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30/01/2018 06:00:00

Se i giovani a Marsala sono violenti, è perché noi genitori facciamo un po' schifo...

 Dopo che su Tp24.it abbiamo pubblicato il video del giovane pestato da un coetaneo nel cortile alle spalle del Palazzo Grattacielo, in Via Curatolo, sono accadute delle cose.

La prima è che per un po’ di giorni c’è stato un via vai di ragazzini giù e su per lo scivolo che porta al garage del palazzo. Avendo la redazione qui, li incontravo ogni volta che scendevo. Alcuni facevano foto, altri improvvisavano un selfie, sul “luogo del delitto” potremmo dire. Mi hanno ricordato quello strano fenomeno accaduto ad Amatrice, dopo il terremoto, con turisti da tutta Italia che venivano per farsi la foto sopra le macerie. Oppure a Rigopiano: sono morte un sacco di persone, sotto la valanga, eppure in tanti vanno là ancora oggi per farsi i selfie. Lo hanno fatto davanti allo scoglio che affossò la Costa Concordia, lo faranno per ogni fondale che riconosceranno, che sarà famoso, per un giorno, un quarto d’ora, per un paio di condivisioni e di like.

La seconda cosa è che, ovviamente, la notizia per me ha generato enormi contrattempi. Venerdì, ad esempio, sono dovuto andare a Trapani, in Squadra Mobile, per essere interrogato. La domanda era: “Chi le ha dato il video?”. Ovviamente non lo dico, ho il segreto professionale. Ma tra me penso: ma come, a Marsala sanno tutti chi sono quei ragazzini, si sa anche che c’è stata una vendetta, per il pestaggio, un motorino rubato, così si racconta, e la polizia si occupa di chi mi ha dato il video? Sembra un po' la storia del dito e della luna...

La terza cosa, infine, è che al condominio del Palazzo Grattacielo, a loro modo hanno risolto la cosa: hanno appeso nello scivolo luogo di liti e pestaggi un cartello con scritto: “Area videosorvegliata”. Geni. Se c’era il Sindaco ci poteva mettere magari un cartello “Marsala bella pulita”. Non credo che l’area sia videosorvegliata, non ho visto, nè telecamere, nè tecnici. Si conta sull’effetto placebo del cartello, che già da solo serve a intimorire chiunque abbia cattive intenzioni. Evviva.


Questa cosa mi ricorda un po’ l’ordinanza del Sindaco Di Girolamo, che ha vietato il bivacco e l’accampamento di alcuni rom vicino il Monumento ai Mille, per ragioni di ordine pubblico. Non ha risolto il problema, lo ha spostato da un’altra parte (per la precisione, vicino lo stadio…).

Allo stesso modo, l’astuto fautore della videosorveglianza ha fatto il suo: ha spostato il problema da un’altra parte, secondo la logica del NIMBY: Not In My Back Yard. Ora i ragazzi si picchieranno in un altro cortile.

E che bisogna fare? mi chiedono in tanti. La cantilena di risposte è sempre la stessa: la scuola, le famiglie, i valori di una volta, gli smartphone, tutto-e-subito, eccetera.

Principalmente si guarda alla scuola, per risolvere la violenza. Chi lo dice non capisce che a scuola, soprattutto alla scuola media, gli insegnanti ormai sono sull’orlo di una crisi di nervi, e molti si sono ridotti a fare i vigili urbani, con la paura di punire i ragazzi più maleducati, perchè magari poi vanno a casa, lo dicono ai genitori, e i genitori fanno il culo agli insegnanti.

Mi si perdoni il francesismo, ma il tema secondo me è questo. Non serve solo la prevenzione, non serve solo la scuola, non servono le parole o le task force. Qui manca la famiglia. Ed è per i genitori che dovremmo utilizzare le task force. Per spiegare a loro chi sono e cosa pensano questi alieni che hanno in casa e che loro chiamano figli, che non basta avere la loro password di Facebook per pensare di essere bravi genitori, che l’educazione comincia a casa, ma se non educhiamo i genitori ad educare... è battaglia persa. Perché sono i genitori i primi violenti, che pensano che tutto il mondo sia un complotto, che insegnano ai figli ad essere furbi piuttosto che intelligenti, che non riconoscno i meriti degli altri, magari si vantano di aver fatto proprio un selfie ad Amatrice. Chiunque ha l’esperienza di uno dei famigerati gruppi su WhatsApp di “genitori” sa che è così: soprusi per cose infime, vigliaccheria, ostentazione del lusso, senso di una persecuzione perenne.
Facciamo schifo come genitori, e vorremmo che qualcuno, tipo Sos Tata, desse l’esempio ai ragazzi al posto nostro?

Hai voglia a fare indagini, a mettere i cartelli.
Il ragazzino oggi è violento non perchè vede “Gomorra” alle tele. Ma perchè nessuno gliela spiega, quella violenza lì. Perchè non c’è un adulto seduto accanto a lui.
E li vedi questi nostri figli annoiarsi in centro, bivaccare, seguire qualcuno, come un branco, e dare sfogo alla violenza, per noia, senza un vero perchè, solo per capire l’effetto che fa, senza pensare alla responsabilità dei gesti, perchè è la responsabilità la cosa che gli adulti ancora non gli hanno insegnato, le conseguenze che hanno i gesti, le parole, le cose.
Perchè su tutto si può fare un selfie.
Perché per ogni evenienza c’è sempre qualcuno che mettere un cartello.
E andare a bisticciare da un’altra parte, kids.

Giacomo Di Girolamo


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