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31/05/2019 08:00:00

Scrive Enzo Sciabica, sulla "strana contesa" della Riserva dello Stagnone

 La programmazione di ulteriori attività impattanti nella riserva naturale dello Stagnone ha riacceso la disputa sullo stato di tutela, di conservazione e conduzione del biotopo che gode di tutte le protezioni possibili ed immaginabili. E’ però sotto gli occhi, quanto meno degli esperti, che la riserva naturale è da considerare tale solo sulla carta.

Cosa che è stata fatta rilevare, puntualmente, alle Istituzioni che hanno predisposto le misure di salvaguardia. Istituzioni centrali che hanno risposto più volte ai rilievi degli intenditori, risposte che, però, non sembrano essere state recepite dagli Uffici territoriali preposti alla gestione dell’area protetta, alla vigilanza e ai controlli. Non è solo nella gestione dello Stagnone che si registrano, comunque, incongruenze; lo stato di abbandono e di degrado è infatti tangibile in altre riserve del trapanese. Il problema, contrariamente a quanto vorrebbe far credere l’ambientalista di professione, non è tanto riconducibile a questo o a quell’altro gestore, ma al tallone di Achille che la buona (tutto sommato) legge regionale sui Parchi e le Riserve naturali ha nella parte che attiene proprio alla gestione e al controllo delle riserve naturali. Il Legislatore, infatti, non ha previsto che i componenti del Consiglio Regionale per la Protezione del Patrimonio Naturale (CRPPN) e i componenti dei Consigli Provinciali Scientifici delle Riserve (CPS) potessero incorrere nel “conflitto d’interessi”.

Tra i vari compiti assegnati al CRPPN e ai CPS c’è, infatti, pure quello di “controllare per ciascuna area protetta regionale il raggiungimento delle finalità istituzionali e la osservanza delle norme di legge e di regolamento”. Cosa giusta, oltre che logica, ma i componenti dei summenzionati Consigli, oltre al potere di controllo, sembrerebbe che, tra di loro, abbiano concordato e adottato una sorta di “Manuale Cencelli” per spartirsi la remunerativa gestione delle 75 riserve naturali regionali. Sono venuti a trovarsi, però, nell’assurdo ruolo di “controllore e di controllato”. Ruolo che lasciato protrarre nel tempo, complice la politica, ha fatto “sistema”. Tra Enti gestori, nonché membri del CRPPN, certamente ci sono stati e possono esserci screzi, come nel caso del Comune di Marsala che, appoggiato da una nota ass.ne ambientalista del CRPPN, avrebbe voluto scalzare la Provincia dalla gestione dello Stagnone, ma ciò sembra che si verifichi quando si vuole scavalcare il Manuale spartitorio.

Per motivi di spazio si evita di descrivere ciò che è accaduto quando la Regione, nel 2005, ha tentato di porre fine a questo sistema, sta di fatto che le persone sono morte allo Stagnone, ma sono morte anche nella riserva dell’associazione che critica la gestione dello Stagnone; sta di fatto che la strumentalizzazione e l’incompetenza della stessa associazione sono evidenti se è vero, come è vero, che è arrivata a criticare il kitesurf nei 2.000 ha dello Stagnone, perorandolo, però, nei 154 ha della palude di Capo Feto in cui detto sport, proprio nel Piano di Gestione di quell’area SIC e ZPS, risulta impattante per tanti motivi. Guarda caso, né l’associazione che muove critiche alle gestioni altrui, né l’esperto designato dall’Unione delle Province sono riusciti, in seno al CRPPN, a rimuovere le tante criticità che incombono sulle nostre aree naturali protette.

Se i trapanesi vogliono avere vere riserve naturali, riserve che più del Kitesurf fanno girare l’economia, basta pensare ai tanti stipendi che la Regione garantisce ai dipendenti dei gestori, gli ambientalisti professionisti debbono smetterla di fare politica per acquisire più poltrone e potere. Due apprezzabili Dirigenti dell’Assessorato regionale Territorio e Ambiente, infatti, l’1/8/2008, attraverso il Quotidiano di Sicilia, sono arrivati a “comunicare” che tra gli “Enti gestori di riserve” si salva il “CAI” (Club Alpino Italiano): ”per la volontà di separare la gestione amministrativa dalla politica attiva, operazione nella quale le altre associazioni ambientaliste non riescono, creando una grande anomalia”. Grido d’allarme che ad oggi, purtroppo, non è stato recepito dalla politica vera.

Enzo Sciabica (naturalista)