulla vicenda Rai, con le ultime bordate renziane a Report, ha aggiunto che l’ex presidente del consiglio ha fatto questo: ”Fuori i partiti dalla Rai e dentro me stesso con i miei amici”.

E’ difficile trovare, nella storia recente, un ex capo di partito e di governo che abbia subito giornalmente le critiche dirette a Renzi. Un paragone si può fare solo con le critiche dirette a Berlusconi. Ma a Berlusconi non era riuscito di epurare Rai3. Renzi ci sta riuscendo.


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