23/09/2020 06:00:00

Il Sì populista, la strategia Pd, il tracollo dei 5 Stelle

 Il voto delle regionali ci consegna la fotografia politica di un Paese che ha una assoluta necessità di creare un polo moderato e riformista.

Il Partito Democratico ne esce rafforzato non come partito ma come azione di governo, tanto da pensare ad alleanze future con il M5S.
Del resto i pentastellati sono in caduta libera, non raggiungono nemmeno il 10%. Nicola Zingaretti, segretario nazionale del Pd, non mette in dubbio l'alleanza con loro ma rilancia.
Non è vero che Italia Viva ne esce travolta, in Campania raggiunge più del 7% e in Toscana quasi il 5% con Giani presidente, figura scelta da Matteo Renzi, che ha creato meno di un anno fa un partito giovane dal quale si pretendono già percentuali bulgare. Intanto, c'erano i candidati, c'erano le idee e c'erano i programmi. Su quello un elettore dovrebbe decidere in cabina elettorale.


Lo schema consegnato è di un' Italia che ha necessità assoluta di riconquistare il primato della politica, quella che va a fondo le cose, quella che non parla per spot ma che dona consapevolezza di partecipazione e di appartenenza.
A cosa varrà tagliare i parlamentari, e successivamente i loro compensi, se non ci sarà una riforma strutturale?
Si è iniziato al contrario, si è partiti dalla coda per arrivare alla testa, non è detto che andrà bene.
Il cittadino ha il diritto ad essere rappresentato meritevolmente, deve avere la consapevolezza che in quei banchi c'è arrivato chi è bravo, capace, competente. Non chi ha un posto in listino bloccato.


E' il gioco di chi lancia una carota ma in mano trattiene il bastone. Se andiamo a vedere tutto il codazzo di staff che ha ogni ufficio rimaniamo basiti dai costi. Sono cose che al comune cittadino non arrivano, che la casta non lascia trasparire, preferisce parlare per compiacere il popolo sonnecchiante, quello che vota senza leggere, senza sapere le cose. Quello da bar.


C'è uno spazio che la politica, quella vera, deve riprendere, percorrere e divulgare. Si tratta di coltivare l'attivismo, di nutrire le idee, avere la forza di ripartire dal basso con costanza e senza scoramenti.
Non è più possibile che si vinca per uno spot e non per un programma.
La visione del domani è l'essenza del presente.
Quel SI al taglio dei parlamentari è legato a ragioni di malcontento e non di riforme. Il cittadino è stanco di vedere il parlamentare solo in odore di campagna elettorale e mai sui territori, mai protesi all'ascolto, quindi meglio tagliare. Tanto averceli o meno non fa la differenza.
Va riallacciato quel rapporto, tagliato volutamente, la corda è stata tirata fino a romperla.
È un voto contro la casta, contro i politici, contro chi ha il potere in mano.

Quel SI va indagato, è una protesta che monta e travolge il Parlamento.
I politici facciano mea culpa, la fotografia è stata scattata da loro anni fa.