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17/08/2026 06:00:00

Sanità, l'autunno della verità: personale, liste d'attesa e riforma del SSN

Il Servizio sanitario nazionale non va in pausa: niente vacanze per i reparti, né per i Pronto Soccorso, sempre più affollati. Un dato che dimostra anche come le Case della Comunità non siano state ancora pienamente percepite dai cittadini, che continuano a farne un uso improprio.

Il banco di prova della sanità nazionale sarà l’autunno. Al governo nazionale spetteranno scelte importanti, destinate a condizionare il futuro del settore sanitario. Sono tre, in particolare, le riforme che si attendono: il riordino della legislazione farmaceutica, la delega sulle professioni sanitarie, la riorganizzazione dell’assistenza territoriale e ospedaliera.

Non una rivoluzione, in verità, ma bisognerà necessariamente fare i conti con medici che non ce la fanno più, infermieri che lamentano condizioni di lavoro stressanti, cittadini che aspettano ore al Pronto Soccorso, liste d’attesa infinite e gap territoriali. E quel nodo cruciale, pure crudo ma veritiero: chi ha i soldi si rivolge al privato, chi non ce li ha si affida alla speranza.

 

Legge di bilancio

Per il 2027, quindi con la prossima legge di Bilancio, la spesa alla voce Sanità dovrebbe aumentare di 2-3 miliardi di euro, da aggiungere al miliardo già programmato, portando l’incremento complessivo del Fondo sanitario vicino ai 4 miliardi.

Il ministro Orazio Schillaci vorrebbe ottenerne circa 5 di miliardi aggiuntivi, destinati ad assunzioni, retribuzioni, prevenzione, salute mentale, farmaceutica e dispositivi medici.

 

Personale, la vera emergenza

Più di qualcuno lo aveva detto durante la costruzione degli Ospedali e delle Case della Comunità: si tratta di un’operazione di edilizia sanitaria, ma, mancando il personale, il rischio è che restino scatole vuote. Se mancano medici, infermieri e psicologi, tutto è destinato a restare fermo, con nocumento per i cittadini.

Il problema non è solo l’assenza numerica di professionisti, che ci sono, ma il fatto che vadano a lavorare altrove perché manca, specie al Sud e in Sicilia, l’attrattività.

Meno soldi rispetto al privato, più turni massacranti, rischio di denunce altissimo, possibilità di carriera limitate. Basterà aumentare lo stipendio? Non solo. Sarà necessario, ed è questo l’impegno che il governo dovrà assumere, rimpinguare gli organici con un piano straordinario di assunzioni.

Nei Pronto Soccorso non ci vuole andare a lavorare più nessuno. Servono quindi incentivi, ed è chiaro che il problema non va tamponato, ma affrontato.

 

Spesa farmaceutica

Il provvedimento ha già fatto il suo passaggio in commissione al Senato, adesso toccherà all’Aula. L’obiettivo è riordinare la legislazione sull’accesso ai medicinali, sul monitoraggio e sul controllo della spesa, sui servizi offerti dalle farmacie e sulla rete dell’assistenza farmaceutica.

Accanto ai farmaci rimane aperta la questione dei dispositivi medici: dalle protesi ai robot chirurgici, dai sistemi diagnostici ai materiali di uso quotidiano.

 

Liste d'attesa

Il primo bollettino Agenas ha bocciato la Sicilia: le misure messe in campo non sono state sufficienti per lo scorrimento delle liste d’attesa. Nel resto del Paese, invece, ci sono state più prestazioni erogate nel 2026 rispetto al 2025.

Ad avere avuto il via libera dalla Conferenza Stato-Regioni è stato il Piano nazionale di governo delle liste d’attesa 2026-2028.

Con il nuovo strumento si prevede l’integrazione nei Cup delle agende pubbliche, private accreditate e intramoenia, percorsi di tutela per i cittadini, maggiore trasparenza e piani regionali da adottare entro 120 giorni.

Ma qui entrano in ballo altri fattori, che non sono legati soltanto alla presenza di personale, ma anche all’appropriatezza prescrittiva e alla presa in carico dei pazienti cronici.

 

Case della Comunità, e ora?

Non edifici interamente ristrutturati, non pieni di nuove suppellettili, non tagli di nastro, con politici annessi che ci fanno la loro campagna elettorale. No. Adesso è il tempo di far funzionare le Case della Comunità.

Sono diventate davvero il luogo della presa in carico del paziente? Ed è qui che entra in gioco il ruolo dei medici di famiglia. È assai riduttivo pensare di costruire il presente e il futuro della sostenibile operatività delle strutture con medici che aderiscono su base volontaria o in base ad accordi locali. Manca del tutto la cornice nazionale.

 

La riforma più attesa: riorganizzazione del SSN

Non è più possibile pensare che l’ospedale sia la pronta risposta a tutto. I Pronto Soccorso non possono essere in prima linea per qualunque accesso e fronteggiare un fiume umano con pochi sanitari disponibili.

La riforma è stata già presentata in Senato a marzo 2026 e si trova nella relativa commissione per l’esame, ma le Regioni avevano già mostrato contrarietà. Il testo prevede una riorganizzazione dei rapporti tra ospedale e territorio, delle reti cliniche, dell’emergenza-urgenza, della salute mentale, delle cure palliative e dei modelli organizzativi.

 

La sfida

E poi ci sono le aree che restano ferme perché volutamente trascurate. La prevenzione è una di queste: non ci sono quasi mai investimenti certi e stabili per gli screening.

La salute mentale è un altro settore poco valorizzato ma tanto sbandierato. C’è difficoltà, a causa della carenza di personale, a rispondere a tutti i bisogni.

Infine, il capitolo della non autosufficienza: la popolazione invecchia, le famiglie spesso si trasformano in ammortizzatori sociali e caregiver. La manovra nazionale dovrà avere il coraggio di dare risposte efficaci, e non attraverso misure che non risolvono i problemi.

L’articolo 32 della Costituzione non è solo propaganda e non può essere un titolo di giornale: il diritto alla salute va garantito davvero. Da Nord a Sud.