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28/05/2016 08:30:00

Migranti: affido minori, le famiglie ci sono ma lo Stato non vuole.

Da "Amici dei bambini" www.aibi.itDopo FLavour di 9 mesi, un altro bambino di 5 anni solo su un barcone alla deriva. Sono quasi 6mila nel 2016: le famiglie ci sono, ma lo Stato non vuole avviare l’affido familiare
“Tienilo tu: salvalo. Per me è finita”. Una frase risuonata troppo spesso, in lingue diverse, a bordo dei barconi che in questi giorni stanno solcando il Mediterraneo dal Nord Africa all’Italia, con il loro carico di dolore e di speranza. Il dolore è quello di un passato di guerre, violenze e miserie e di madri che si rendono conto di non avere più possibilità di sopravvivenza. La speranza è quella che queste madri ripongono nei loro figli, bambini piccolissimi che decidono di affidare a compagni di viaggio affinché li portino in salvo.

Giovedì 26 maggio è successo ancora. In mattinata sono stati recuperati i 96 superstiti di uno dei tanti naufragi avvenuti nel corso della giornata al largo della Libia. Quando si è fatta la conta, nel caos dei soccorsi, ognuno si è stretto ai propri familiari. Alla fine, lui è rimasto lì, da solo, non apparteneva a nessuno: un bambino di 5 anni, bagnato, sotto shock, con gli occhi spalancati, mezzo assiderato. Solo. Le sue condizioni erano quasi disperate. Tanto che si è deciso di utilizzare un elicottero per trasportarlo al poliambulatorio di Lampedusa, dove è arrivato alle 17.30, affamato e disidratato. “Ce la farà – rassicura Pietro Bartolo, il medico che l’ha visitato -: le sue condizioni sono difficili, ma lo salveremo. Ma, come tanti altri bambini, purtroppo ha perso tutto”. Quello che non perderà mai sarà il ricordo di quanto accaduto. Il barcone che si capovolge, l’acqua che sale, l’ultimo abbraccio della madre, forse anche del padre, i soccorsi della Guardia Costiera.

La sua storia arriva solo poche ore dopo quella di Flavour, la piccola di 9 mesi che ha perso la madre, di nuovo incinta, a bordo di un gommone infiammato dalla benzina del motore. Anch’essa accolta e curata dal dottor Bartolo, ha già ricevuto migliaia di richieste di adozione provenienti da tutta Italia.

Con loro i minori stranieri non accompagnati arrivati in Italia dall’inizio dell’anno hanno superato quota 5.800, facendo segnare un aumento del 170% rispetto ai primi 5 mesi del 2015. In totale sono circa 44.500 i migranti sbarcati sulle nostre coste dal 1° gennaio al 26 maggio. E in base alle stime del Viminale, a fine 2016, si potrebbe toccare la cifra record di 200mila.

Numeri che finirebbero certamente per mandare in tilt la macchina dell’accoglienza italiana. Dal Giappone, dove ha partecipato al G7, il premier Renzi avverte: “Grazie alle operazioni di soccorso nel Mediterraneo (oltre 20 solo nella giornata del 26 maggio, ndr), è stata evitata un’ecatombe, ma il dramma continua. Il nostro lavoro per cercare di salvare quante più persone possibile rischia di essere insufficiente a rispondere alle grandi problematiche”.

È quanto mai urgente, soprattutto di fronte all’arrivo di bambini soli anche piccolissimi, che le parole si traducano in fatti concreti. A cominciare dal promuovere finalmente l’affido familiare dei minori stranieri non accompagnati. Una proposta di legge in materia c’è già: è stata presentata alla Camera il 4 ottobre 2013, ma da allora giace dimenticata. La proposta, firmata dalla vicepresidente del Partito Democratico Sandra Zampa e da altri 19 deputati di diversi partiti, all’articolo 8 prevede che “gli enti locali promuovano la compilazione di elenchi di affidatari adeguatamente formati per accogliere minori stranieri non accompagnati, al fine di favorirne l’affidamento familiare in via prioritaria rispetto al ricovero in una struttura di accoglienza”. Lo Stato dovrebbe quindi mettere in condizioni i Comuni si sostenere economicamente le famiglie disposte ad aprirsi all’affido dei piccoli migranti soli. Un sostegno che fino a questo momento è mancato, rendendo di fatto impossibile l’affido familiare per i giovanissimi profughi. Nonostante migliaia di famiglie abbiano dato la propria disponibilità all’accoglienza, come dimostrano le oltre 3mila adesioni al progetto Bambini in Alto Mare di Amici dei Bambini. Il collocamento familiare – precisa la proposta di legge – dovrebbe rappresentare la via prioritaria rispetto a quello in comunità per i minori stranieri non accompagnati, al pari di quello che la legge prescrive per i minori fuori famiglia italiani.

Oltre all’affido, Ai.Bi. promuove anche il “Family to Family Approach”: una forma di accoglienza con la quale le famiglie affidatarie, oltre a prendersi cura dei piccoli migranti, si impegnano ad “accompagnarli” al ricongiungimento con altri parenti già presenti in Italia o in Europa.

In tutto ciò le organizzazioni del non profit sono pronte a garantire il supporto necessario alla formazione delle famiglie. Alle istituzioni tocca però fare il primo passo per assicurare l’accoglienza a tanti minori stranieri non accompagnati.



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