Quarto giorno di emergenza a Montagna Grande. Le fiamme continuano a divorare uno dei più importanti patrimoni naturalistici della provincia di Trapani e, anche questa mattina, i Canadair sono tornati in azione per tentare di contenere i numerosi focolai ancora attivi.
L'incendio, scoppiato nel pomeriggio di sabato, non è stato ancora completamente domato. Da oltre settantadue ore Vigili del Fuoco, Corpo Forestale, Protezione Civile e volontari lavorano senza sosta per arginare un rogo che ha già lasciato una ferita profonda nel cuore verde del Trapanese.
Il bilancio si aggrava: almeno 600 ettari in cenere
Con il passare delle ore cresce la preoccupazione per l'entità dei danni.
Le prime valutazioni parlavano di una superficie percorsa dal fuoco compresa tra 400 e 500 ettari. Nelle ultime ore, però, stime ancora non ufficiali hanno portato il bilancio ad almeno 600 ettari di territorio devastato dalle fiamme.
Per avere una quantificazione definitiva sarà necessario attendere lo spegnimento completo dell'incendio e i successivi sopralluoghi tecnici. Ma già oggi appare evidente che il danno ambientale è enorme.
Boschi, macchia mediterranea, habitat naturali e aree di grande pregio paesaggistico sono stati cancellati in pochi giorni.
Una montagna già ferita dal rogo del 2020
La devastazione assume un significato ancora più pesante se si considera che Montagna Grande era già stata colpita duramente dal grande incendio del 2020.
Allora centinaia di ettari di bosco andarono distrutti. Oggi il nuovo rogo rischia di compromettere ulteriormente un ecosistema che stava lentamente cercando di rigenerarsi.
È proprio questo che alimenta la preoccupazione di cittadini, ambientalisti e operatori del territorio: la paura che una delle ultime grandi aree verdi della provincia possa subire un colpo dal quale sarà sempre più difficile riprendersi.
La popolazione assiste impotente
Mentre uomini e mezzi continuano a combattere contro il fuoco, cresce tra i residenti il senso di amarezza per quella che viene percepita come l'ennesima devastazione del patrimonio ambientale locale.
Le immagini diffuse in questi giorni mostrano versanti anneriti, alberi distrutti e chilometri di territorio trasformati in cenere.
E aumenta anche la preoccupazione per gli altri rilievi montuosi e per i boschi superstiti della provincia, sempre più vulnerabili all'arrivo dell'estate e alle alte temperature.
Le telecamere di "Occhio Virtuale" seguono l'emergenza
L'incendio continua a essere monitorato anche attraverso la rete di videosorveglianza "Occhio Virtuale" dell'associazione SOS Valderice, che con oltre venti telecamere controlla gran parte del territorio boschivo trapanese.
Le immagini raccolte potrebbero fornire elementi utili anche alle indagini.
Resta aperta la pista dolosa
Gli investigatori continuano infatti a lavorare per accertare le cause del rogo.
Tra le ipotesi al vaglio resta quella dell'origine dolosa, un sospetto che nei giorni scorsi si è rafforzato dopo l'individuazione di più possibili punti di innesco dell'incendio.
Per il momento non ci sono conclusioni ufficiali, ma l'attenzione degli inquirenti resta alta.
Quando le fiamme saranno definitivamente spente inizierà il tempo della conta dei danni. Un conto che, comunque vada, si annuncia già pesantissimo per uno dei simboli naturalistici più importanti della Sicilia occidentale.