11/01/2021 06:00:00

Sicilia, scuole nel caos. A Marsala e non solo si naviga a vista 

 Negozi aperti, scuole chiuse. Shopping si, istruzione no. Il contagio in Sicilia galoppa, a farne le spese sono i bambini e i ragazzi, nonché le famiglie. La politica è disorganizzata, non sa decidere, segue gli umori delle persone piuttosto che il buon senso. A Marsala, come altrove, si naviga a vista. Ai giovanissimi è vietata la scuola, ma il pomeriggio possono tranquillamente passeggiare in centro come se nulla fosse. 

In Sicilia le scuole superiori oggi riprenderanno con didattica a Gennaio fino al 30 Gennaio. Lunedì prossimo, 18 Gennaio, dovrebbero riprendere elementari e medie, ma è tutto in alto mare. Oggi riaprono gli asili e le scuole dell'infanzia, ma c'è stato un pressing molto forte sulle famiglie, a Marsala come altrove, per non portare i bimbi a scuola. 

Il tutto si riversa sulle famiglie. Organizzare la didattica a distanza per le scuole elementari è proibitivo. Molte famiglie non hanno i mezzi per collegarsi, altre famiglie hanno genitori che lavorano e che non possono seguire i bambini, lasciati così a nonni e zii.

Gli operatori della scuola chiedono priorità nella campagna di vaccinazione. Il sindacato dei presidi Udir che in Sicilia conta oltre 200 dirigenti scolastici ha preso posizione in tal senso inviando una lettera ai governi regionale e nazionale e al Ministero.

Da Comune a Comune è caos: molti Sindaci, compreso il primo cittadino di Marsala, Massimo Grillo, hanno adottato provvedimenti di chiusura delle scuole. Ma l'assessore Lagalla è molto chiaro: «I sindaci possono assumere un provvedimento di sospensione temporanea, totale o parziale nel territorio di loro competenza, ma ad una condizione: lo devono fare con l’autorizzazione motivata dell’Asp di riferimento. Molti sindaci hanno adottato provvedimenti di chiusura che hanno assunto più il sapore di immotivata paura che non di necessità».

SPERANZA. “C’è una fase di recrudescenza del virus in tutti i paesi Ue ma nei giorni precedenti al Natale c’è stata una fase di rilassamento anche se durante le feste abbiamo assunto misure robuste”. Così il ministro della Salute, Roberto Speranza, a Che tempo che fa su Rai3 in relazione all’andamento ancora alto dei contagi. Sulla scuola “in questa seconda ondata non sono mai state chiuse le scuole elementari e la prima media e questa è stata una scelta giusta. C’è una delicatezza maggiore che riguarda le scuole superiori dove il rischio è più elevato, su cui abbiamo tenuto una maggiore attenzione e mandandole in didattica a distanza in tutta Italia fino a domani al 100% e dicendo che da domani si può andare in dad al 50%. La stragrande maggioranza delle Regioni ha scelto di avere un elemento di maggiore precauzione. Siamo alla ricerca di un equilibrio e non c’è un modello perfetto o una formula magica”. “Mi pare complicato vedere gli impianti da scii aperti e le scuole chiuse”, aggiunge. Quanto alle priorità per i vaccini, Speranza spiega: “Prima gli operatori della sanità, subito dopo gli anziani delle Rsa, poi le persone che hanno più di 80 anni”. “Andremo poi – sottolinea – su altre categorie importanti come gli insegnanti”.

AZZOLINA. La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina parla del ritorno a scuola (o meglio del non ritorno) nel corso di un’intervista al Corriere della Sera in cui prova a spiegare il proprio rammarico per la mancata apertura delle scuole dopo le decisioni delle Regioni che, salvo in tre casi, non vedranno la campanella post natalizia domani, 11 gennaio, come previsto dal Governo. “Rispetto alle superiori il governo ha fatto tutto quello che poteva e gli impegni li ha mantenuti grazie anche al lavoro importante dei prefetti. Vorrei ricordare che il 23 dicembre è stata firmata all’unanimità l’intesa con le regioni che prevedeva il rientro il 7 gennaio“, dice la Ministra dell’Istruzione che puntualizza: “Per me gli accordi sono importanti, se si scrivono devono essere mantenuti. Invece molte Regioni si sono sfilate: sarebbe bene che le famiglie e gli studenti capissero perché. Si chiude prima la scuola perché socialmente è stata messa nel fondo dello sgabuzzino”. Se “guardiamo le date, fa notare Azzolina, i governatori hanno deciso di prorogare prima ancora i vedere i risultati del monitoraggio sulle fasce di rischio“. Azzolina ha proseguito dicendo che “Il governo ha fatto la sua parte con i banchi, le aule, i docenti, i trasporti e lo scaglionamento. Alcuni presidenti non si rendono conto che chiudendo le scuole producono un danno economico al Paese, che pagherà la mancanza di competenza suoi giovani. Ma è anche un danno umano“.



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