28/10/2020 08:00:00

Niente di nuovo sul fronte occidentale

di Katia Regina

Per parlare dell'argomento scelto questa settimana è utile leggere prima quanto ho già scritto quattro anni fa, a proposito di religione, omosessualità e procreazione. Fatto? Come direbbe il buon Giovanni Muciaccia. Ebbene, il mio punto di vista resta tale e quale, gli interrogativi posti allora sono gli stessi di oggi, nonostante le dichiarazioni del Santo Padre. La sua discussa apertura nei confronti della comunità LGBT non sortirà nessun vantaggio a quanti vivono le difficoltà di non avere un riconoscimento giuridico, si potrebbe dunque dire Niente di nuovo sul fronte Occidentale. Con questo, badate bene, non si intende svilire il senso delle sue dichiarazioni, piuttosto si vuole evidenziare quanto poco, nella sostanza, una dichiarazione, un intento, si trasformi poi in un reale cambiamento.

Papa Francesco si è dovuto arrendere già in passato, ad esempio quando tentò di fare pulizia e chiarezza all'interno dello Ior, la banca di Dio, quanto è accaduto in quella circostanza lo trovate scritto nel libro di Marchese Ragona, Il caso Marcinkus.

Difficile, credetemi, cercare di comprendere certi meccanismi che si innescano quando il potere politico si mescola a quello religioso, e anche a volersi documentare si rischia di uscire con le idee ancora più confuse. Il lungo processo di cristianizzazione inizia con una figura piuttosto controversa, Costantino I, un personaggio che, a suo tempo, non esitò un solo istante a decimare i suoi nemici, anche tra gli stessi familiari. Costantino accolse il sacramento del battesimo solo in punto di morte, ottenendo in questo modo anche il perdono per tutti i peccati pregressi, senza neppure doverli confessare. La sto prendendo da troppo lontano, lo ammetto, ma questo solo per dire: cominciamo bene!

Ora torniamo a noi, alla girandola di precisazioni, prese di distanza e quant'altro. Si accoglie il peccatore, ma non il peccato. Si parla di unioni civili e non di matrimonio. Si riconosce un affetto sincero e stabile, ma non si può definire famiglia. Una questione dunque di forma e non di sostanza, e Papa Francesco non può fare di meglio, a quanto pare.

A questo punto propongo una rettifica all'articolo 1 della Legge fondamentale dello Stato della Città del Vaticano del 26 novembre del 2000:

Il Sommo Pontefice, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.

E visto che ci siamo modifichiamo anche quella frase solenne che capeggia dietro le spalle del giudice in tutte le aule di tribunale, quella che riassume l'articolo 3 della nostra Costituzione: La legge è uguale per tutti.



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