05/03/2021 07:00:00

"La poesia come necessità dell'essere umano, soprattutto in pandemia". Intervista alla marsalese Ylenia Raia

 “Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino. Noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana. E la razza umana è piena di passione.”


Quanto bisogno c’è oggi della poesia?
L’abbiamo chiesto ad Ylenia Raia, poetessa siciliana, marsalese di nascita e romana d’adozione.
Classe 1991, Ylenia inizia a studiare come Educatrice Professionale di Comunità ed a svolgere tirocini presso una comunità terapeutica ed un centro alternativo alla detenzione.
Sono queste le esperienze che la toccano nel profondo, dandole l’occasione di sperimentare il dolore lancinante di determinati vissuti: emozioni che trascrive, giorno dopo giorno, affinché non rimangano inafferrabili.
La poesia è stata la variabile indipendente che ha permeato la sua vita, quell’amore scoperto e coltivato sin da bambina. Un amore viscerale, la sua fedele compagna: Ylenia scrive per sé, ma anche per gli altri, “affinché la solidarietà emotiva riesca a colmare l’assenza rumorosa degli animi più fragili”.


Ylenia, com’è nata la sua passione per la poesia e cosa significa per lei?
E’ una passione iniziata quando ero molto giovane: ho cominciato dedicandomi alla stesura di alcuni racconti, poi pian piano ho iniziato a comporre poesie.
Poesia è per me l’espressione dell’universalità a partire da un’individualità.
In sostanza, la capacità, la sensibilità, di percepire ciò che è universale come i sentimenti, le emozioni, le sensazioni, e riuscire a trasportarlo nella scrittura, per far sì che chi si approccia ad essa possa non solo comprendere, ma soprattutto riconoscersi in quelle parole. Il tutto però partendo dalle emozioni vissute dal singolo, in questo caso l’artista.


Quali sono stati i suoi “maestri”, a chi si ispira?
Ammiro molto alcuni poeti contemporanei, come Rondoni e Viviani, ma l’autore che mi ha sempre colpito, che mi ispira davvero, è sempre stato Ungaretti: mi affascina terribilmente la sua capacità di esprimere il dolore. Anche Dante mi ha segnata tanto, non solo per la Divina Commedia ma per gran parte delle sue opere: ammiro il maestoso processo di costruzione che c’è dietro i suoi capolavori. Ovviamente ciò che scrivo è estremamente singolare, ha la mia forma, la mia rima, è la mia arte: ma di sicuro questi autori mi hanno segnata tantissimo.

Quanto le sue origini, la sua terra, influiscono sulla sua scrittura?
Tanto, tantissimo: le mie origini sono ovunque, nella mia arte. Una delle prime poesie che ho composto è stata proprio “Al mio mare”: l’ho scritta a Marettimo, su una terrazza meravigliosa che si affaccia sul mare, di sera, con un tappeto di stelle sulla mia testa. La mia Sicilia è sempre con me, nei miei testi c’è sempre un rimando, un riferimento alle mie origini, perché da quelle non si può assolutamente prescindere. E’ quello che ci crea, è quello che ci forma.
C’è a tal proposito un altro componimento, scritto durante il primo lockdown: in quel momento mi trovavo a Londra e sentivo fortemente la mancanza della mia città. Scrivo infatti: “oltre il mare sento un vento”, ed il vento di cui parlo è proprio quello di Marsala. Anche se non potevo sentirlo davvero, volevo trasmettere la voglia, il bisogno straziante di sentire sulla pelle l’aria di casa.

Nel mondo attuale, soprattutto in tempo di pandemia, quanto bisogno c’è della poesia?
Ce n’è tanto bisogno. Io stessa ho deciso di farmi avanti proprio in questo periodo non a caso: ed è stato un iter lungo che ha richiesto da parte mia tanto coraggio. Ho deciso infatti di “aprirmi al mondo” in questo momento così complicato proprio perché la lettura può rivelarsi una grande consolazione: trovare in un componimento le esatte parole che adesso ci mancano, il calore, la vicinanza, in un periodo storico che ci vuole distanti, soli, lontani. Un periodo che ci nega anche un abbraccio. Ecco, la poesia può essere un abbraccio.

Ci parli del suo primo libro, “Silenzi Rivelati”: di cosa si tratta?
Ho pubblicato “Silenzi Rivelati” lo scorso dicembre, tramite la casa editrice Ensemble Edizioni: è un libro che deve la sua nascita innanzitutto ad un mio professore di linguistica, che ha ascoltato ed ammirato i miei componimenti, dandomi poi l’opportunità di confrontarli anche con un altro professore, che è anche poeta. E’ stato lui a darmi la spinta, ed il coraggio, di proporre le mie poesia alla casa editrice, e quest’ultima ha creduto in me al punto da pubblicarle. A loro tre va il mio primo ringraziamento.
Si tratta di una raccolta suddivisa in un “prima” e un “dopo”, a rappresentare proprio la mia evoluzione emotiva e poetica. Sono poi tre i temi ricorrenti nel libro, ovvero amore, tormento e riso: si tratta dei temi protagonisti delle mie giornate, la variabile costante che scandisce il mio tempo. Le poesie sono suddivise proprio secondo questi tre temi.

Le piacerebbe condividere con noi qualche estratto?
Assolutamente si. Vorrei leggervi “Al mio mare”, come dicevo una delle prime poesie che ho composto, dedicata alla mia Sicilia:
“Di notte vibri,
sirena portante.
Un battito, un’onda…
Musica aulica.
Orecchio conoscente,
splendi di schiuma.
Singolarmente colpisci.”


Che consigli darebbe a chi vuole intraprendere questo percorso ed approcciarsi alla scrittura, alla poesia?
Lo incoraggerei assolutamente ad iniziare: come dicevo, è sì una grande forma di consolazione per chi legge, ma soprattutto per chi scrive.
Si tratta della capacità di poter lasciarsi andare, sfogare ciò che spesso tratteniamo e che ci logora. Aprirsi agli altri, invece, ci libera. Ci gratifica. E’ sicuramente un percorso difficile, non è automatico riuscire a creare determinate immagini e riferimenti comprensibili. Bisogna essere pazienti. Ma ne vale senza dubbio la pena.
I silenzi rivelati che danno il titolo alla mia raccolta sono proprio l’espressione delle parole che non riuscivo ad esprimere, silenzi che prevaricavano la mia parola e che poi hanno smesso, finalmente, di essere silenzi.
E si sono aperti agli altri. Dunque, avvicinatevi alla poesia, alla scrittura, alla prosa: fatelo.

Per concludere, quali sono i suoi progetti futuri?
Di sicuro pubblicherò altre raccolte, questo è solo l’esordio della mia arte. La poesia è la mia compagna più fedele, ed io continuerò ad aprirmi al mondo ed a chi sarà felice di leggermi: rappresentare per loro una consolazione, come per me rappresenta una consolazione l’atto stesso di scrivere.