13/03/2019 06:00:00

Mafia e politica a Trapani: di cosa dobbiamo avere paura?

 E’ tutto così chiaro.
E’ tutto così difficile.
Tante cose sono successe in provincia di Trapani negli ultimi giorni. Invidio chi ha titoli pronti e ricette facili per commentare ogni cosa. Io ci metto tempo.
E il tempo non mi porta soluzioni, anzi, mi arrovella una domanda: ma, esattamente, di cosa dobbiamo avere paura? Di questa mafia, stracciona e puzzona, certo non possiamo avere paura. Suvvia. 
Perché questo ci raccontano le ultime indagini: questa mafia nostra è ridotta al lumicino. Per i Virga, come per Orlando-quello-del-bar, o per il gruppo di Campobello di Mazara, il conto alla rovescia era iniziato già da tempo. Gli inquirenti giocavano con loro come fa il gatto con il topo. Così come per gli altri ancora in giro. Figli di. Nipoti di. Fanno sempre le stesse cose: qualche estorsione, un po’ di cemento, tanti centri scommesse, si infilano in qualche società, si vantano di essere chissà cosa, ma sono sempre quattro straccioni.
Negli anni ‘80 i mafiosi eleggevano fior di deputati. Oggi non riescono neanche a tirar su un consigliere comunale di una città medio - grande. Spostano, quanto? Cento voti, quando si mettono d’impegno. E in che modo? Sempre la solita roba: i pacchi della spesa, cinquanta euro.
Adesso portano pure male, i mafiosi. A Paolo Ruggirello gli hanno fatto cannare prima le Regionali e poi le Politiche.

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Ah, Ruggirello. Qualche giorno prima del suo clamoroso arresto eravamo a pranzo insieme -  lui con me sempre freddo, ma cortese -  perché avevo bisogno di alcune sue dichiarazioni per un articolo che stavo preparando. Il discorso è caduto sulla mafia. Lui mi fa: con queste cose non ci voglio avere niente a che fare.
Ruggirello ha attraversato come la linea dell’equatore tutti i partiti. Dagli autonomisti di Lombardo, alla destra di Musumeci, da Samorì (vi ricordate di Samorì? Che paese incredibile l’Italia, fino al Pd).

La politica è corrotta, dalle nostre parti, e molto. Una corruzione etica, prima che da codice penale. Lo dimostra quello che succede in questi casi. Arrestano un pezzo grosso come Ruggirello? La prima reazione è il silenzio, poi seguono le dichiarazioni, il plauso alle forze dell’ordine, le analisi da quattro soldi su mafia e politica, e sulla moralità. Infine sul puzzone di turno cade la mannaia dell’ignominia. Crucifige! Crucifige! Per esperienza, poi, dico che quelli che più esultano in pubblico sono quelli che hanno più cose da nascondere. 

Eh, si. Se vale l'equazione Ruggirello = mafia, allora possiamo dire che la mafia di Ruggirello ha perso le elezioni, vero, ma ha portato a casa tre Sindaci, almeno.  Con i voti, mafiosi?, di Ruggirello sono stati eletti gli attuali Sindaci di Erice, Marsala e Trapani. Da loro partono in questi giorni gli strali più acuti contro il “sistema Ruggirello”. Come funziona? I voti della mafia sono sempre i voti degli altri? Giusto per capire. 

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E’ tutto così difficile.
E’ tutto così chiaro.
C’è un mago nuovo nella nostra terra. Non è più Luigi Manuguerra, che ormai ha anche appeso la bacchetta al chiodo, è Giacomo Tranchida. Il Sindaco di Trapani un mese fa parlava di un sistema di potere a Trapani, contro cui, favoloroso hidalgo, lottava. Faceva i nomi di Ruggirello (questo il ringrazio per avergli fatto una lista..), citava Mannina, faceva altri nomi. Sembravano un po' ad minchiam, come nomi. Ma perché Tranchida prende nomi e storie vecchie?  E invece, magia, ce li siamo trovati, quei nomi,  arrestati e coinvolti a vario titolo nell’operazione Scrigno. Tranchida ha proprio la palla di vetro. E' il mago 2.0, altro che i tarocchi di Manuguerra.
Legge nella mente della Procura. Buono a sapersi. Se un giorno dovesse fare il mio nome, in pubblico, per accusarmi di chissà cosa, hai visto mai, vado a costituirmi subito, gioco d’anticipo...

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E’ tutto così difficile, a Trapani.
Eppure è tutto così chiaro.
Ci sconvolge quello che è accaduto a Trapani negli ultimi giorni?
Proviamo ad alzare lo sguardo.
Hai visto mai che cambiando la prospettiva, si coglie qualcosa ... 

