Informativa
Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy.
Se vuoi saperne di più negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi.
Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie. Cookie Policy   -   Chiudi
22/05/2019 07:00:00

Sicilia: la Corte dei Conti condanna, la Regione non riscuote

La Corte dei Conti condanna, la Regione non riscuote. Restano in un limbo le sentenze con le quali i magistrati contabili hanno disposto il risarcimento dei danni a carico di assessori, alti dirigenti e anche semplici funzionari. Ci sono ben 190 pronunce definitive ancora da eseguire e valgono oltre 100 milioni. Somme che dovrebbero già trovarsi nel bilancio pubblico e che invece restano nelle tasche dei condannati.

Di fronte a questi numeri e alle segnalazioni arrivate direttamente dal procuratore regionale della Corte dei Conti, Gianluca Albo, la giunta ha deciso di correre ai ripari creando un nuovo ufficio speciale. A questa struttura, di cui faranno parte dieci dipendenti, verranno affidati i poteri di predisposizione dei decreti di recupero, invio di diffide e messe in mora, eventuale rateizzazione e/o recupero coattivo.

Se l'operazione andrà in porto lo si scoprirà solo nei prossimi mesi. Condizionale d'obbligo, visto il ritmo registrato finora e destinato a far discutere. Nella relazione che accompagna la delibera appena emessa dalla giunta, l'assessorato alle Finanze ammette che esistono 90 sentenze che dovrebbe gestire direttamente (pur avendo solo 3 funzionari dirottati su questo compito) e altre cento sparse fra i vari uffici di altri assessorati a cui di volta in volta in passato veniva affidato il compito di recuperare i crediti. Il risultato è che poco o nulla è stato recuperato e almeno altri 100 milioni sono ancora da «inseguire».