13/11/2019 06:35:00

Traffico di droga all'ombra di Matteo Messina Denaro. Maxi operazione in Sicilia

15,00 -  Nicolò Mistretta, 64 anni, di Campobello di Mazara, arrestato nell’operazione Eden 3 e accusato di traffico di droga nell’ambito dell’inchiesta che ruota attorno al boss Matteo Messina Denaro, percepiva dallo scorso aprile il reddito di cittadinanza.

Il sussidio era di 500 euro al mese.

L’uomo non aveva un’occupazione ufficiale. Le vecchie sentenze di condanna del 1998 e del 2001 non precludono la concessione del reddito. Adesso i finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria stanno indagando anche su quest’aspetto e verificare se alla luce della sua condizione patrimoniale avrebbe potuto fare richiesta del sussidio. 

12,35 -  Sono tre gli arrestati, ma ben diciannove gli indagati dell'operazione Eden 3 per il quale era stato chiesto l'arresto. Ecco i nomi.

1 BONO Gaspare nato a Mazara del Vallo il 26 giugno 1990
2 BOTTO Sebastiano nato a Palagonia il 18 febbraio 1957
3 BRIGANTE Giovanni nato a Bollate il 7 settembre 1957
4 DE CURTIS Andrea nato a Vico del Gargano il 20 marzo 1953
5 DE NUZZO Massimo nato a Milano il 28 ottobre 1959
6 DEIAS Venerio nato a Santadi l 8 giugno 1952
7 FIDANZATI Giuseppe nato a Palermo il 10 marzo 1960
8 GARCIA MATA Jesus nato in Spagna il 27 gennaio 1965
9 GRECO Angelo nato a Mazara del Vallo il 4 febbraio 1969
10 LO VOI Vincenzo nato a Palermo il 28 settembre 1974
11 MENDOLICCHIO Luigi nato a Milano il 12 agosto 1965
12 MESSINA Antonio nato a Campobello di Mazara l'11 giugno 1946
13 MISTRETTA Nicolò nato a Campobello di Mazara il 26 agosto 1955
14 MORABITO Giovanni nato a Bova Marina il 2 dicembre 1956
15 SANNINO Luigi nato a Milano il 26 novembre 1958
16 SARDINA Sebastiano Andrea nato a Milano il 24 dicembre 1976
17 SORRENTINO Giovanni Maurizio nato a Castelvetrano il 30 luglio1969
18 STEFANELLI Vincenzo nato a Oppido Mamertina il 23 maggio 1959
19 TAMBURELLO Giacomo nato a Campobello di Mazara il 18 luglio 1960

Il gip del Tribunale di Palermo, giudice Guglielmo Nicastro ha accolto la richiesta di misura cautelare avanzata dal procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Paolo Guido e dai pm Dessì, Padova e De Leo solo per Antonio Messina – arresti domiciliari – e per Nicolò Mistretta e Giacomo Tamburello – detenzione in carcere.

 12,00 -  Fiumi di droga dal Marocco e dalla Spagna che arrivavano fino all’Italia per un valore di oltre un milione e mezzo di euro. E’ quanto emerge dall’operazione Eden 3 che all’alba di oggi ha portato al'arresto di tre persone accusate di aver imbastito un ingente traffico di droga sotto l'egida del superboss latitante Matteo Messina Denaro. L’inchiesta ha permesso di ricostruire i lucrosi traffici delittuosi posti in essere dagli associati sin dall’estate del 2013.

L’avvocato Antonio Messina, arrestato all’alba di oggi dalla Guardia di Finanza e dal Ros di Palermo, nell’ambito dell’operazione Eden 3, secondo gli inquirenti "ha assunto particolare rilievo" perché "si è anche adoperato per dirimere i contrasti insorti per ragioni economiche tra gli associati, sviluppando nell’hinterland milanese degli incontri con Nicolò Mistretta e altri importanti esponenti della criminalità organizzata siciliana da anni operativi in Lombardia". "Proprio in occasione di una riservata riunione tra Messina e un pluripregiudicato palermitano avvenuta all’interno di un affollato esercizio commerciale, in un più ampio discorso che riguardava la situazione della famiglia di cosa nostra di Castelvetrano e le difficoltà che stava incontrando il sodalizio per via dei numerosi interventi repressivi effettuati dalle forze dell’ordine - dicono gli investigatori -, era stato captato un rilevante dialogo in cui i due indagati facevano cenno anche al latitante Messina Denaro".

