06/08/2020 06:00:00

Quei nostri sindaci con i piedi nel fango 

 Me li ricordo alti, i Sindaci della mia giovinezza. Ero ragazzino,  e i Sindaci della nostra provincia mi sembravano giganti: Salvatore Lombardo, a Marsala, ovviamente, ma anche Ferrara, Sindaco di Alcamo, o Bongiorno, a Castelvetrano. Erano quasi figure sacerdotali, cariche di mito, al di là anche dei loro meriti.  I primi sindaci eletti direttamente dal popolo, i primi del dopo Tangentopoli, i primi che avevano un programma da realizzare, dei cittadini a cui dare conto e soddisfazione, fuori dalle logiche delle spartizioni di poltrone dell'Italia di quegli anni. Si, me li ricordo alti, quei Sindaci lì.

Oggi, invece? Che Sindaci abbiamo nel territorio? Dobbiamo fare una premessa: fare il Sindaco è il più difficile dei mestieri. Non lo si augura neanche al peggior nemico. Non ne vale davvero la pena, è malavita. Perché è una trincea, una maledetta trincea, lì dove la politica si scontra con la vita delle persone, e tu, primo cittadino, sei costretto a fare alti proclami ma a stare, davvero, con i piedi nel fango. 

E' anche vero che da noi abbiamo come sindaci per lo più figure mediocri, senza infamia e senza lode. Modesti come l'elettorato che li sceglie, come siamo diventati tutti noi, a furia di delegare, rimandare, evitare di occuparci della cosa pubblica, che dovrebbe riguardare tutti, e invece da noi viene intesa, ormai, nel senso che non riguarda nessuno. I Sindaci degli anni '90 erano conosciuti per la loro professione, e poi erano anche dei Sindaci. Oggi, invece, molti Sindaci sono senza un vero mestiere, hanno frequentato sempre la politica o le sue stanzucce parallele, la formazione, qualche sindacato, il mondo delle consulenze, degli enti governativi. Sono dei senza partito: eletti con una sigla, passano allo schieramento opposto, poi ritornano, sono "civici" a convenienza, fanno patti con i loro avversari, poi cambiano di nuovo.  Considerano il giornalista qualcuno da foraggiare con qualche contributo, un incarico di addetto stampa qua e là. Se il giornalista prova a fare, semplicemente, il suo mestiere, per loro è un problema. E quindi il giornalista è amico ed è un esempio da elogiare fin quando non si occupa di loro. Altrimenti diventa il nemico del popolo, del cambiamento: il nemico, cioè, loro. 

Daniela Toscano ad Erice e Peppe Pagoto a Favignana, per citare i casi più clamorosi avvenuti nel nostro territorio di recente, sono al centro di inchieste giudiziarie che contestano loro fatti gravissimi. Ma va anche detto che, al netto di quello che ci dirà la verità giudiziaria, una cosa possiamo e dobbiamo dirla. Quello che hanno combinato i due primi cittadini (le multe agli avversari politici, l'interesse imbarazzante per progetti che riguardano familiari) è quello che purtroppo fanno diversi loro colleghi. Che a questo aggiungono altro: il controllo, al limite dello stalking, verso gli avversari politici, l'utilizzo delle leve dei micro contributi a parrocchie, associazioni, come ai giornaletti per controllare i consensi, l'avversione, ai limiti del mobbing, per tutti i dipendenti comunali non allineati. Non sto esagerando. Accade anche questo nei Comuni della provincia, soprattutto in quelli più piccoli, dove il profilo del Sindaco - messia - padrone è ancora più marcato. Alcuni aggiungono anche uno smaccato narcisismo: parlate di me, vi prego.  Lo abbiamo visto durante l'emergenza Covid, tra selfie irresitibili di Sindaci tutto - fare, video appelli incredibili, pose con mascherina nel controllo delle strade, provvedimenti irrazionali dettati più dalla voglia di fare notizia che dalla buona amministrazione. Ad un certo punto, verso Aprile, volevamo lanciare una campagna, con Tp24: "Sindaco, posa lo smartphone". Non ne abbiamo fatto più nulla. Ma è rimasto una specie di provino, di quello che doveva essere. 

