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03/01/2018 11:00:00

“Mothia – poesie da un luogo di mare” di Reinhard Christanell

Le liriche della raccolta “Mothia – poesie da un luogo di mare” (Edizioni La Zisa, Palermo, pp. 48, € 8,00) di Reinhard Christanell, autore che vive tra l’Alto Adige e Marsala, sempre sospese tra realtà e sogno, tra luci ed ombre, si rivelano paradigma dell’umana esistenza.

La parola del Poeta, pur se “cauta e reticente”, si rivela luminosa a dire l’indicibile bellezza del paesaggio e a cantare la felicità dei tempi andati, quando, contemplando la magia di quelle bellezze naturali, si immergeva come i “pesci in quel caldo mare tra creature come noi innocenti”, o osservava, incantato, i fiori gialli di un fico d’India nel suo “immaginario giardino trasognato”.
Mothia, con il suo splendore paesaggistico, con la sua bellezza, riempie di senso la vita del poeta e la sua “luce” attraversa, pacata e benefica, in un continuum temporale e metaforico, il passato e il futuro, ed arriva anche al cuore del lettore.

Pur nella consapevolezza del “limite” che connota la vita dell’uomo, che ci fa “umani”, del nostro essere “passerotti sui fili dell’alta tensione”, del nostro essere “transeunti”, viandanti sempre in affanno come “formiche che vanno e vengono in un insano furore”, il Poeta, riesce a riscattare la nostra finitudine e limitatezza, attraverso l’incanto della bellezza della natura e degli incontri del cuore.

La “parte buia della luna”, che, a volte, annebbia l’orizzonte, è sempre illuminata da quella “luce” che vive dentro il cuore dell’uomo, che si riverbera dall’esterno e che dà conforto anche nelle sconfitte, quasi una sorta di gratitudine per ciò che la vita dona, per la pienezza che, talvolta, caratterizza il vivere umano.

Rimarrà questa “luce” anche “nell’età infelice”, “nei silenziosi campi dell’ultima danza”, a noi uomini, “animelle erranti, nel quotidiano circo degli esultanti”, da portare dentro, come nicchia, come Eden, a sorreggerci, mentre siamo sulla strada, sul cammino, ancora in cerca, ancora in attesa.
“Questa scia di luce intramontabile”, quasi un ponte tra terra e cielo, accarezza il lettore, colora di senso anche la sua vita, scioglie come “freddo vento le sue paure”, le sue angosce e lo riporta “dentro il sole”.

E quando, nell’età che avanza, si fanno sempre più grevi le fatiche e le forze non sono più sufficienti a scalare le vette, è solo questa “luce” che sostiene la peregrinazione, anche se è precluso il mondo, rimarrà, forte ed invincibile, questa forza a rendere più lievi le fatiche del vivere e a non “ansimare sotto la soma”.
E se la dialettica, tra luce ed ombra, rimane costante a connotare la vita dell’uomo, filtra sempre, quasi come un miraggio, tra le piaghe della vita, l’anelito di sottrarre alle tante ombre, che imperversano ed incombono nel presente, abitato da malinconie, un po’ di luce.

La parola poetica, essenziale, senza sterili orpelli, sempre sostenuta da profondo ethos, si fa baluardo contro ogni imbarbarimento e “luce” di speranza, che rischiara, indirizza e guida il nostro cammino, aprendo quasi un varco nel mistero della vita, sforzandosi a credere e a far credere che, “finita la notte” terrena, il Cielo ci attende. Qualcuno ci attende!

 


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