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24/05/2026 06:00:00

Salemi. La travagliata storia della Casa di Riposo San Gaetano: la volontà tradita del benefattore Gaetano Uddo

Tutto ebbe inizio in un uggioso pomeriggio del 22 ottobre 1952, nello studio del notaio Antoniette M. Alberti al numero 122 di West First Street, a Los Angeles. 

 

Fu lì che l’immobiliarista italo-americano Gaetano Uddo e la moglie Grazia De Simone, figlia di emigrati di Salaparuta, nata a New Orleans, firmarono un atto di donazione di cento milioni di lire in favore del Comune di Salemi.

 

Appena diciottenne, Uddo aveva lasciato la Sicilia inseguendo il sogno americano, come milioni di altri emigranti siciliani. 

 

Negli Stati Uniti aveva costruito una fortuna nel settore immobiliare, senza però dimenticare la povertà e le difficoltà della terra che aveva lasciato. 

 

Da qui nacque il desiderio di restituire qualcosa alla propria comunità.

 

Nell’atto di donazione, i coniugi specificavano con chiarezza la finalità del contributo: la fondazione nella città di Salemi di un istituto assistenziale ispirato ai principi cattolici, destinato al ricovero di anziani indigenti e inabili al lavoro, da denominarsi “Casa di Riposo San Gaetano”.

 

Il progetto prevedeva una precisa ripartizione delle risorse: quaranta milioni di lire sarebbero stati destinati all’acquisto dell’area e alla costruzione dell’edificio, mentre i restanti sessanta milioni sarebbero stati versati alla struttura, a lavori ultimati, in rate mensili da cinque milioni ciascuna. 

 

L’obiettivo era creare un fondo capace di garantire “un reddito perenne per l’assistenza, il mantenimento e il sostentamento dei ricoverati”.

 

Ad eseguire la volontà dei benefattori avrebbero dovuto essere il sindaco e l’arciprete dell’epoca, Vero Felice Monti e Ignazio Ardagna, nominati procuratori dell’opera. 

Contestualmente venivano individuate anche le figure istituzionali chiamate a comporre il futuro Consiglio di amministrazione dell’ente: il sindaco, l’arciprete, il presidente dell’ECA, il presidente della Società Operaia e un sanitario designato dal Consiglio comunale.

 

La notizia della donazione dovette scuotere profondamente la sonnolenta vita cittadina del tempo. 

 

 

Tuttavia, trascorsero ben nove mesi prima che sindaco e arciprete si sedessero davanti al notaio Vito Spedale Mistretta per formalizzare l’accettazione dell’atto. 

 

Ancora più lunga fu l’attesa per vedere completata la struttura: servirono infatti otto anni per ultimare l’edificio.

 

Tempi interminabili per chi, come Uddo, era abituato ai ritmi frenetici dell’edilizia americana e alla nascita rapida dei grattacieli di Los Angeles. 

 

Il benefattore non riuscì mai a vedere realizzato il suo sogno: morì prima dell’inaugurazione della Casa di Riposo, avvenuta nel marzo del 1961.

 

Alla cerimonia fu presente soltanto la vedova Grace, ormai profondamente delusa dai continui ritardi e dalle lungaggini burocratiche. 

Dall’America, negli anni precedenti, aveva più volte manifestato agli amministratori salemitani l’intenzione di revocare parte della donazione, cancellando i restanti sessanta milioni previsti per il mantenimento della struttura.

Con il senno di poi, la sua delusione appare quasi profetica.

Per circa mezzo secolo la Casa di Riposo San Gaetano ha comunque svolto, tra luci e ombre, una funzione assistenziale e sociale importante per il territorio. 

 

Il declino iniziò gradualmente con l’ingresso dell’ente nel circuito delle Ipab, gli Istituti pubblici regionali di assistenza e beneficenza.

 

La crisi definitiva emerse con il conto consuntivo del 2014, dal quale risultò un disavanzo di amministrazione di quasi 400 mila euro. 

