Scandalo istologici a Trapani, sospeso il manager Croce: pioggia di reazioni politiche
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La sospensione per 60 giorni di Ferdinando Croce, manager dell’Asp di Trapani, decisa dalla Regione Siciliana dopo lo scandalo sui referti istologici consegnati con mesi di ritardo, scuote la politica e apre un fronte polemico destinato a durare.
Croce è stato messo alla porta dal presidente della Regione, Renato Schifani, dopo settimane di bufera mediatica, denunce pubbliche e pressioni istituzionali. Ma per molti si tratta solo di un primo passo: “non basta” – dicono – e “la responsabilità è anche politica”.
Renzi: "È il più grande scandalo di malasanità degli ultimi 20 anni"
Ad alzare i toni è stato l’ex premier Matteo Renzi, ieri a Mazara del Vallo: “Tremila referti non refertati in tempo, 206 tumori scoperti tardi. È una vergogna assoluta. Schifani deve assumersi la responsabilità politica. Non si può risolvere tutto scaricando le colpe su un manager. Dov'era il presidente mentre qui succedeva tutto questo?”
Movimento 5 Stelle: “Sistema allo sbando, basta spartizioni”
Durissimi i deputati del Movimento 5 Stelle. Cristina Ciminnisi parla di “provvedimento tardivo e insufficiente. La sanità siciliana – accusa – è gestita come un sottogoverno politico, dove i cittadini pagano il prezzo delle spartizioni”. E aggiunge: “Schifani venga a riferire all’Ars”.
Per Nuccio Di Paola “Croce doveva dimettersi molto tempo fa, è intervenuto Schifani solo grazie al clamore mediatico”. Il coordinatore regionale del M5S denuncia che “Trapani è solo la punta di un iceberg. Serve una legge che separi nettamente politica e sanità”.
Sulla stessa linea la deputata nazionale Ida Carmina: “Due mesi di sospensione sono nulla rispetto alle sofferenze causate. Serve un cambio di rotta immediato. La politica clientelare deve restare fuori dalla sanità”.
PD: “Un sistema che non garantisce cure”
Dario Safina, deputato del PD, parla di “atto dovuto ma del tutto insufficiente. Il Governo regionale ha trattato la sanità trapanese come un territorio di scambio politico. Servono più medici, più posti letto, più risorse. Il problema non si risolve sospendendo un uomo solo”.
A livello regionale, il segretario del PD Anthony Barbagallo punta il dito sulla genesi della nomina: “I manager sono stati piazzati lì solo per logiche di potere. È tempo che la salute torni al centro, non gli equilibri di coalizione”.
Miccichè: “Lo avevo detto, Croce non aveva i requisiti”
Anche Gianfranco Miccichè, deputato all’Ars, rivendica di aver sollevato il problema un anno fa: “In commissione sanità avevo già evidenziato anomalie nel curriculum. Non sono dettagli: per ricoprire quel ruolo servono requisiti veri, non carte”.
L'assessorato: “356 casi clinicamente significativi, errore grave”
Intanto, dalla relazione dell’assessorato regionale alla Salute emergono altri dettagli inquietanti: sono 356 i pazienti oncologici i cui referti istologici sono stati refertati in ritardo, tra il 2024 e il 2025. Inoltre, l’Asp di Trapani, pur in piena emergenza, aveva siglato convenzioni con altre Asp per esaminare pap test e test Hpv, aumentando il carico di lavoro su un servizio già in crisi.
Croce: “Scaricato dalla Regione, ora mi difenderò”
Croce, da parte sua, non ci sta e parla di decisione politica: “Sono stato lasciato solo. Ho adottato misure fin da luglio, informando l’assessorato che è rimasto in silenzio finché la vicenda non è esplosa sui media. Mi difenderò nelle sedi opportune”. Ma nel frattempo ha ricevuto la notifica della sospensione e ha lasciato la sede della direzione generale.
Mulè: “Una sconfitta per tutti”
Il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè (FI), che aveva sollevato il caso con due interrogazioni parlamentari, ha commentato: “Nessuno può gioire. È una sconfitta per tutti. Ma era necessario porre fine a una situazione indegna”.
Il futuro di Croce e le manovre politiche
Intanto, all’Asp di Trapani subentra ad interim il direttore amministrativo Danilo Palazzolo. E mentre Fratelli d’Italia tace ufficialmente, si muovono per trovare una “exit strategy” per Croce: si parla già di un futuro incarico in un ministero, forse proprio quello della Salute, in quota meloniana. In attesa della relazione conclusiva del Ministero, si deciderà se la sospensione diventerà licenziamento.
Una cosa, però, è chiara: quello che Trapani ha vissuto è stato uno dei punti più bassi della sanità siciliana. E i cittadini, oggi più che mai, attendono giustizia e risposte.
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