06/12/2019 07:53:00

Mafia, processo "Pionica". Crimi e Gucciardi si difendono

 I presunti capimafia di Salemi e Vita, rispettivamente Michele Gucciardi e Salvatore Crimi, sono stati di scena, davanti il Tribunale di Marsala, nel processo a otto delle 16 persone coinvolte, tra arrestati e denunciati, nell’operazione antimafia “Pionica” del 12 marzo 2018.

Ascoltati in videoconferenza, rispondendo alle domande del pm De Leo e dei loro difensori, Giuseppe Benenati e Giuseppe De Luca, hanno fornito la loro versione dei fatti. Cercando di difendersi.

Crimi ha parlato sui suoi rapporti con Gucciardi e quest’ultimo sulla vicenda centrale del processo: le fasi successive alla vendita all’asta dell’azienda agricola (60 ettari) che la salemitana Giuseppa Salvo aveva ereditato dal padre in contrada Pionica (Santa Ninfa).

Secondo l’accusa, Michele Gucciardi, con l’agronomo vitese Melchiorre Leone (già condannato, in primo grado, dal gup di Palermo a 9 anni e 4 mesi), avrebbe prima scoraggiato i possibili acquirenti dell’azienda agricola e poi, dopo che l’alcamese Roberto Nicastri, fratello del “re dell’eolico”, dopo averla comprata all’asta per 130 mila euro per rivenderla per 530 mila euro alla “Vieffe” dei palermitani Vivirito e Ficarotta, preteso in favore di quest’ultima i diritti di reimpianto dei vigneti. E per questo, la signora Salvo si è costituita parte civile contro Gucciardi e Leone. Ad assisterla è l’avvocato Valentina Favata. Adesso, Gucciardi (che nel processo “Ermes” è stato condannato in appello a 14 anni) ha sostanzialmente affermato di essersi interessato della vicenda Pionica solo su incarico del suo amico, nonché compare di nozze e padrino di battesimo di sua figlia Maria, Antonio Salvo, nipote di uno dei due cugini Salvo (Ignazio) e all’epoca marito di Giuseppa Salvo (i due, poi, hanno divorziato), che secondo la versione di Gucciardi e Leone sperava di poter riacquistare una parte del terreno già venduto all’asta al quale era affezionata per ragioni familiari. “I Nicastri – ha spiegato Leone nella precedente udienza - incontrarono Antonio Salvo nel mio studio. Gucciardi non era presente e non ebbe alcun ruolo. Salvo chiese un ‘ristoro’ (somma di denaro, ndr), ma Roberto Nicastri rispose ‘no’. Disse che la signora Salvo avrebbe avuto del denaro se andava in porto il progetto di un impianto eolico o se il terreno fosse stato venduto. E infatti, quando fu venduto, per 750 mila euro, anche se nell’atto fu scritto 530 mila euro, alla Vieffe di Vivirito e Ficarotta, alla Salvo andarono 130 mila euro”. In aula, Giuseppa Salvo ha ripercorso la sua vicenda lo scorso maggio. “Ho ereditato l’azienda di Pionica da mio padre, che per la sua conduzione si era indebitato con le banche – ha dichiarato la donna quando è stata ascoltata dai giudici - Nel 2004, per tamponare i debiti, ho venduto la mia azienda agricola per circa 800 mila euro, ma non è stato sufficiente. Poi, avevo raggiunto un’intesa con una venezuelana originaria di Salemi, la signora Timpone, per vendere Pionica per due milioni di euro, ma l’accordo è saltato perché lei ricevette un consiglio da un agronomo della zona che le disse che l’azienda non valeva tanto, che non valeva la pena. Noi pensiamo che il consiglio sia arrivato da Melchiorre Leone”. All’asta, poi, Pionica fu venduta per appena 130 mila euro all’alcamese Roberto Nicastri, che un anno dopo rivendette per ben 530 mila euro alla “Vieffe”, che ottenne due finanziamenti comunitari di 420 mila e 120 mila euro connessi ai diritti dei vigneti. Diritti che Giuseppa Salvo sarebbe stata costretta a cedere a seguito delle pressioni ricevute da Michele Gucciardi e Melchiorre Leone. E in aula, Giuseppa Salvo ha raccontato di avere ricevuto la visita di Gucciardi, con il quale, ha detto, non aveva mai intrattenuto alcun rapporto, ma del quale conosceva la “caratura”. Scopo di quella visita sarebbe stato quello di farla desistere dall’estirpazione dei vigneti e dalla successione dei diritti di impianto, visto che tali diritti erano quelli che davano un valore decisamente superiore alla “nuda proprietà” dei terreni, fino a triplicarne il valore commerciale.