12/08/2020 14:30:00

Rischiare la vita in bici a Marsala

di Massimo Jevolella

Ieri mattina è accaduto quello che temevo da tempo: un automobilista mi ha investito mentre andavo in bicicletta. L'incosciente sbucava da una via laterale in Piazza del Popolo, non ha rispettato la precedenza e mi è venuto addosso forse senza nemmeno vedermi, e senza poi fermarsi e chiedere scusa. Solo per caso sono illeso. L'impatto ha colpito la ruota posteriore della bici, sfiorandomi di poco una gamba. Poco più tardi, mentre percorrevo via Bottino, mi è toccato vedere un altro automobilista sbucare in contromano da via Malta, e poi girare a destra, sempre contromano, fino a raggiungere via Diaz, tranquillo e beato nella sua incredibile strafottenza. I contramanisti sono una specie infestante in via Bottino. Poco tempo fa un altro automobilista che stazionava in divieto di sosta davanti a Porta Garibaldi mi fece ruzzolare a terra aprendo all'improvviso la portiera. Anche allora fui fortunato e me la cavai con una lieve contusione al ginocchio destro.

E io confesso: non ne posso più. Non ne posso più di questa città che non reagisce ai barbari, in cui un governo comunale troppo debole, troppo cieco e lassista permette a una quota non indifferente della popolazione di sguazzare nella totale anarchia, nel più assoluto disprezzo delle regole e della civile convivenza.

Alcuni giorni fa, esasperato dall'inciviltà dei tanti, dei troppi, che parcheggiano in doppia fila in via Mazzini, andai a parlare a una coppia di vigili che passeggiavano tranquilli a Porta Garibaldi. “Perché non vi vedo mai in via Mazzini a multare i doppiafilisti?” Risposta: “Siamo in pochi”. Però quei pochi trovano sempre il tempo per andare a passeggio in via Sibilla e in altre vie vicine ad appiccicare multe su multe alle auto in divieto di sosta. Certo, quel lavoro è più facile e redditizio per il Comune. Andare invece in via Mazzini a discutere animatamente coi doppiafilisti dev'essere senz'altro un compito molto più ingrato e assai meno remunerativo. Ma intanto in via Mazzini un ciclista – e non solo un ciclista – rischia la vita, e spesso è costretto a salire sui marciapiedi per sfuggire al pericolo.

Vorrei chiedere al sindaco, o a uno degli assessori comunali: avete mai provato, voi, a percorrere via Mazzini in bicicletta? Perché non lo fate? Magari verso le undici di mattina, quando il traffico è più caotico? E perché non andate anche a Porticella, a vedere? O in via Mazara? O in via Trapani? O sulla litoranea per i lidi, una vera trappola mortale per chiunque osi avventurarvisi in bicicletta o a piedi? Avreste il coraggio di fare questa prova, signori del Comune? O forse pensate che quelli che usano la bici non siano cittadini che hanno gli stessi diritti degli altri? Primo fra tutti, il diritto a non rischiare la pelle per spostarsi da un capo all'altro della città.

E le piste ciclabili? Ma quando mai! Nemmeno l'ombra. Questo sì che per Marsala è un primato vergognoso. Tanto più che la città è quasi ovunque pianeggiante, quindi perfetta per lo sviluppo della circolazione ciclistica. Perfetta, anche per il suo clima, per la creazione non di una pista, ma di una rete ben strutturata di piste ciclabili. E questo sì che sarebbe un vero progresso, un vero cambiamento per una città che sembra sorda e cieca di fronte all'affermarsi globale della cultura ambientalista.

E lasciamo perdere qui tutte le altre manifestazioni di anarchia e inciviltà che affliggono Marsala. Lasciamo perdere la questione terribile delle immondizie sparse ovunque, e delle discariche abusive. Tornerò anche su questo penosissimo argomento. Ne ho viste di tutti i colori, pochi giorni fa, partecipando coi volontari di Libera allo sgombero di una discarica a Sappusi. Roba da mettersi a gridare, e a vomitare per lo schifo indescrivibile. Qui mi premeva solo levare un grido di sdegno per la maleducazione di tanti nel traffico, e per la deplorevole ignavia del Comune che fa poco o nulla per contrastarla, e assolutamente nulla per creare una nuova viabilità rispettosa anche dell'ambiente, e cambiare finalmente il volto a questa città che oggi è tenuta in ostaggio da un'orda di incivili.

Nota finale: a coloro che incolpano i ciclisti di essere sovente loro stessi, con la loro indisciplina, a provocare gli incidenti di cui sono vittime, rispondo: è vero, sono molti i ciclisti che purtroppo non osservano le regole del codice stradale. Ma – e non per giustificarli – questa è anche una conseguenza della mancanza di piste ciclabili. Lo dimostra il fatto che nelle città in cui la rete ciclabile è più sviluppata, la frequenza degli incidenti si riduce quasi a zero.



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