Alzano la bandiera della legalità, i nostri Sindaci, spesso però si considerano in qualche modo legibus solutus. Ciò che per altri non vale, a loro è concesso in nome della bontà - autoproclamata -  della loro azione amministrativa.

Ci sono segnali allarmanti che arrivano, circa la deriva poco incline al confronto che prendono alcune amministrazioni.  Ne cito due: a Petrosino, piccolo comune a guida Pd, la Giunta ha deliberato un'azione civile di risarcimento danni contro una consigliera comunale di opposizione che aveva sollevato dei dubbi generici sull'elargizione dei buoni spesa. Dopo che la vicenda è stata resa pubblica da Tp24, l'atto è stato ritirato. Ma la macchia rimane.

A Partanna, invece, il Sindaco Nicolò Catania ha deciso di querelare, con i soldi pubblici, Tp24, solo perchè noi, in una documentata inchiesta, abbiamo sollevato dubbi sul modo in cui vengono gestiti i fondi per gli spettacoli estivi. La vicenda è grottesca. L'incarico viene dato con delibera al solito legale che prende incarichi dall'amministrazione, con la motivazione che i nostri articoli "hanno discreditato l’azione del Comune di Partanna, mettendo in dubbio la legittimità delle scelte dell’Amministrazione e dell’operato amministrativo, con palese riverbero in termini di diffamazione e conseguente danno all’immagine del Comune, del Sindaco e componenti della Giunta oltre che del corpo burocratico-amministrativo interessato ...". Vedete a che punto stiamo arrivando? 

Per tacere dei comunicati deliranti del Sindaco di Trapani Tranchida dopo la nostra inchiesta su ciò che è accaduto nelle elezioni del 2017 di Erice. O di certe scomposte reazioni ad altri nostri articoli del grillino Campo, Sindaco di Pantelleria. 

Forse è proprio questo il consiglio che possiamo dare ai nostri amati Sindaci, ai quali dobbiamo volere bene, e che dobbiamo aiutare, per farli uscire dal labirinto in cui si sono cacciati: essere meno on line, con l'ossessione del post (e del controllo dei post ... ) e più on life, lì dove c'è la vita vera, dove si scontano amarezze e diritti negati di noi comuni cittadini, che non chiediamo di essere abbindolati, meravigliati, intrattenuti. Chiediamo solo di essere amministrati, con trasparenza, uguali opportunità per tutti, rispetto delle regole. 

Per il resto, fare il Sindaco significa stare con i piedi nel fango, è ovvio. E anche questo il senso della politica: avere a che fare con le cose come sono davvero. Il problema è che molti, a forza di stare con i piedi nel fango, ci sono rimasti ben piantati, come nelle sabbie mobili.  Hanno perso orizzonte, valori, buone ragioni.

Ecco perchè mi sembrano così bassi.

Giacomo Di Girolamo

P.S.: Dopo le operazioni di Erice, e Favigana, le vicende di Paceco e Castellammare del Golfo, dopo l'avviso di garanzia che ha interessato anche il Sindaco di Trapani sento molto in giro un refrain: in provincia di Trapani non c'è un Sindaco che non sia indagato. Su questo fatto nei social si fa molta ironia. C'è però un errore di fondo. Perchè tutto questo attivismo giudiziario riguarda non la provincia, ma un distretto, e cioè quello di appartenenza della Procura di Trapani. La vicina Procura di Marsala, invece, non batte un colpo. Come mai? Che devo pensare ... Le indagini si aprono sulla base delle denunce, spesso anonime. Queste denunce, capita che sono inviate per conoscenza anche alla nostra redazione. E insomma, ci sono tantissimi fatti che riguardano la Pubblica Amministrazione tra Marsala, Mazara, Castelvetrano, eccetera, che vengono denunciati. Evidentemente sono segnalazioni che non trovano riscontro ... Siamo fortunati, viviamo nella parte più onesta della provincia. 



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