03/06/2020 18:30:00

Nella ricerca teorico-pratica di Francesca Medaglia l'autorialità showrunner

di Antonino Contiliano

Chi volesse incamminarsi fra le pagine dell’opera teorico-critica e metodologica di Francesca Medaglia (Autore/Personaggio: interferenze, complicazioni e scambi di ruolo- Autori e personaggi complessi nella contemporaneità letteraria e transmediale, Lithos, Roma, 2020, pp. 446, € 28), non dovrebbe fare a meno del riferimento al pensiero di Xavier Bichat sulla vita: “La vita è l’insieme delle funzioni che resistono alla morte” (Bichat, per inciso, è l’autore che Gilles Deleuze tira in causa allorquando legge il pensiero dell’amico Michel Foucault per annodare i concetti fondamentali del “filosofo”). Tra questi concetti c’è proprio quello che il pensatore M.

Foucault ha articolato nel saggio “Che cos’è un autore” (R. Barthes invece titolava “Qu’est ce que l’auteur?”).

Entrambi, a fine Novecento, in altre parole ponevano il problema della morte dell’autore così come era stato prefigurato dalla narratività moderna: istanza primaria e intransitiva rispetto alle identità dei personaggi e dei paesaggi che animavano i loro racconti.

Due modi di vedere la trasformazione dell’identità dell’autore nel suo rapporto con il/i personaggio/i, e tradotto nei termini di una nozione più generale, l’autorialità (F. Medaglia). Tema e questione, questo, che sostanzia il libro della nostra autrice (attualmente, come si legge in quarta di copertina, RTDA in “Critica Letteraria e Letterature Comparate” presso il Dipartimento di Lettere e Culture Moderne, Facoltà di Lettere e Filosofia, Sapienza- Università di Roma). L’autorialità è infatti il luogo-tempo astratto in cui la vita dell’autore come soggetto singolare e unico della modernità è in declino. L’autore si fa personaggio, muore come identità riconoscibile e separata. La sua figura si rinnova all’insegna dell’autorialità diffusa e si ridefinisce come una funzione che pluralizza l’identità autoriale, sì che, capovolgendo la coppia autore/personaggio tradizionale, ora si installa come processo di identificazione personaggi/autori.

Nella ricerca della Medaglia (che retrocede anche ai tempi pre-novecenteschi), l’autorialità –come funzione pluralizzata – è così concetto cardine trasversale e transmediale (un pensiero di ricerca – scriveva Gilles Deleuze – si qualifica tale perché è costruzione e connessione di concetti nuovi, sì che il significato sia un’invariante comunicativa e non un’indefinita e infinita oscillazione interpretativa).

Il terzo capitolo del libro è dedicato infatti all’autorialità ibrido-cooperativa (rapporti personaggi/autore/showrunner/writer’s room), mentre i primi due capitoli sono dedicati al rapporto autore/personaggio nello specifico della scrittura letteraria moderna classica. Showrunner, infatti, è la figura ibrida della produzione letteraria massmediale televisiva (specie americana). Nell’ambito della televisione complessa – scrive l’autrice –, almeno in apparenza, lo showrunner infatti «sembrerebbe essere la figura su cui ricade l’autorialità in maniera completa; infatti […] è una figura ibrida che detiene i diritti della propria opera, decide come formare la squadra, supera in ambito decisionale anche la figura del regista, e risponde del proprio operato» (p. 270) solo all’emittente televisiva e alla casa di produzione, a meno che non è di sua proprietà (precisa Mallamaci).

Il libro – oltre ad accompagnarsi a una ricca bibliografia di riferimento e all’indice dei nomi (citati) nel corso delle sue puntuali argomentazioni e dimostrazioni – porta una dedica (“ad Angelo”). In ordine, ancora, una nota (testimoniale e di apprezzamento critico) – «Autore e personaggio alla resa dei conti» – di Francesco Muzzioli (con esergo pirandelliano: «IL PRIMO ATTORE Ci vuole l’autore! – IL DOTTOR HINKFUSS No, l’autore no!»). Della stessa Medaglia, un’introduzione (domande di ricerca, la metodologia e la strumentazione) e le conclusioni a fine lavoro. Nel contesto, la premessa dell’autrice. Un’informazione per il lettore sul passaggio della stessa «dalle ricerche sulla molteplicità autoriale e sulla scrittura a quattro mani – che […] avevano impegnato per lungo tempo e per le quali la […] curiosità […] si stava spegnendo – » (p. 17) all’indagine teorico-critica sulla sovrapposizione tra autore e personaggio. Un passaggio che si dirama dall’odierna letteratura internazionale, e influenza la narratività contemporanea transmediale (cinema, tv, serial, Internet). Nelle conclusioni, la sintesi. Un fermo-immagine che fotogramma il tessuto dei tre capitoli del libro con rapida chiarezza. Il primo capitolo centra la «questione autoriale» (il posizionamento); è dedicato cioè «alla questione teorica dell’autore: l’analisi ha preso le mosse dalla figura dell’autore e dal suo ruolo, in relazione al romanzo, escludendo tutte le altre tipologie di scrittura» (p. 349). Il secondo capitolo, strutturato in due sezioni, riguarda l’autore e il personaggio. La prima sezione è «più marcatamente teorica, mentre la seconda, più critica, è stata dedicata all’analisi di alcuni casi in particolare, al fine di dimostrare empiricamente quanto emerso a livello teorico» (p. 350). Il terzo capitolo, dedicato all’interno dell’universo massmediale – «intitolato Trasmedialità e paratesti» –, troviamo il concetto «di autorialità […] ulteriormente» (p. 354) complessificato e amplificato fino al punto da non poter più distinguere tra autore e personaggio, realtà e finzione. La questione teorico-critica, anche qui (terzo capitolo), è affronta in due paragrafi. Il «primo, intitolato L’impianto teorico-critico, è costituito dall’analisi della questione transmediale, per come si presenta attraverso gli studi più recenti a partire in particolare da Mittell e Jenkins. Il secondo, intitolato Paratesti transmediali: gli esempi, è risultato funzionale all’analisi di alcune trasformazioni di personaggi in autori, che hanno dato vita a una numerosa serie di paratesti letterari derivati dalla serialità televisiva, in modo particolare statunitense» (ivi).

