22/05/2020 06:00:00

"Legalità nelle scuole", le lezioni del giornalista "martire" Borrometi e del senatore Giarrusso (ex M5S) 

Lezioni di legalità, le chiamano. Rientrano nel progetto “Legalità nelle scuole” promosso dal MIUR e sposato dal Comune di Catania.  A rappresentare la legalità alle scolaresche, alla vigilia del ventottesimo anniversario dalla Strage di Capaci, una fitta schiera di relatori di altissimo livello.

Tra questi, non passano inosservati i nomi del senatore Mario Michele Giarrusso (ex M5S) e il ‘martire del giornalismo antimafia’ Paolo Borrometi, finito al centro di un’aspra polemica che nelle scorse settimane gli è valsa una denuncia da parte della Commissione Regionale Antimafia presieduta dall’on. Claudio Fava.

Il sodalizio tra il senatore e il giornalista nella lotta alla mafia può definirsi storico, ormai. E la narrazione dei loro comuni intenti sono fatti registrati agli atti della scorsa legislatura.

Una volta denunciati nel 2014 una presunta aggressione nella casa in campagna di famiglia e un altrettanto presunto attentato incendiario presso la propria abitazione, a Paolo Borrometi venne assegnato il servizio di scorta. A chiederne il potenziamento, l’anno successivo, fu proprio il sen. Mario Michele Giarrusso con un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministro dell’Interno.

“In seguito ad alcuni importanti articoli sull'affare Italgas - scriveva il sen. Giarrusso riferendosi all’azienda committente di Euro Impianti dei figli di Gaetano e di Vincenzo Cavallotti - Borrometi è stato, altresì, oggetto di minacce da parte di soggetti ritenuti dagli inquirenti vicini alle cosche di Belmonte Mezzagno (Palermo) ed al boss Benedetto Spera (fedelissimo di Totò Riina e di Bernardo Provenzano)”.

Prontamente, l’allora sottosegretario Bubbico rispondeva che “a seguito di una nota del Procuratore della Repubblica di Ragusa del 3 novembre 2014 (con la quale si informava in merito ad un procedimento penale per minacce rivolte a Paolo Borrometi da Vito Cavallotti, indagato assieme ai fratelli per reati nel settore della metanizzazione) è stata disposta un’integrazione del dispositivo di protezione in atto con un servizio di vigilanza generica radiocollegata alla sua abitazione allo studio del padre e presso altra abitazione della famiglia”.

Con un editoriale d'opinione pubblicato sull’allora blog “La Spia” (registrato come testata giornalistica solo in una fase successiva), Borrometi riferiva che Italgas favoriva la Euro Impianti, riportando le circostanze per cui i fratelli Vincenzo, Gaetano e Vito Cavallotti venivano inquadrati vicini alla mafia. Ma già nel 2010, quattro anni prima dello scritto pubblicato su “La Spia”, i Cavallotti erano stati assolti con sentenza irrevocabile.

Nel tentativo di fare chiarezza, Vito Cavallotti inoltrava una replica all’autore, tuttavia mai pubblicata. Ma, rullo di tamburi: l’autore della replica non era Vito Cavallotti (classe ’51) indagato all'epoca dei fatti contestati, bensì Vito Cavallotti (classe ’79), figlio di Salvatore. Un classico caso di omonimia familiare, insomma. Ma che sia la base per trarre in inganno una Procura come un Ministero, sorprende!

Borrometi - stando a quanto si evince dalla risposta di Bubbico e da un controllo incrociato documentale - una volta ricevuta la mail di Vito Cavallotti, presentò un esposto alla Procura della Repubblica di Ragusa per le minacce a suo avviso contenute nello scritto. In vero, non una sola intimidazione traspare nel carteggio inoltrato da Vito Cavallotti a Paolo Borrometi. Al contrario, nella replica si manifestava la piena disponibilità da parte di Vito Cavallotti a fornire tutta la documentazione necessaria al fine di rendere noto l’evolversi della vicenda giudiziaria a pieno favore dei suoi familiari. Una versione che il tempo, ma soprattutto la magistratura, hanno accreditato al Tribunale di Palermo.

Raggiunto telefonicamente, Vito Cavallotti (classe ’79), autore della replica inoltrata a Borrometi, ha dichiarato di non avere ricevuto nessuna notifica dal Tribunale di Ragusa. A questo punto c’è da domandarsi solo se l’esposto sia stato archiviato per insussistenza dei fatti.

Certo è, invece, che questa parentesi amplifica i sospetti sollevati nei mesi scorsi in Commissione Regionale Antimafia all’ARS sulle attività che a Paolo Borrometi sarebbero valse il potenziamento delle misure del servizio di scorta. Perché nella risposta al senatore Mario Michele Giarrusso, il sottosegretario Bubbico evidenziava che l’intervento era stato attivato “in particolare” a seguito di questo episodio oggi, come allora, privo di fondamento.  Quale lezione dovrebbero impartire ai giovani studenti Paolo Borrometi e il senatore Mario Michele Giarrusso resta allora un mistero tutto da scoprire.

Debora Borgese



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