Nel loro ultimo libro pubblicato da Laterza, “Modelli criminali”, i magistrati Giuseppe Pignatone e Michele Prestipino, che di acqua sotto i ponti (della mafia, e dell’antimafia) ne hanno vista passare parecchia fanno un viaggio sulle trasformazioni delle organizzazioni mafiose.

Non c’è più la mafia di una volta, ci raccontano, perché ormai ci sono modelli criminali nuovi, appunto, che utilizzano sistematicamente metodi corrutivi e collusivi , con la penetrazione dei capitali illeciti nell’economia legale.

La mafia cambia, com’è normale che sia. E infatti la prima citazione del libro parte da un pizzino del 2004, pensate, 15 anni fa. Lo scrive Matteo Messina Denaro a Bernardo Provenzano, che gli chiede un favore su Marsala. Matteo nostro risponde: “Purtroppo qua [a Marsala] le batoste sono state a ruota continua e tra l’altro non accennano a finire, credo che alla fine arresteranno pure le sedie”.

Morale. Lo Stato ha raccolto e vinto la sfida contro Cosa nostra. Su questo bisogna fare chiarezza. Perché diventa sempre più falso il tono di chi parla di una Cosa nostra invincibile. Non è così. Campobello di Mazara, la città della quale in questi giorni abbiamo raccontato gli affari della criminalità e i rapporti con la politica, oggi è un’eccezione. Una volta sarebbe stata la regola. Questo ce lo dobbiamo dire. Paolo Ruggirello è un’eccezione, una volta sarebbe stata la regola. Non sto minimizzando. Paolo Ruggirello è stato arrestato per mafia, una cosa gravissima.  La corruzione è diffusissima, il voto di scambio anche, il politico mafioso è un unicum. 

Per questo la nostra reazione deve essere dura: non possiamo aspettare ancora una volta che arrivino i Carabinieri a fare pulizia in politica, o il Prefetto per sciogliere un Comune. 

Una delle caratteristiche della mafia è che si alimenta del mito della propria invincibilità.
Tutti coloro che parlano, a vanvera, di una mafia potentissima nel Trapanese, non fanno altro che fare il gioco della mafia, e ci impediscono di ragionare sulle nuove forme di organizzazione criminale, oggi diffuse in tutto il Paese (e in tutti i Paesi…) e di pensare a come adeguatamente contrastarle.

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Ecco, io metto insieme tutte queste cose.
E’ difficile.
Ma è chiaro.
C’è una mafia stracciona che si muove per un pezzo di pane raffermo. 
Ci sono nuovi sistemi criminali che invece sono vivi e vegeti e sui quali non siamo attrezzati. Anche a Trapani. 
La vecchia mafia di una volta non conta più nulla.
E’ quasi sul punto di scomparire.
Non dobbiamo avere più paura.
Eppure, se resiste, lo deve a politici e imprenditori che a questi quattro caproni si rivolgono (La vera colpa di Ruggirello?  E' quella di pensare a gente tipo Lillo Giambalvo come una sorta di spin doctor....). 
Lo deve a chi cerca i mafiosi per dieci voti dieci o per avere il nome di un assessore "gradito".
Se resiste, lo deve agli imprenditori che cercano comunque la mafia per “mettersi a posto”, come se fosse una sorta di doping.
A chi si vende per un pacco della spesa, cioè per una cosa che ti risolve il problema della cena, ma non quello della tua vita prossima futura.
A chi ha trasformato l’antimafia in un osceno stipendificio per raccomandati.
Alle finte associazioni antiracket. 
Lo deve ai politici che fanno i "portarobbe" per un pugno di euro.  
Ad una classe dirigente che non riesce a pensare in maniera profonda al problema del mezzogiorno e della Sicilia. La lotta alla mafia è una lotta per lo sviluppo. Se rimaniamo nella povertà costringiamo sempre di più le persone a vendersi per un piatto di pasta.  Giusto ieri ci sono stati gli arresti dei vertici di Blutec (una truffa da 16 milioni di euro, con ricadute enormi sul territorio siciliano, altro che i dieci voti spostati a Trapani...): ma quando troveremo il coraggio di ribellarci davvero a tutti gli imprenditori che vengono in Sicilia per rubare le risorse, truffare sui contributi comunitari, arricchirsi a dismisura e spesso impunemente a scapito della nostra comunita? 

Tutti questi sono, in questo momento, i migliori complici della moribonda Cosa nostra.

Sono tutti questi.
Siamo noi.

E’ tutto così complicato, ma è tutto così chiaro.

I migliori aiutanti di Cosa nostra, oggi, siamo noi. E' la nostra vigliaccheria, il tornaconto personale, la mancanza di analisi, di responsabilità, a tenerla in  vita. La vera forza della mafia è la nostra debolezza, è l'insieme di tutte le volte che avremmo potuto dire di "no" a piccoli e grandi compromessi e non lo abbiamo fatto. E non lo facciamo. 

E allora si che dobbiamo avere paura.

 Giacomo Di Girolamo