In sintesi, per concludere, il lavoro della Medaglia, analizzando la complessificazione della narrazione transmediale contemporanea, sembra dirci un paio di cose. Si osserva e si registra che il sovvertire e moltiplicarsi degli “attanti” ha lo scopo di confondere i piani del reale; che un personaggio autorializzato, acquisendo autonomia, confonde i piani del reale e dell’irreale; che un autore può cedere il suo ruolo, perdendo la sua aura creatrice; che il «movimento del personaggio che si trasforma in autore, all’interno di alcuni casi specifici che sono stati oggetto di analisi, ha consentito la realizzazione della morte autoriale sotto una veste profondamente allegorica: in tal modo la carica ironica e sovversiva ha successivamente condotto alla nascita di una nuova tipologia di narrazione percorribile nell’ambito letterario contemporaneo. […] che dall’analisi delle opere selezionate è emerso che l’autorialità è un concetto del tutto astratto e ineffabile e come tale, una volta divenuto una funzione narratologica, può essere attribuito di volta in volta a un attante diverso, in modo arbitrario e fittizio» (p. 354).

Ora, se l’autorialità ha assunto questa nuova funzione narratologica (scambio di identità), viene spontaneo, crediamo, dir-ci che siamo in presenza di quella che può essere definita come la nuova dimensione dell’“identità transitiva” quanto simmetricamente ibrida. Una topologia (a geometria variabile) che, stabile una serrata catena concettuale e argomentativa, sottolinea come la metamorfosi dell’istanza unitaria primigenia (l’io) dell’enunciazione è ormai avviata verso l’istanza pluralizzata (dinamica e transmediale). Una topologia che non riguarda soltanto la variabilità dei luoghi, degli ambienti, degli eventi, delle storie e del pubblico, ma anche, e soprattutto, la durata temporale quale può essere l’immediatezza e l’istantaneità. Una temporalizzazione, cioè, ultra-velocizzata è tale in quanto permessa solo alla velocità della nuova tecnologia elettro-digitale quantistica, il cui codice fa da mediatore e transcodificatore universale (il codice di un linguaggio, grazie al codice algoritmico, viene infatti tradotto nel codice di un altro linguaggio: il verbale nell’iconico, l’iconico e il verbale nel sonoro…

E, a parere di chi scrive, pertinente soprattutto è proprio il concetto di funzione (definibile come l’insieme degli aspetti di una cosa). Nel caso del lavoro teorico-critico e metodologico di Francesca Medaglia, se la vita è quella dell’autore del romanzo moderno che si rinnova, la sua metamorfosi allora è il divenire-funzione che resiste alla morte, mentre la sua allegoria rappresenta una significazione più ricca anziché un’interpretazione più vera di un’altra. In tale direzione (allegorica), per di più, il primo indizio, a parere di chi scrive, lo fornisce il dipinto – “Il pellegrino” – di René Magritte (in uso paratestuale), che è piazzato a centro di copertina del libro. Il quadro delle molte “maschere” che un volto (su un corpo dimezzato) può significare!

Un’interpretazione però non è migliore perché più vera di un’altra, bensì perché più ricca; perché la realtà può essere il contenuto di un sistema di segni eterogeneo-molteplici e massmediale (e i segni non hanno una sola vita; possono incrociarsi e mescolarsi in maniera tale che (nel caso in questione) le identità autore/personaggio al contempo possono sovrapporsi e differenziarsi (tra un blocco o un’alterazione o un’identità ibrido- transitiva) in termini geminativi.

Così, si potrebbe pure dire che la morte dell’autore rientra fra le “morti parziali” – il ‘si muore’ di tutti e ognuno in qualsiasi momento della vita. Ma nello specifico dell’impersonale ‘si muore’ non è della tua morte personale che si tratta. Se la morte dell’autore, nel caso del romanzo contemporaneo, è quello di un tempo (quello che non si confondeva con la vita dei suoi personaggi), non così ‘è’ per la parte della vita dei personaggi della nuova letteratura romanzesca complessificata. Qui non possono fare a meno di piegarsi e ripiegarsi per dispiegarsi di nuovo e farsi/vedersi identità altra, rispetto a un ‘Fuori’ che si relaziona e correlaziona sempre nell’immanenza delle cose e degli stati di cose in movimento. Flettendosi diventano – direbbero Blachot e Foucault – l’interno di un esterno e l’esterno di un interno del divenire-personaggi-autori, ovvero un’identità aliena ma, immanentemente, mescolata allo ‘straniero’ e allo ‘stesso’ (plurale o singolare), l’istanza individualizzata dell’enunciazione narrativa ha sempre bisogno di un rapporto all’Altro. L’“Autore/Personaggio” che è, appunto, l’“è” dell’“egli”, la forma congiuntiva-disgiuntiva dell’identità mescolata. Un mix, fra l’altro, attestato dalla barra obliqua (segno di per sé asemantico, o slash); il segno desostanzializzato (una funzione) che ci dice però del possibile reciproco scambio di ruolo tra i due.