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20/10/2017 06:00:00

Quella volta che ho messo Fabrizio Micari alla porta...

La campagna elettorale è  un momento di grande stress per chi fa il giornalista in provincia. Sono in mille a tirarti da una parte all’altra, a lamentarsi, a chiedere interviste e poi ad arrabbiarsi per le domande. Chi è di destra ti accusa di essere sinistrorso, chi è a sinistra ti accusa di essere servo del sistema, i soloni della politica ti prendono per grillino, i grillini ti hanno per un portavoce del regime.

Io cerco bene di fare il mio lavoro, punto e basta. Io, anzi noi. Rmc 101 e Tp24.it in queste settimane stanno producendo uno sforzo eccezionale, cercando di coprire tutti gli eventi elettorali, di dare a tutti il giusto spazio, e di continuare a fare il nostro lavoro di inchiesta e di approfondimento nonostante la campagna elettorale. Perché il mondo continua a girare anche quando ci sono le Regionali, che vi pare.

Ai miei, in redazione, spiegavo l’altro giorno che noi siamo quelli che ci saranno sempre. E’ questa la nostra forza. Non è una dimostrazione di immodestia. Piuttosto, spiegavo che rispetto ad altre realtà che spuntano come funghi in campagna elettorale, o aprono siti per l’occasione, o si inventano giornalisti, giusto per acchiappare pubblicità dai politici che abboccano come lappani, noi ci siamo da quaranta anni – Rmc 101 c’è da prima che ci fossi io – e la nostra forza è il nostro esserci, sempre. È uno dei motivi per cui i politici, quando comprano la pubblicità da noi, spesso si trovano a disagio, perché c’è tra loro chi è convinto di comprare con la pubblicità elettorale anche i giornalisti, il loro tempo, la redazione, le frequenze, i titoli di Tp24. Non è così.

Cerchiamo bene di fare il mestiere che amiamo fare, ci premiano i lettori e gli indici di ascolto, ci danno fiducia decine di inserzionisti.

Mercoledì mi è successa una cosa particolare. Ogni giorno noi realizziamo un programma radiofonico che è molto seguito. Si chiama “Il Volatore”, l’ho inventato 18 anni fa. Va in onda alle 13 e 30, ed è uno talk show radiofonico che a turno conduciamo, raccontando a modo nostro quello che accade in città e in provincia.

Mercoledì aspettavamo in studio in diretta Fabrizio Micari, il Rettore dell’Università di Palermo e candidato alla Presidenza della Regione Siciliana per il centrosinistra. E insomma, un bel colpo, avere Micari in studio. Per noi, certo, ma anche per Micari: per uno un po’ ingessato come lui, indietro in tutti i sondaggi, parlare alle decine di migliaia di nostri radioascoltatori (che adesso ci “vedono” anche su Rmc101.tv….) e ai trentamila lettori quotidiani di Tp24.it era un’ottima occasione. E infatti questa intervista era anche nel volantino fatto girare dal Pd sul programma del candidato presidente a Marsala:"Ore 12 e 30: inaugurazione comitato. Ore 13 e 30: intervista in diretta su Rmc 101".

Solo che Micari non è venuto. Prima, quelli che lo accompagnavano hanno chiamato per dire che erano ancora al comitato (si, tra qualche giorno si vota e ancora si inaugurano comitati, e si, si inaugurano di mercoledì a mezzogiorno, e si, solo al Pd di Marsala possono venire queste idee…), poi era in strada, poi era bloccato, poi…
Siamo figli di questo mondo, e capiamo tutto. Ci sta che un candidato, impegnato in un’incalzante tournee elettorale, faccia dieci minuti, un quarto d’ora di ritardo. Per carità. Ci stanno gli imprevisti, come al Monopoli. Ma dopo, è maleducazione. Qui lavoriamo, mica giochiamo al Monopoli. 

Insomma, Micari è venuto alle 14 e 20. Quando il programma era già finito, dopo un’ora per me molto imbarazzante, che solo grazie al brillante aiuto della mia metà radiofonica Rossana Titone siamo riusciti ad affrontare.
Micari è venuto alle 14 e 20. Fresco e tenero. Guardate che siete in ritardo, ho detto a lui e tutta la compagnia. Faccette, sorrisini. Il programma era alle 13 e 30, ho fatto notare.  E vabbè, registriamo, è stata la timida reazione.
Vabbè un corno, mi sono permesso di dire. Questa testata ha una sua serietà, che è la cosa che le viene riconosciuta da tutti. Non è un posto dove uno arriva e decide se e come farsi intervistare, magari con quali domande. Hanno provato malamente ad insistere, gli amici del Pd, ma li ho congelati: noi qui lavoriamo, e vi aspettavamo alle tredici e trenta, e non ci sono scuse per il ritardo, questo non è un comitato dove il candidato si fa attendere. Vorrei vedere se fosse stata un’intervista alla Rai. Ho buttato lì anche una mezza sentenza, al Rettore candidato: di questo passo le elezioni le perdete, perché se ogni giorno siete organizzati così….

C’era un silenzio che non sentivo da tempo. Per la radio, luogo di rumori e suoni continui, è un evento. Gli sguardi erano a terra. Poi Micari ha detto qualcosa tipo, bene. Arrivederci. Arrivederci. E se ne è andato.

Nel pomeriggio non si parlava d’altro, nel giro politico locale: Micari era stato messo alla porta dal direttore di Rmc 101. Perchè tanto clamore? Perché non ci sono abituati, al rispetto delle regole,  è evidente.
Ho messo alla porta mafiosi che volevano conto e soddisfazione da me per articoli che avevamo pubblicato, investigatori che chiedevano che io rivelassi le fonti di alcuni articoli, amministratori pubblici che si sono comportati da vastasi. Insomma, non mi impressiona mica il candidato Presidente.

Questa piccola cosa che ci è accaduta la racconto perché è indicativa. Spiega benissimo il  rapporto che i politici hanno con il territorio, le imprese, le persone che lavorano, soprattutto in campagna elettorale.

Sono alieni.

Vengono sballottati da un posto all’altro non per ascoltare, non è vero. Ma per essere ascoltati, se non adorati. E tutto il resto non importa.
Ecco, posso dare un orario e non rispettarlo. Accettare di fare una cosa e poi non farla. Tanto io sono io, sono il candidato, posso fare tutto. A chi importa? 
Ecco, a noi importa. Puoi essere il più Magnifico dei Rettori o l’ultimo dei consiglieri comunali.

A noi importa.

Giacomo Di Girolamo

P.S.: Se ho reagito in quel modo è anche perché dentro mi è salita una rabbia antica. La rabbia di quando ero ragazzo, frequentavo Giurisprudenza a Trapani, e capitava bene o male la stessa cosa: il professore che doveva fare lezione dalle 9 alle 12, veniva con calma alle 10 e mezza, mentre noi studenti, magari, eravamo in aula dalle 8, per essere puntuali e stare ai primi posti. Quando mi spostai a Palermo era la stessa cosa: noi stipati in un cinema a fare i turni per prendere i posti, e il prof che arrivava con la sua comodità....Roba da dirla al Rettore, ci dicevamo. Ma chi lo vedeva mai il Rettore. E poi, metti che ci dava un appuntamento, magari ci faceva aspettare un'ora... 


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