06/08/2020 06:00:00

Giovanni Alagna racconta la città di Marsala. Oggi l'evento al Carmine

Oggi, alle 19 al Convento del Carmine di Marsala, Giovanni Alagna racconta la storia della città a partire dal suo ultimo libro Storia di Marsala (Torri del Vento). Intervengono Massimo Jevolella e Marco Marino.

In appendice alla sua monumentale Storia del Regno di Napoli, Benedetto Croce decide di aggiungere due monografie storiche su due piccoli paesi abruzzesi, Pescasseroli e Montenerodomo, il primo era la città in cui era nato e il secondo era un luogo caro ai suoi familiari. «Non ho saputo trovar luogo meno inadatto per quei due», scrive Croce nella prefazione del libro. «In quelle storie di due minuscoli paeselli è dato vedere come in miniatura i tratti medesimi della storia generale, raccontata nella parte principale del volume».

Ecco, l’idea di “vedere come in miniatura i tratti medesimi della storia generale” sembra sintetizzare perfettamente lo spirito che attraversa la Storia di Marsala (Torri del Vento, in due volumi) di Giovanni Alagna, che da anni ricostruisce con dedizione, erudizione e passione la memoria storica della città. «Non saprei come è sorta in me la passione per la storia, forse è innata», ci confessa lo storico marsalese. «L’ho sempre avuta, fin dalla scuola elementare, sicuramente avrà contribuito il maestro Elio Piazza, mio insegnante e cultore di tradizioni locali e della storia della città. Mi è sempre piaciuto sapere della storia di Marsala, mi è sempre piaciuto leggerne, a un certo punto ho deciso che era il caso di scriverne, visto che era un argomento praticamente sconosciuto, su cui non esisteva bibliografia. Così è nata una prima edizione di questo libro (Sigma Edizioni), che era indirizzata alle scolaresche, infatti prevedeva anche un apparato didattico. Questa nuova edizione edita da Torri del Vento, che è una riscrittura della vecchia, si rivolge a un pubblico più vasto e comprende una serie di capitoli che nel libro precedente erano assenti».

Quello di Alagna, come accennavamo, non è un lavoro che si limita al perimetro urbano, ma è il racconto del tutto inedito di una delle comunità più interessanti del Mediterraneo, una comunità che da più di duemila anni si fa crocevia di popoli e culture. «La storia di Marsala non è comprensibile se si astrae dal mondo in cui si trova. E' una parte della storia della Sicilia, che, a sua volta, è una parte della storia del Mediterraneo. Non possiamo capire quello che è successo da noi se non facciamo i conti con il contesto isolano e mediterraneo. Ecco perché ho sempre cercato di inserirla negli ambiti più vasti della storia. D’altronde, i momenti più gloriosi del suo passato - sia quando era soltanto Mozia, sia poi Lilibeo, e poi ancora con Marsala - sono stati quelli caratterizzati dalla proiezione internazionale, quando la città ha avuto rapporti con il resto del mondo, rivestendo talora un ruolo decisivo. Quando questo rapporto s’è interrotto o s’è ridotto al lumicino, la città ha avuto un decadimento economico e culturale».

L’accuratezza dello studio delle fonti e la dettagliata ricostruzione documentale offrono anche l’occasione di sfatare miti e leggende cittadine, molto suggestive, spesso però infondate. Quanti marsalesi, accompagnando amici e turisti, si sono vantati di abitare nella città che gli arabi avevano chiamato Marsa Allah, "il porto di Dio"? Bene, leggendo i capitoli dedicati alla Marsala musulmana si scopre che le cose non stavano proprio così… «Marsa Allah non è mai esistita», ci rivela Giovanni Alagna. «Non è esistita perché i pochi storici arabi che parlano della città non la chiamano Marsa Allah, ma Marsa âli, che dovrebbe significare “porto grande” o “porto che sta in alto”. Che certo si adatta al sito topografico. Non può essere Marsa Allah anche per una questione linguistica, perché nel passaggio da una lingua all’altra, le parole accentate si conservano sempre: se fosse stata Marsa Allah noi avremmo una città chiamata Marsalà, e non è così. Aggiungerei una terza considerazione, che non mi sembra peregrina: per un musulmano, immaginare che in terra possa esserci una città di Dio, un porto di Dio, è una bestemmia, una sciatma».

La sua Storia di Marsala è costata al professor Alagna anni e anni di paziente scandaglio. E il timore è che all’orizzonte siano sempre di meno gli studiosi pronti a proseguirne le ricerche, a recuperare questa incredibile eredità. «Anche nel passato gli interessati non erano molto numerosi. Eppure, sono sicuro che continuerà ad esserci gente che se ne occuperà. Tra l’altro oggi le possibilità di ricerca sono centuplicate rispetto a quando ho cominciato io, quindi mi auguro che ci siano molti giovani desiderosi di continuare le ricerche, i campi di indagine sono sterminati. Noi abbiamo la fortuna di avere tre archivi ricchissimi messi a disposizione degli studiosi: l’archivio notarile, che contiene atti dall’inizio del Quattrocento fino ai giorni nostri, e lì è ancora tutta da scoprire la storia della comunità giudaica marsalese. C’è poi l’archivio storico comunale che dal 1500 ai nostri tempi, con varie lacune, è ricchissimo di documentazione. E infine, un altro archivio che di recente è stato messo a disposizione dei ricercatori, è l’archivio commerciale della ditta Ingham-Whitaker, che è una miniera inesauribile per quanto riguarda la storia del vino e di Marsala dall’Ottocento alla seconda metà del Novecento». Quindi, ci sono tante storie ancora da indagare, e tante lacune da riempire. Intanto, però, il nostro porto sicuro e irrinunciabile sono le pagine di Giovanni Alagna, che hanno edificato col tempo il maggiore monumento alla memoria che la città possiede.



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