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14/04/2019 12:00:00

Scrive Alessandro Riolo, che non è d'accordo con Santangelo su Birgi

Gentile Direttore,

Ho letto la prima parte dell’intervista al portavoce Vincenzo Maurizio Santangelo da voi recentemente pubblicata.

Innanzitutto, vi ringrazio, e ringrazio il portavoce, perché la partecipazione alla conversazione pubblica da parte dei nostri rappresentanti é uno degli ingredienti fondamentali per provare ad ottenere istituzioni più aperte, che a sua volta, insieme a mercati più aperti, é uno degli ingredienti necessari per potere anche soltanto sperare in una crescita civile, sociale ed economica delle nostre comunità.

Questo premesso, vi scrivo perché sono in profondo disaccordo con la proposta del portavoce, che immagino possa essere la proposta del M5S trapanese, di cambiare il management di Airgest.

La ragione é semplice: viste le condizioni in cui si é trovato ad operare, Paolo Angius fino ad oggi ha compiuto un vero e proprio miracolo a riuscire a tenere aperto al traffico civile l’aeroporto di Birgi.

Proporre un ricambio della dirigenza di Airgest lancia a noi cittadini un messaggio a mio avviso fuorviante: come se la crisi di Birgi dipendesse da cause endogene, ad esempio da una cattiva gestione dell’aeroporto, piuttosto che da cause esogene.

Se Birgi fosse l’unico piccolo aeroporto regionale in crisi, avrebbe forse senso chiedersi se le colpe di tale crisi fossero endogene, e se valesse la pena proporre un ricambio della dirigenza del gestore.

Ma dato che la crisi é generalizzata a tutti gli aeroporti regionali italiani, e che ha chiare radici nella strategia adottata dai precedenti governi nazionali negli ultimi 15 anni, a me pare più logico concentrarsi sulle cause esogene che causano tale crisi nazionale.

Trovo impossibile negare che la crisi del trasporto aereo italiano non sia dovuta ad una cattiva regolamentazione nazionale.

Il sistema italiano produce ogni anno appena 185 milioni di passeggeri. Se il sistema italiano avesse le prestazioni del sistema spagnolo, fatte le dovute proporzioni in termini di PIL e popolazione, oggi dovrebbe produrre tra i 300 ed i 350 milioni di passeggeri annui.

Ma c'è di più: il sistema italiano produce a malapena il 50%-60% del proprio potenziale soltanto grazie a abnormi infusioni di denaro pubblico. Nello specifico, i 300-400 milioni di Euro che ogni anno il contribuente é chiamato a investire per ripianare le perdite di Alitalia, ed i 100-150 milioni di Euro che ogni anno stakeholder privati e pubblici dei piccoli aeroporti italiani investono in incentivi e promozioni, per scontare i costi aeroportuali ai vettori ultra low cost come Ryanair e Wizzair e sviluppare il traffico degli scali. Parliamo di una quarantina di milioni di Euro annui soltanto a Bergamo, ma anche una quindicina di milioni di Euro annui cadauno a Palermo, in Toscana, in Puglia, probabilmente anche a Napoli, e così via, ed é notizia di questi giorni che si adeguerà anche il Piemonte, con una dozzina di milioni di Euro.

Senza questo mezzo miliardo abbondante di Euro annui il sistema italiano produrrebbe anche meno del 50% del proprio potenziale, probabilmente nemmeno 150 milioni di passeggeri annui.

A seguito di una specifica, circoscritta e breve esperienza professionale di pochi mesi circa 20 anni fa, seguo a distanza ma in maniera continuativa il trasporto aereo e lo sviluppo degli aeroporti italiani da circa 20 anni.

Dal mio punto di vista, quello a cui ho assistito in questi 20 anni é questo: contrariamente a quello che hanno scelto di fare altri paesi, ad esempio Spagna, Grecia e Turchia, in Italia si é scelto purtroppo di regolamentare il trasporto aereo non con l’obiettivo di massimizzare i ricavi delle compagnie aeree, e quindi di massimizzare il numero di passeggeri e di minimizzare i costi per i passeggeri, ma piuttosto di massimizzare i ricavi ed i profitti dei medi e grandi gestori aeroportuali e di massimizzare sul più breve periodo possibile le entrate fiscali e parafiscali.