 

Da quel momento prese avvio l’era dei commissari straordinari, nominati con il compito di garantire la gestione ordinaria e straordinaria dell’istituto “nelle more della ricostituzione del Consiglio di amministrazione”.

 

Una formula generica e senza logica ripetuta negli anni, mentre l’attività assistenziale era ormai cessata da tempo.

 

Tra gli ultimi commissari nominati figura il dottor Luigi Miceli, incaricato nel marzo 2023. 

 

Il suo mandato, inizialmente previsto fino al 31 dicembre dello stesso anno, prevedeva la redazione di relazioni trimestrali sull’attività svolta e di una relazione conclusiva sugli esiti della gestione. E con il solito ritornello “nelle more della ricostituzione del Consiglio di amministrazione”. 

Consiglio di amministrazione mai stato ricostituito. E non si capisce a quali esiti di gestione si fa riferimento, se non che alla produzione dell’uliveto che circonda la struttura, unica fonte di reddito dell’ex casa di riposo .

 

Negli ultimi giorni il nome del “San Gaetano” è tornato al centro del dibattito pubblico dopo la decisione del commissario Miceli di pubblicare un avviso per concedere in affitto l’edificio.

 

Una scelta che ha suscitato immediate polemiche.

 

La consigliera comunale di opposizione Giuseppina Spagnolo ha chiesto all’Assessorato regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro l’immediata sospensione e revoca dell’avviso commissariale, contestandone la legittimità e la mancanza di adeguate garanzie.

 

Secondo Spagnolo, il bando sarebbe “estremamente sintetico” e carente di elementi fondamentali: dall’assenza di un canone minimo alla mancata pubblicazione di una perizia di stima, fino all’assenza di criteri trasparenti per la valutazione delle proposte e di adeguate garanzie economiche e gestionali.

 

Due giorni dopo è intervenuto anche il sindaco di Salemi, Vito Scalisi, con una nota inviata all’assessore regionale competente. 

 

Il primo cittadino ha definito il documento del commissario “irrituale, eccedente, esorbitante e non conforme”, chiedendo un intervento dell’assessorato e sollecitando la ricostituzione del Consiglio di amministrazione, precisando che il Comune da molto tempo ha designato i nomi di propria competenza.

 

La risposta della Regione non si è fatta attendere. 

 

Il dirigente regionale Antonio Giannettino ha comunicato sia al sindaco sia alla consigliera Spagnolo, di avere richiesto al commissario Miceli una “dettagliata relazione, con la sollecitudine richiesta dalla natura della questione e di valutare sin da ora l’opportunità di disporre la sospensione cautelativa degli atti di gara.


 

Sin qui la cronaca degli ultimi giorni. 


 

Non sappiamo se la relazione del Commissario fatta pervenire in assessorato sia stata esaustiva e quale decisione verra’ presa dal funzionario dell’Assessorato. 


 

Da voci da noi raccolte parrebbe che sia sorto qualche problema. 


 

Intanto la struttura versa in uno stato di completo abbandono ed è stata più volte oggetto di atti vandalici.

Eppure, nel marzo del 1961, il cronista Maltese del quotidiano statunitense in lingua italiana “Il Progresso Italo-Americano” descriveva la Casa di Riposo San Gaetano con toni elegiaci: “Candido edificio della Casa di Riposo San Gaetano sorge in favorevole posizione tra colline degradanti ombreggiate da pinete folte che arricchiscono l’aura di effluvi balsamici, tra gli ulivi argentei e la sagoma cupa dei cipressi alteri in una chiarità di paesaggio quasi umbro”.

Resta oggi una domanda inevitabile: avrebbe usato le stesse parole se avesse potuto immaginare il destino riservato alla struttura? Destino non soprannaturale ma costruito dalla mala politica degli uomini.

Una domanda rimasta sospesa nel tempo, sommersa dalla cascata di retorica delle autorità di quella giornata e dalle note dell’Inno di Mameli eseguite dalla banda municipale diretta da Rosario Ganci.


 

Franco Ciro Lo Re