29/05/2020 07:12:00

Della morte del teatro e altre follie

 Di Katia Regina

Fa un certo effetto leggere che le discoteche potranno riaprire ma con il divieto, per gli avventori, di ballare. Certo fa meno effetto rispetto al divieto di annegare se vai al mare.

Provo ad immaginare gli addetti alla security delle discoteche che sgridano chi batte il tempo con il piede e muove le braccia istintivamente a tempo di musica… niente non riesco ad immaginare questa scena. Quella del bagnino che si limita a controllare, a distanza di sicurezza, il movimento del torace di chi sta rischiando di morire, neppure ci provo ad immaginare una simile scena, horror puro.

A proposito di horror, i teatri apriranno per ultimi, come i cinema, i luoghi che più di altri possono fare rispettare le regole del distanziamento di sicurezza, non chiamiamolo sociale, per favore, dicevo quei luoghi che possono avere dei posti assegnati e ben distanziati, che per tutta l’estate possono fare svolgere gli spettacoli all’aperto, ebbene questi no, non ancora, forse mai… sì perché non si può tollerare la promiscuità tra gli attori, in scena si sa, ci si tocca, si parla a distanza ravvicinata, troppe trasgressioni, diverrebbe un pessimo esempio per tutti quei giovani che mangiano e bevono con le mascherine abbassate (giustamente) a meno di un metro uno dall’altro.

Allora che si dica apertamente, il teatro è morto, ma tutto sommato non c’è di che stupirsi, soffriva già da tempo, forse è stato meglio così, come si dice in questi casi… ha smesso di soffrire.

Ma forse non ancora, si possono fare i monologhi, un solo attore in scena, nessun contatto con altri attori e pubblico ben distanziato, e anche se all’aperto un pubblico che non superi le duecento unità, perché poi non è dato sapere. Una flebile speranza, la bugia pietosa sul letto di morte. E tutti gli operatori del comparto? Uffa, che barba, che noia! Ma di cosa stiamo parlando? Gente che non ha mai lavorato seriamente, produttori di sogni, suggestioni, emozioni… tutte cose che in questo tragico momento non trovano spazio d’ascolto. Ora è il tempo dei buoni spesa, quei quattro spettatori se ne dovranno fare una ragione.

Attenti però, qualcuno prima o poi dirà la frase perfetta, quella che fa fare bella figura a chi la proferisce, che mette tutti d’accordo: bisogna ripartire dalla cultura, e allora sarà necessario tornare sulla scena del delitto, sulle macerie dei luoghi e soffiare piano sul mucchietto di cenere dimenticato da qualche parte, piano mi raccomando soffiate piano…