Questa strategia a mio avviso venne scelta ed implementata durante l’ultimo governo Prodi, ed i governi successivi mi pare che non solo l’abbiano mantenuta e preservata intonsa, ma l’abbiano addirittura estremizzata.

Io trovo sinceramente sorprendente che noi cittadini italiani abbiamo portato al potere con i nostri voti il governo del cambiamento, e che poi il governo del cambiamento in 10 mesi non ci abbia ancora dato un chiaro segnale che verrà sostanzialmente cambiata ed invertita la strategia nazionale del trasporto aereo, a mio avviso una delle peggiori eredità dell’ultimo governo Prodi, e che non verranno profondamente riviste le misure deleterie con cui i governi Prodi, Berlusconi, Monti, Letta, Renzi e Gentiloni hanno implementato questa fallimentare strategia.

Mi chiedo, ma sono soltanto io a trovare incredibile che il M5S, ma anche la Lega, possano veramente stare a difendere assurdità irrazionali come le addizionali di imbarco sui piccoli aeroporti regionali, visto che il 30% del cui peso attuale di tale addizionali lo dobbiamo alla riforma Fornero, che entrambi i contraenti del patto di governo ci hanno più volte promesso di voler superare?

A me francamente pare un suicidio politico.

Senza voler entrare qui ulteriormente nel merito delle criticità e delle possibili soluzioni alle stesse, sulle quali ho inviato al governo italiano una serie di proposte nel corso di una recente consultazione pubblica su trasporto aereo e aeroporti, il punto, credo assolutamente incontrovertibile, é che la crisi di Birgi é soltanto una delle manifestazioni, magari per mere questioni geografiche per noi più evidente, della crisi in cui versano da un quindicennio tutti i piccoli aeroporti regionali italiani, a sua volta espressione di una crisi generalizzata del trasporto aereo italiano (vedi le tragiche vicende di Alitalia, WindJet, ..), crisi determinata da macroscopici errori strategici di una serie di precedenti governi nazionali.

E questa crisi la può risolvere soltanto un governo nazionale.

Invece di prendersela con la dirigenza di Airgest, che in questa storia é il proverbiale vaso di coccio, non sarebbe meglio per tutti, ma proprio per tutti, che i nostri rappresentanti cercassero di costruire un rapporto amichevole e costruttivo con chiunque abbia in questo ed in qualunque momento la responsabilità di gestire il nostro piccolo ma importantissimo aeroporto? Indipendentemente dall'eventuale colore politico, vero o presupposto.

Quella della contrapposizione alla dirigenza di Airgest é una strada che non spunta. Chiunque li sostituisse, fosse pure Steve Jobs redivivo e clonato 3 volte, si troverebbe anche lui a dover fare miracoli soltanto per tenere aperto l’aeroporto, a meno che il governo nazionale non intervenisse a cambiare la strategia nazionale sul trasporto aereo, ed il quadro normativo di conseguenza cambiasse radicalmente.

A Pescara, il portavoce del M5S, il sottosegretario Gianluca Vacca, sta dando un ottimo esempio, interessandosi in prima persona per portare presso il governo nazionale le istanze di Enrico Paolini, il presidente del gestore dell’aeroporto di Pescara, nonostante quest’ultimo sia di area PD, addirittura ex segretario per i DS dell’Abruzzo, nonché ex vicepresidente ed ex presidente ad interim della regione per il PD!

Se a Pescara si riesce a collaborare con un esponente storico del PD, perché dovrebbe essere così difficile collaborare con un tecnico come Paolo Angius, ancorché nominato da Nello Musumeci?

Ad esempio, é di questi giorni la notizia di un interessamento di Air Malta a Birgi. Air Malta da alcuni anni non fa mistero di voler espandersi in Sicilia. Perché non andare da Angius, e chiedergli con spirito collaborativo cosa potrebbe fare il governo nazionale per incentivare Air Malta a scegliere Birgi?

Cordiali saluti,

Alessandro Riolo