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02/05/2017 12:00:00

La seconda volta di Matteo Renzi

 di Rossana Titone - A ridosso del 4 dicembre 2016 , Matteo Renzi, aveva dichiarato che se avesse perso il referendum si sarebbe ritirato dalla politica, ma la politica, si sa, è un virus difficile da debellare, impossibile da abbattere,torna. Eccome se torna.
Renzi vince le Primarire del Partito Democratico, chiamati al voto i cittadini i sedicenni, gli stranieri con regolare permesso di soggiorno, clausola finale : sono ammessi al voto tutti quelli che si sentono vicini alla politica del Partito Democratico. Mancava un soffio e a votare erano pure i personaggi dei cartoni animati.

Renzi vince, batte la vera sinistra, quella ideologica e di opposizione al centro destra, vince a mani basse, i circoli si erano espressi con una chiara preferenza sulla mozione Renzi-Martina. La vittoria viene applaudita, sorrisi, baci e abbracci, discorso da Premier, vestito pure. Proiezioni in avanti della guida del partito, del Paese, proiezione indietro su quello che ha fatto negli 11 mesi di presidenza del consiglio, nessun cenno al referendum del 4 dicembre che ha decretato una sonora sconfitta per Mattuccio, che aveva commesso il grave errore di personalizzare il quesito referendario.

Il 4 dicembre a votare furono milioni di italiani, a differenza del 30 aprile, e il discorso post vittoria primarie Renzi non lo doveva fare a tutto il Paese, ma a coloro che lo hanno votato.

L'affluenza il dato da analizzare, 1,9 milioni di italiani è un dato in decrescita dal 2005 fino ad oggi e riprendersi in mano un partito non significa andare a governare l'Italia.

Il nuovo conio che Renzi vuole dare al PD non sarà facile imprimerlo, non ci sono elementi di novità se non la cristallizzazione che il PD è Renzi, un uomo solo al comando. Abusato il termine di democrazia ,piuttosto si dovrebbe parlare di partecipazione, il popolo che ha votato ieri per Renzi è nettamente diverso da quello che ha detto NO alla riforma costituzionale, ed è anche con questo popolo che il Segretario si dovrà confrontare.
Si ha come l'impressione che Renzi scambi la legittimazione popolare del “ suo” popolo, quello del Pd, con la legittimazione di tutto il popolo italiano. Innegabile che a votare per le primarie siano stati coloro i quali si sentano vicini all'area dem , sia tesserati che non.

Matteo è lì, cerca adesso la strada per vincere le nazionali e non gli conviene molto ricordare quello che ha fatto da Premier, dalla buona scuola all'immigrazione non ci sono gli algoritmi di cui parla, non sono persone di sangue, usando le sue parole, sono i cittadini a cui lui ha imposto le sue riforme di sangue.
Si apre uno scenario di leadership inclusiva, se ne sarà capace, e di una nuova pagina politica dem , incontrando non i circoli, che applaudono il loro leader, ma la gente comune, il cittadino che ha più di un perchè da chiedere...
La vera partita si gioca nel resto dell'Europa, Renzi lo sa e si porta avanti scegliendo Macròn, in Francia, per le elezioni del 7 maggio.
Se la prima volta è un'esperienza da non dimenticare, la seconda volta di Matteo è una pagina bianca da scrivere, chissà se inizierà con un “ Stai sereno Paolo” (Gentiloni).


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