03/03/2021 06:00:00

Leonardo La Piana (Cisl): "I cantieri devono partire prima dello sblocco dei licenziamenti"

 Leonardo La Piana, segretario Cisl Palermo Trapani. Da parte della Cisl arrivano delle proposte concrete sulla ripartenza. La domanda che in tanti si fanno è: come ripartire? Cosa bisogna fare subito secondo la Cisl?

Bisogna trovare dei meccanismi che correggano quello che già esiste. C’è un governo nuovo che deve portarci verso il futuro. Noi tra le altre cose parliamo di reddito di cittadinanza, di politica fiscale, e flessibilità in uscita. Abbiamo la convinzione che il reddito di cittadinanza sia stato uno strumento concreto per combattere le situazioni di vera povertà. Poi come sempre accade in questi casi, molti ne hanno abusato e ne hanno usufruito persone che non ne avevano diritto e per questo occorrono maggiori controlli. Il reddito di cittadinanza ha fallito completamente come strumento che doveva essere l’anticamera per potere poi trovare un’attività lavorativa. Credo, siccome il presidente Draghi parla di debito buono e debito cattivo, se continuiamo in questo modo i soldi spesi così sono debito cattivo e allora dobbiamo trasformarli per renderli funzionali a quelle che sono le esigenze delle nostre province. Trapani e Palermo sono delle realtà che vivono una economia molto fragile, dove i dati del reddito di cittadinanza sono molto alti e ciò a prescindere da tutto significa che c’è tanta gente che ne ha di bisogno. Poi c’è il tema del lavoro. Noi stiamo provando a dire assieme a Cgil e Uil che, il termine del 31 marzo non può essere il termine in cui scade il blocco dei licenziamenti e la tassa Covid, noi crediamo che questi punti debbano essere prorogati. Ovviamente avete notato come la posizione di Confindustria sia completamente diversa. Noi nelle nostre province abbiamo la necessita di guardarea questi temi nazionali ma che, calati nella realtà locale molto più fragile, ci fanno preoccupare molto di più.

La Piana, dal punto di vista sanitario le province lombarde di Brescia, Bergamo, Milano, sono quelle più colpite ma dal punto di vista economico quelle più colpite sono le nostre.

Noi siamo colpiti soprattutto dal fatto che già abbiamo una struttura imprenditoriale molto debole e lo è altrettanto tutto ciò che riguarda i cantieri. Quando saremo pronti per potere avere i cantieri, scopriremo che il nostro tessuto imprenditoriale non sarà nelle condizioni di affrontare le nuove esigenze e il rischio sarà quello che le imprese lavoreranno in subappalto e la parte preponderante potrebbe andare alle imprese che non sono del Sud Italia. Noi come sindacato abbiamo assoluta necessità che questo non avvenga, perché alcuni settori, come quello dell’edilizia, sono completamente fermi, anzi ora qualcosa si muove, ma ancora siamo in una fase veramente negativa. Poi abbiamo il tema del turismo, le attività di ricezione e dei servizi che una provincia come quella di Trapani sta subendo in modo molto grave.

C’è chi per paura della diffusione del contagio delle varianti dice che, anziché aprire, bisogna chiudere i cantieri.

Io capisco, ma vorrei ricordare che quando è iniziata la pandemia, le organizzazioni sindacali si sono ritrovate a trovare una condizione con la quale hanno detto, prima la salute e poi il lavoro, tant’è che sono stati fatti nelle imprese dei protocolli per assicurare la sicurezza. Adesso il tema è, che se continuiamo in questo modo e non ci abituiamo a convivere con il virus, probabilmente il virus lo sconfiggiamo ma la gente morirà di fame e questo non ce lo possiamo permettere. Il fatto è che appena sbloccheranno i licenziamenti, l’impatto sarà devastante e prima che avvenga questo devono partire questi cantieri per le opere infrastrutturali. Se riparte l’edilizia riparte tutta la filiera.

La Piana, cosa ci dice sull’aeroporto di Birgi, visto che il turismo, oltre all’edilizia, è uno dei punti cardini di questa nostra fragile economia.

Tutte le volte che c’è stata la possibilità la Cisl è stata accanto a quelle realtà e a tutti coloro che volevano trovare una condizione di sviluppo. Il turismo è fondamentale, ecco perché speravamo in Trapani Capitale della Cultura, non tanto per il titolo quanto per il fatto che il lavoro che è stato messo in campo è stato quello di guardare al sistema della provincia trapanese. Io credo che questo meccanismo che si stava utilizzando per poter dire che non esiste un’unica meta, ma una sommatoria di diverse situazioni importanti, e questo dovrebbe essere alla base del nostro tessuto imprenditoriale. Alcune volte in questa provincia noi intravediamo delle eccellenze che, però, non fanno sistema.