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14/03/2019 16:15:00

Scrive Giovanni Lombardo, sul futuro dell'Europa

 Qualche anno fa, nel 2012, una ragazzina, assieme ad altre compagne, sale sul bus per andare a scuola. Due uomini, saliti dopo di lei, le sparano alla testa. Non muore.

Viene trasferita in aereo dal Pakistan in cui si trova, in una clinica specializzata dell’Inghilterra. Si salva. Due anni dopo, nell’ottobre del 2014, le viene assegnato il premio Nobel per la Pace con questa motivazione: “ per la lotta contro la sopraffazione dei bambini e dei giovani e per il diritto di tutti i bambini all’istruzione”. Come mai? Nelle librerie di tutto il mondo è comparso un libro “ Io sono Malala”, in cui questa ragazza racconta la sua storia. Denuncia che nella società in cui vive le donne sono ostacolate negli studi, destinate ad essere al servizio dell’uomo, secondo l’ideologia sostenuta dai talebani. Ha creato un blog, diffuso in tutto il Paese e sostenuto dalla BBC, in cui promuove il diritto delle ragazze come lei di studiare e di decidere della propria vita. I Talebani, che controllano questo territorio del Pakistan, decidono di eliminarla. Non ci riescono. Malala Yousafzai, ( è nata il 12 luglio 1997), appena guarita, con il sostegno di grosse organizzazioni internazionali, lancia una campagna mondiale per il diritto di tutti i bambini allo studio. E’ convinta che lo studio diminuirà il rischio di guerre. “La guerra non è qualcosa di scontato”, sostiene.


Nel 2014, mentre Malala si impegna contro la guerra, decine di guerre sono in corso in varie parti della Terra, in particolare in Africa e in Asia. Una delle guerre più feroci, promossa da una organizzazione di fondamentalisti che dicono di essere musulmani e di voler ricostituire lo storico “Califfato”, è quella che si svolge nei territori dell’Iraq e della Siria. Fra le montagne che portano dall’Iraq alla Turchia, nel territorio dei Curdi, vivono i curdi yazidi, un piccolo popolo di montanari, circa mezzo milione, che non è musulmano e professa una sua religione. Vive da secoli fra queste montagne. Arrivano le truppe vittoriose dell’Isis. In un villaggio radunano in piazza la popolazione. Ammazzano seicento persone. Le donne, soprattutto le ragazze, vengono stuprate e schiavizzate. Una di queste tre mesi dopo riesce a fuggire, finisce in un campo profughi, da lì in Germania. Decide di denunciare dinanzi a tutto il mondo il genocidio cui è sottoposta la sua gente, gli Yazidi. Nel 2016, a 19 anni , viene invitata a raccontare la sua vicenda dinanzi al Parlamento Europeo. Anche lei pubblica un libro che racconta la sua storia, “ L’ultima ragazza”. Quel terribile pomeriggio, fra i seicento. furono massacrati anche i suoi genitori e sei fratelli. Una sua sorella finisce anch’essa schiava. Chiede all’Europa azioni concrete, non semplici dichiarazioni di solidarietà, e che si aiuti il popolo yazida a tornare nelle proprie terre, dopo la sconfitta dell’Isis, Si dichiara “fiera delle proprie radici”. Il 20 dicembre 2018 viene ricevuta in udienza privata da papa Francesco. Nell’ottobre dello stesso anno riceve il premio Nobel per la pace. Si chiama Nadia Murad Busee Taha, nata nell’anno 1993.


Il 20 agosto 2018, quando ancora Nadia non ha ricevuto il Nobel, una ragazzina di 15 anni, con il volto tondo di bambina e due treccine bionde, non va a scuola e si piazza, lei da sola, dinanzi al Parlamento di Stoccolma. “sciopero della scuola per il clima” c’è scritto sul cartellone che porta addosso. Ogni venerdì marina la scuola e ripete la sua protesta. In breve non è più sola. Il venerdì in Svezia diviene il giorno in cui gli studenti scioperano per salvare la Terra dall’inquinamento e degrado prodotti dagli esseri umani. Nasce il Movimento giovanile mondiale per il clima.

In Svezia per l’8 marzo appena trascorso Greta è stata indicata come “donna dell’anno”. Il 15 marzo, di venerdì naturalmente, sono previste oltre 860 proteste di studenti in 75 diverse nazioni. Greta Thumbery ( nata il 3 gennaio 2003) ha parlato come portavoce del “Movimento giovanile” alla Conferenza sul cambiamento climatico organizzata dalle Nazioni Unite in Polonia il 16 dicembre scorso. Hanno partecipato 196 Nazioni.

La giovanissima Greta è stata durissima; il suo discorso è ascoltabile in Internet. Tra l’altro ha detto: “Se le soluzioni all’interno del sistema sono così impossibili da trovare, allora occorre cambiare il sistema stesso”; “ Voi non avete più scuse e noi abbiamo poco tempo”; “ Voi dite di amare i vostri figli, ma state rubando il loro futuro davanti agli occhi”; “ La nostra biosfera viene sacrificata per far sì che le persone ricche in Paesi come il mio possano vivere nel lusso”. Nel febbraio scorso, a Bruxelles, ha parlato dinanzi alla Commissione Europea: per affrontare il cambiamento climatico “ non c’è abbastanza tempo per aspettare che noi cresciamo… i nostri leader politici hanno perso decenni… vogliamo che parlino non con noi ma con gli scienziati; abbiamo bisogno di un nuovo modo di pensare; dobbiamo cooperare e distribuire le risorse del pianeta in modo equo”.
Cosa c’entrano queste tre storie con l’Europa e il suo futuro? Proviamo a sintetizzare.


Malala: diritto di tutti i bambini allo studio - eguaglianza totale tra uomini e donne - l’istruzione per tutti garantira’ la pace.
Nadia: i fanatismi e la volontà di potenza (tutti come noi oppure morti o schiavi) sono rovina e barbarie - anche i popoli più piccoli hanno diritto alla loro identita’ e liberta’.


Greta: il cambiamento climatico minaccia oggi l’intera umanità - i politici debbono ascoltare gli scienziati - se il sistema in cui viviamo non riesce ad affrontare la crisi occorre cambiare il sistema


Consideriamo ora alcuni aspetti essenziali della unione europea: mezzo miliardo di cittadini; prima potenza industriale del mondo. 70 anni senza guerre interne (mai avvenuto negli ultimi mille anni) ma:
A) trasforma una piccola crisi in un disastro economico e sociale (Grecia);
B) non riesce a far rispettare la propria dichiarazione dei diritti e le liberta’ democratiche in diversi paesi membri (es: Polonia, Ungheria);
C) non riesce a gestire i flussi migratori evidenziando la crisi dei meccanismi decisionali ( come fare le leggi dell’unione europea? chi decide?)
Qual e’ l’orizzonte? Qual e’ la direzione?


Per le prossime elezioni del Parlamento Europeo i vari gruppi, i vari partiti che ci presenteranno le loro liste non dovranno solo presentare dei candidati capaci e autorevoli ma soprattutto dovranno indicarci in che direzione intendono portare questa Unione.
Non vi sono più spazi sconfinati, luoghi sconosciuti da scoprire. Il globo terrestre si è rattrappito. Dobbiamo imparare a vivere in una Terra che stiamo rendendo incapace di alimentarci e proteggerci, nella quale possiamo migrare ma dalla quale non possiamo e-migrare.


Giovanni Lombardo