30/05/2020 08:04:00

Musumeci: "Sicilia: Regione a turismo speciale. Il mio voto al governo? 6"

 A volte la porta degli inferi è quella che dà sul pianerottolo. La porta di casa propria. «È vero, in questo momento di grande crisi c’è il pericolo che molti nostri concittadini, semplici padri di famiglia o titolari di negozi e aziende, finiscano nelle mani della criminalità organizzata. Spesso tutto comincia dal pianerottolo di casa. Col vicino più tranquillo, quello che non diresti mai, che fa discorsi tipo “ma come, sei così in difficoltà e non mi hai detto nulla? Quanto ti serve, mille euro? Cinquemila? Potevi dirmelo prima”. Da lì non se ne esce, sei già finito nelle grinfie della mafia senza rendertene conto e hai già cominciato a perdere tutto. Bisogna tenere alta la guardia, devono farlo lo Stato e le istituzioni. Per questo, nel bel mezzo dell’emergenza Covid-19, abbiamo già stanziato 30 milioni di euro per i più bisognosi e siamo pronti a intervenire ancora». Nello Musumeci, anni 65, presidente della Regione Siciliana, fa politica da sempre.

Uomo di destra — «profondamente di destra», specifica lui — Musumeci è stato presidente della Provincia di Catania ed europarlamentare. Guida un movimento autonomista battezzato con una celebre frase che Paolo Borsellino aveva rivolto alla sua terra, «Diventerà bellissima». È apprezzato anche dagli avversari anche perché, ricorda, «in tanti anni di carriera politica non ho mai conosciuto neanche mezzo avviso di garanzia».

Lei è l’unico governatore in Italia che vuole riaprire le discoteche a giugno.

«In sicurezza, sì. È un’ipotesi su cui voglio provare a lavorare con gli operatori del settore».

Come si mantiene la distanza di un metro in discoteca?

«Se la discoteca è quel luogo affollato che abbiamo conosciuto finora, ovvio che non se ne può fare nulla. Ma se la discoteca torna a essere anche un luogo per ascoltarla, la musica, allora una strada c’è».

Sì ma poi finisce che la gente balla. E se balla...

«Quando ero giovane io, tutti aspettavano il lento per ballare ravvicinati. Adesso niente lenti».

Il lento non si balla più da secoli.

«Mettiamola così. Se la discoteca è quel luogo in cui sorseggi un drink e ascolti musica, e a un certo punto vuoi fare quattro salti in pista rimanendo ben distanziato da altri che fanno la stessa cosa, si può fare. Con controlli all’entrata, ingressi con un numero massimo e le cose che sappiamo».

Come sarà la sua Sicilia in agosto?

«Una regione a turismo speciale. Ovvio che saremo più penalizzati di altre regioni e pagheremo un conto di questa pandemia più salato rispetto agli altri, visto il boom di prenotazioni che attendevamo. Ma ce la faremo comunque, puntando su un turismo più autoctono, sui siciliani che tornano a casa dalle altre regioni. Sperando che ci siano le condizioni per accogliere anche gli altri, ovviamente».

Di chi è stata la colpa del cortocircuito che si è creato tra voi governatori e il governo centrale? Vostra o del governo?

«Di entrambi. Il governo ha provato a fare il possibile per tamponare un’emergenza che non aveva precedenti. Spesso lo ha fatto ignorando i suggerimenti che arrivavano dai territori».

Valutandolo sull’emergenza Covid-19, che voto darebbe al governo Conte?

«Aggiungendo il carico del massimo rispetto istituzionale, do 6. Ho lavorato molto bene col ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia. Il mio assessore alla Sanità ha dialogato proficuamente col ministro della Salute Roberto Speranza. Ci siamo trovati meno bene col ministero dell’Economia».

E tra i suoi colleghi?

«Grande sintonia con Giovanni Toti».

Ha visto sui social i video del suo pari-grado in Campania, Vincenzo De Luca?

«Ma certo che sì. De Luca è un grandissimo. Un gran-dis-si-mo. Apprezzo tantissimo il suo linguaggio e sono spesso in sintonia con lui».

La storia di De Luca è a sinistra almeno quanto quella di Musumeci è a destra. Non ci dirà che starebbe nel suo stesso partito.

«Le racconto un episodio. Qualche tempo fa, De Luca invita noi governatori regionali in Campania per un seminario. Alla fine del mio intervento, prende la parola per dire che condivideva tutto quello che avevo appena finito di dire. Aggiungendo una cosa tipo “non so se sono io che mi sono spostato a destra o se è Musumeci che si è spostato decisamente a sinistra”. Le ho risposto?».

Più o meno.

«Mettiamola così. Di fronte a certe battaglie ragionevoli e di buon senso, le persone ragionevoli e di buon senso si ritrovano fianco a fianco, a prescindere da sinistra e destra».

A proposito di buon senso. Quanto buon senso c’era nelle parole che il suo corregionale leghista Alessandro Pagano ha pronunciato alla Camera salutando la liberazione di Silvia Romano come l’arrivo in Italia di una «neo terrorista»?

«Conosco bene l’onorevole Pagano e so perfettamente che non pensava né pensa nulla di quella frase infelice che gli è uscita, chissà come, dalla bocca».

In tanti l’hanno criticata per aver nominato un leghista, Alberto Samonà, assessore regionale ai Beni culturali.

«Polemica pretestuosa. Stiamo parlando di una persona preparatissima, un intellettuale raffinato. E poi, mi scusi, ma la storia dell’antimeridionalismo della Lega non esiste più. Nel 2001, quando il centrodestra in Sicilia vinceva 61 a zero, la Lega era uno degli alleati. E aggiunga che da allora sono passati vent’anni».

Chi è il leader del centrodestra nazionale?

«Il leader del partito di centrodestra con più voti».

Quindi Salvini?

«E come faccio a saperlo? Parlo delle prossime elezioni politiche. Il leader con più voti, per quanto mi riguarda, deve fare il premier».

CARTA D’IDENTITÀ

La vita — Nello Musumeci, all’anagrafe Sebastiano, è nato a Militello in Val di Catania, il 21 gennaio 1955. Prima di dedicarsi alla politica a tempo pieno, ha lavorato in banca e come giornalista.

La politica — A 15 anni entra in Giovane Italia, organizzazione giovanile del Msi, di cui poi diventerà segretario provinciale. Nel 1994 viene eletto deputato europeo e presidente della Provincia di Catania. Nel 2005 lascia Alleanza nazionale a cui aveva aderito, e fonda Alleanza Siciliana, movimento autonomista di destra a carattere regionale. Nel 2011 diventa sottosegretario al ministero del Lavoro nel governo Berlusconi IV. Sconfitto alle elezioni regionali del 2012, si ripresenta nel 2017 e viene eletto con il 39,9% dei voti.

Tomaso Labate - Il Corriere della Sera, 30 Maggio 2020

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