13/07/2020 06:00:00

La storia del ricercatore trapanese Giuseppe Salvo. Dopo trent'anni rimane il mistero sulla morte 

 E’ una storia dimenticata quella del trapanese Giuseppe Salvo, una vicenda che non tutti ricordano e che rischia di essere dimenticata anche dalle autorità competenti che, invece, dovrebbero dare delle risposte.

Chi era Giuseppe Salvo – Era un biologo trapanese di 42 anni, ed era dirigente dell'Istituto Superiore della Sanità. Nel giugno del 1990 era ospite dell'università nazionale di Modagiscio. La notte tra il 17 ed il 18 giugno qualcuno lo uccise. Giuseppe fu trovato senza vita in una cella di sicurezza della caserma della Seconda brigata motorizzata a Mogadiscio, militari agli ordini del dittatore Siad Barre. Il governo somalo fornì subito all'Italia la versione del suicidio, secondo la quale Salvo si sarebbe impiccato usando camicia e pantaloni, fatto che in seguito è stato smentito dall’autopsia. 

Il racconto della polizia somala - La polizia di Mogadiscio sosteneva che l'uomo aveva vagato ubriaco nella notte fra il 17 e il 18 ed era stato arrestato dalle sentinelle di una caserma. Nella cella di rigore della caserma Salvo - secondo i somali - si era impiccato utilizzando la camicia e i pantaloni. Una storia che puzzava di montatura, soprattutto per chi conosceva bene Giuseppe Salvo.

Il referto dell’autopsia – Giuseppe Salvo è stato trovato con la testa sfondata dai colpi di un bastone, ecchimosi su tutto il corpo, trauma cranico e contusioni cerebrali dovute a mezzo contusivo come elencava il referto dell'autopsia. La versione del suicidio era stata messa in piedi dai militari di Mogadiscio, era stata ripetuta ai diplomatici italiani in Somalia affinché la facessero rimbalzare in Italia. E per qualche giorno la Farnesina, pubblicamente, aveva dimostrato di non dubitare della versione somala. I risultati dell'autopsia effettuata dicono che la verità è un’altra e cioè che Salvo è stato ucciso.

Nessuna delle persone vicine a Salvo credette al suicidio - I parenti, i colleghi di lavoro lo descrivevano come un uomo di discreto successo, un buon lavoro, un ottimo stipendio, una famiglia serena, la passione per le moto, le auto, i go-kart. “Tutto sarebbe stato possibile, affermava all’epoca il cognato Vincenzo Raia - ma da una persona come Giuseppe attendersi il suicidio sarebbe stato innaturale”.

Il racconto del cognato - “Questo delitto coinvolge responsabilità pubbliche, qui in Italia. Si è trattato dell' omicidio di un funzionario nell'espletamento del suo lavoro, sottolinea il cognato del biologo. Il risultato dell'autopsia trasforma in una bolla di sapone tutto quello che è stato detto fino ad ora sulla sua storia. Salvo è morto per emorragia cerebrale dopo essere stato picchiato, lo dimostrano le escoriazioni sulle braccia, sul petto e sulle gambe. Inoltre i segni di violenza sul collo sono stati il tentativo di camuffare la vicenda attraverso la finta impiccagione”

Il ricordo e il silenzio delle autorità italiane nelle parole del figlio di Giuseppe, Fabio, sul un blog dedicato al padre - Il blog lo potete leggere qui e lì esprime tutta l’amarezza nei confronti del nostro Paese che non si è interessato come avrebbe dovuto per giungere alla verità su come e soprattutto da chi venne ucciso Salvo. Il figlio Fabio:Tanti Auguri di cuore a Giuseppe, mio padre, dirigente e cooperante italiano, assassinato nel 1990 in Somalia nell’indifferenza e nel silenzio di molti, troppi, a partire dalla nostra nazione, la prima a porre il segretato, a rendere nebulosa ed oscura la verità sull’intera vicenda e su tutto ciò che ne è conseguito. Storia scomoda, emblematica, tristemente all’Italiana, eppure capace sempre di muovere coscienze e riflessioni in coloro che sanno ancora ragionare con la propria testa ed emozionarsi liberamente! Si, anche in quello che un tempo si amava definire il Bel Paese e che ora finalmente rifiorisca il desiderio di risollevarsi riportando l’Italia agli splendori di un tempo… La via è irta ma merita di essere intrapresa…Coraggio!”.

Due lettere scritte al presidente Napolitano dal figlio di Giuseppe Salvo - Fabio ha anche scritto al presidente della Repubblica, nella speranza che la storia di suo padre non venga dimenticata. “Vorrei richiamare l’attenzione dopo oltre un ventennio di silenzio su un caso umano drammatico, – si legge nella missiva a Giorgio Napolitano – purtroppo mai del tutto chiarito, di un cittadino emerito di fatto dimenticato dallo Stato Italiano, così come lo è stata la sua famiglia non tutelata a dovere e lasciata al suo destino”.

Un via intitolata a Giuseppe Salvo - Sabato 13 Gennaio (2007) alle ore 10.00 è stata intitolata una via trapanese al prof. Giuseppe Salvo, morto in Somalia nel 1990 in circostanze misteriose. Alla cerimonia parteciparono i familiari. La via si trova nei pressi del Palailio e del parcheggio estivo.

L’inutile Commissione Parlamentare d'Inchiesta - Inutile perchè ancora oggi non si conoscono il movente e l'autore del delitto. Nel frattempo Giuseppe Salvo venne insignito di una medaglia d'argento al valor civile, consegnata ai suoi familiari. E in effetti se il giallo del finto-suicidio sembra essersi risolto, molti misteri rimangono in piedi: perché Giuseppe Salvo è stato ucciso a Mogadisco? Ma soprattutto, perché hanno provato ad inventarsi un suicidio? Domande che ci poniamo tutti e in particolar modo i familiari di Giuseppe Salvo.

Il mistero continua dopo trent'anni - La storia della fine di Giuseppe Salvo, è ancora oggi, a trent’anni di distanza, avvolta nel mistero. Come altre che legano il nostro Paese a quello somalo e riguardanti la morte della giornalista Ilaria Alpi e del videoperatore Miran Hrovatin, o quella del maresciallo Vincenzo Li Causi, agente di punta dei Servizi segreti italiani, informatore proprio della giornalista Ilaria Alpi, Capo del centro Scorpione di Trapani, membro dell’organizzazione paramilitare Gladio, ucciso nel 1993 a Balad in Somalia, in circostanze mai chiarite.



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