11/12/2019 06:00:00

Depuratori, infrastrutture, rifiuti. Tutti i ritardi sui fondi Ue e le sanzioni in Sicilia

 La Regione Siciliana è ancora nei guai con l’Unione Europea. Sanzioni, fondi tagliati e spese congelate. Rischia di finire malissimo il 2019 per i conti regionali a causa delle sanzioni e delle interruzioni dei finanziamenti da Bruxelles.


Soldi spesi in ritardo e con procedure non corrette
, depurazione delle acque ferme al palo, discariche mai bonificate, piano rifiuti approvato in ritardo.
La Sicilia sta rimettendo centinaia di milioni di euro per le inefficienze della politica e della macchina regionale che non riesce a spendere i soldi, tanti, che arrivano dall’Ue, e quando lo fa succede spesso con qualche pasticcio.


Nei mesi scorsi l’Unione Europea ha confermato la restituzione a carico della Regione di circa 300 milioni di euro utilizzati, tra il 2000 e il 2006 per finanziare corsi di formazione professionale. Una procedura nota, che è stata confermata mesi fa. Nella precedente legislatura circa 200 milioni di euro spesi per turismo e grandi eventi non sono stati riconosciuti da Bruxelles a causa delle inchieste guidiziarie.


E adesso arriva una nuova batosta per la Sicilia
La Commissione europea ha comminato alla Regione la procedura di interruzione dei finanziamenti. 400 milioni di euro, l’intera spesa dei fondi comunitari del 2019, sono stati congelati. Potranno essere sbloccati quando si supereranno alcune irregolarità nelle procedure che sono state riscontrate da Bruxelles. La gravità della situazione è data dal fatto che la Regione non potrà certificare la spesa di quest’anno se la sospensione non verrà revocata. Quindi finirebbe per perdere in parte o del tutto i 400 milioni di euro.
Palermo e Bruxelles stanno trattando, ma per il momento è arrivato l’ok soltanto per i fondi per il tram di Palermo: 112 milioni di euro.


Ma non ci sono soltanto le irregolarità e i ritardi nella spesa. Quello che l’Europa contesta alla Sicilia è anche quello che si sta facendo in materia ambientale. Perchè delle 16 procedure di infrazione attivate contro l’Italia ben 10 riguardano le emergenze siciliane. Per la mancata depurazione delle acque è già arrivata una sanzione tra i 25 e i 30 milioni di euro che rischia di aumentare di 15 milioni di euro a semestre se continuano i ritardi nella realizzazione di depuratori e fognature.


Ritardi, come quello per il nuovo sistema fognario e il depuratore di Catania.
Un appalto da 400 milioni di euro e che si porta avanti dal 1997. Soltanto nell’ultimo anno è stata avviata la gara della progettazione. In Sicilia sono 300 i comuni in cui diversi quartieri, o tutto il centro abitato, sono senza fognatura o non collegati a un depuratore. In totale si parla di 1.4 miliardi di euro di investimenti pronti ma i cui progetti non sono ancora usciti dai cassetti. Altro progetto è quello di Palermo, con il vecchio depuratore di Acqua dei Corsari in pista dal 2012, ma che soltanto due anni fa è diventato definitivo. Solo di recente sono stati affidati i lavori.


Ad Acireale vale 200 milioni di euro l’appalto per realizzare tre depuratori a cui agganciare anche i comuni limitrofi. Opere in standby dal 2014, a causa di un tira e molla per individuare le aree dove realizzarle. Solo adesso si è deciso che saranno invece 2 i depuratori.

E poi c’è Castellammare del Golfo. Qui la vicenda è clamorosa.
Non solo i “consueti” ritardi, ma anche pasticci belli grossi. Come quello della messa in sicurezza del costone roccioso che sovrasta l’area in cui dovrà nascere il depuratore. Ebbene i lavori sono stati fatti nel punto sbagliato, è stata messa in sicurezza una parte non pericolante, e lasciata a rischio quella che doveva essere messa in sicurezza.


Un ritardo di un anno, con costi che aumentano. I lavori dovrebbero cominciare, se tutto va bene, nel 2021, costo previsto: 23,5 milioni di euro.
Altre tre procedure di infrazione riguardano lo smaltimento dei rifiuti. E soprattutto, a preoccupare l’assessorato ai Rifiuti, è quella per la mancata bonifica di oltre 500 discariche mai messe in sicurezza dopo la chiusura. Anche qui, se non ci saranno gli interventi richiesti dall’Unione europea si prevedono sanzioni tra i 25 e i 30 milioni di euro.


E’ finita bene con il piano rifiuti.
La Regione è riuscita ad evitare la sanzione per la mancata adozione del Piano, con l’Europa che aveva già congelato 170 milioni di euro di investimenti per infrastrutture nel settore. Qui la situazione sembra sbloccata. Ma è solo un piccolo spiraglio in una regione che rischia davvero di pagare in maniera molto cara la propria inefficienza e i ritardi.