22/01/2020 04:00:00

In Sicilia l'amianto continua a fare 600 vittime all'anno

L’amianto uccide più di sei mila persone nel 2017, oltre 600 nella sola Sicilia. Diverse le patologie asbesto correlate. Sono censiti 1800 casi di mesotelioma di cui oltre il cinque per cento nella regione. Purtroppo i dati dicono che quasi il cento per cento di coloro che si ammalano di mesotelioma sono destinati a morire. Nell’isola, tra il 2000 e il 2011, sono 947 i casi, con una media che sfiora i 100 l’anno. In generale, i cancri al polmone causati o aggravati dall’esposizione ad amianto, poiché “potenzia l’effetto degli altri cancerogeni, con una sinergia moltiplicativa” sarebbero causa di almeno 3600 decessi. A questi vanno aggiunti circa 600 casi provocati dall’asbestosi e poi tutti gli altri legati alle altre malattie asbesto correlate. Parliamo di tumori alla laringe, faringe, esofago, fegato, colon e ovaio, ma anche placche pleuriche ed ispessimenti pleurici e di complicazioni cardio- vascolari.

Sicilia “terra martire”
I dati dell’Osservatorio nazionale amianto raccontano di una strage silenziosa per cui la Sicilia viene definita “una terra martire”. Un fenomeno che secondo l’Osservatorio è “fortemente sottovalutato” nonostante “l’approvazione della legge regionale amianto n. 10/2014”. Anche l’Inail, nel suo registro nazionale sui mesoteliomi, l’ultimo è del 2018, conta numeri importanti. Mille 453 casi di morte per mesotelioma tra il 1993 e il 2015 in Sicilia a fronte di un totale nazionale di oltre 27mila. Di questi sono considerati certamente collegati all’amianto il 79 per cento, probabili il 5 e possibili il 16. Priolo, Melilli, Siracusa, Augusta, la Valle del Mela ma anche i cantieri navali di Palermo e il cosiddetto triangolo della morte con Gela, Siracusa e Ragusa. Sono tanti i luoghi siciliani contaminati.

Esposizione all’amianto professionale
L’emergenza non sembra essere soltanto sanitaria e giudiziaria ma è anche sociale ed economica. Perché il mesotelioma faccia la sua comparsa, spiegano dall’Osservatorio, deve sempre esserci esposizione all’amianto e, “salvo rari casi, è di origine professionale per il 90 per cento dei casi per gli uomini e in circa il 50 per cento per le donne. La maggiore incidenza è nel settore edile (15 per cento) seguito dall’industria metalmeccanica (8 per cento), dall’industria tessile e dalla cantieristica navale il 7 per cento. Anche tra i militari della Difesa ci sono numerosi casi. Colpiscono, poi gli 80 registrati negli ultimi anni a scuola. Numeri che secondo l’Osservatorio “certificano l’inadempimento prima di tutto dello Stato”. Proprio lo Stato sembra essere consapevole che le cose non vanno bene, soprattutto in Sicilia. È di pochi giorni fa, infatti, la notizia che il ministero dell’Ambiente ha stanziato un po’ di milioni di euro, 385 per la precisione, di cui 117 per la Sicilia, per la bonifica dall’amianto negli edifici pubblici. Al centro del progetto lo smaltimento in scuole e ospedali.

Biancavilla tra i siti di interesse nazionale
Tra i siti che destano maggiore preoccupazione c’è Biancavilla, tanto che dal 2001 è stato inserito fra i siti di interesse nazionale per le bonifiche dei suoli ai sensi della Legge 241/90. La mortalità per neoplasia pleurica è passata dai 417 casi del 1996 ai 440 nel 2006, con un picco di 580 nel 2002. In generale qui, negli anni, si è registrato un incremento della mortalità e della morbosità di patologie specifiche: neoplasie pleuriche maligne (163), patologie cardiovascolari (390-459), cardiovascolari ischemiche (410-414), respiratorie (460-519), respiratorie acute (460-466, 480-487), patologie croniche polmonari (490-496).

Gela e l’amianto tra i capelli
Se per Biancavilla si parla tuttavia di “nessun caso con esposizione professionale certa”, non si può dire lo stesso per Gela. Qui è stata rivelata la presenza di agenti tossici nei capelli dei lavoratori del petrolchimico. La ricerca è di qualche anno fa e in tutti i 70 lavoratori che si sono sottoposti alle analisi sono stati trovati nichel, vanadio, cadmio, mercurio, alluminio e piombo. D’altra parte, nella consulenza tecnica d’ufficio resa nell’ambito del procedimento n. 899/2014 presso il Tribunale di Gela dell’ingegnere Katia Nicosiano, si evidenzia che nella raffineria di Gela non si lavora direttamente l’amianto “ma tale materiale è stato largamente impiegato come componente di impianti e di manufatti. Nonostante le bonifiche persiste in tubazioni, linee e parti di impianto coibentate con materiali contenenti amianto. Alcune bonifiche hanno interessato anche le raffinerie di Priolo e Augusta, ma anche in questi casi se ne registra ancora presenza.

Negligenza a Milazzo e Termini Imerese
Non va meglio a Milazzo. La Mediterranea raffineria siciliana petroli Spa nel 2017 è stata citata in giudizio. L’accusa è di “negligenza, imprudenza e imperizia nonché colpa specifica” per avere “omesso di adottare tutti i provvedimenti tecnici, organizzativi e/o procedurali necessari per contenere l’esposizione all’amianto e/o alle inalazioni pericolose di gas, polveri e/o fumi nocivi”. Stessa accusa, sempre nel 2017, per l’Eni di Termini Imerese.

Sopravvivenza al 10 per cento
Ancora una volta prevenire è meglio che curare. Anche perché, soprattutto per quanto riguarda le capacità di sconfitta del mesotelioma, i dati sono poco rassicuranti. Secondo il report dell’Associazione italiana di oncologia medica “I numeri del cancro in Italia 2016”, citata dall’Osservatorio, “la sopravvivenza a cinque anni per i mesoteliomi è pari al 10 per cento sia nei maschi sia nelle femmine”. Ecco perché dall’Osservatorio insistono sull’applicazione della legge regionale n. 10 del 2014. Le norme che prevedono la bonifica e messa in sicurezza del territorio sono “capaci di evitare le esposizioni e mettere fine alla epidemia di patologie asbesto correlate”.

Picco dei decessi tra il 2025 e il 2030
Insomma, la Sicilia è piena di amianto. Secondo l’Osservatorio nazionale o ci si attiva subito per correre ai ripari o l’intensa esposizione alle polveri e fibre porterà a un aumento del problema. Le previsioni segnano il picco massimo dei decessi in Italia tra il 2025 al 2030. Crescita che riguarda anche e in particolare la regione. Servono bonifiche, mappature ricerca e sorveglianza. L’Osservatorio trova una chiave di svolta nell’applicazione della legge regionale. Al contempo però, si deve “permettere ai lavoratori esposti di poter accedere al prepensionamento attraverso le maggiorazioni contributive per esposizione ad amianto”.

Fonte: Focus Sicilia