 

 10,00 - Parlavano di Matteo Messina Denaro e dicevano addirittura di averlo incontrato Antonio Messina e Nicolò Mistretta, due dei tre arrestati nell'operazione Eden 3 che ha fatto luce su una rete di trafficanti di droga all'ombra di cosa nostra trapanese.


E' emerso dalle indagini che gli esponenti dell'organizzazione criminale avrebbero agito in favore della consorteria mafiosa di Campobello di Mazara prevedendo la distribuzione di parte dei guadagni per i bisogni economici della famiglia. L'ex avvocato e massone Antonio Messina si sarebbe anche adoperato, come fanno i boss, per dirimere i contrasti insorti tra gli associati. Durante una conversazione con Nicolò Mistretta si faceva riferimento allo stato di crisi di cosa nostra trapanese, colpita dalle tante inchieste e operazioni delle forze dell'ordine. In quell'occasione si è fatto cenno anche a Matteo Messina Denaro, con Mistretta che asseriva di averlo incontrato. Ecco i fatti raccontati dai Carabinieri.

Nell’ultimo periodo, muovendo dal monitoraggio di GRECO Angelo (arrestato il 19.04.2018 in esito all’indagine c.d. ANNO ZERO per partecipazione ad associazione mafiosa quale affiliato alla famiglia di cosa nostra di Campobello di Mazara, in costante collegamento con il vertice del mandamento di Castelvetrano e pertanto condannato con rito abbreviato l’11.11.2019 alla pena di anni 8 di reclusione) sono stati acquisiti ulteriori e convergenti elementi sul conto di TAMBURELLO Giacomo, MESSINA Antonio inteso l’avvocato e MISTRETTA Nicolò.


Dalle indagini condotte è emerso che gli esponenti dell’organizzazione criminale investigata, oltre ad esprimere in alcuni dialoghi intercettati espliciti riferimenti al latitante MESSINA DENARO Matteo, hanno agito anche in favore della consorteria mafiosa campobellese prevedendo tra l’altro tra le sue finalità la distribuzione di parte dei proventi delittuosi per il soddisfacimento dei bisogni economici della nominata famiglia mafiosa, segnatamente per il sostentamento dei sodali detenuti.
Detta struttura criminale, per lo sviluppo delle sue attività illecite, si è avvalsa inoltre di una qualificata rete relazionale articolata sul territorio nazionale che ha visto coinvolti, tra gli altri, diversi soggetti oggi destinatari di provvedimento di perquisizione.


Come sopra anticipato, in tale ambito ha assunto particolare rilievo la figura di MESSINA Antonio il quale si è anche adoperato per dirimere i contrasti insorti per ragioni economiche tra gli associati, sviluppando nell’hinterland milanese degli incontri con MISTRETTA Nicolò e altri importanti esponenti della criminalità organizzata siciliana da anni operativi in Lombardia; proprio in occasione di una riservata riunione tra MESSINA e un pluripregiudicato palermitano avvenuta all’interno di un affollato esercizio commerciale, in un più ampio discorso che riguardava la situazione della famiglia di cosa nostra di Castelvetrano e le difficoltà che stava incontrando detto sodalizio per via dei numerosi interventi repressivi effettuati dalle FF.PP., veniva captato un rilevante dialogo in cui i due indagati facevano cenno anche al latitante MESSINA DENARO Matteo che il palermitano asseriva finanche di avere incontrato.
Con riferimento alla figura di TAMBURELLO, individuato come promotore del sodalizio in parola, è emerso che questi, utilizzando svariati recapiti telefonici anche internazionali fittiziamente intestati a terzi e impiegando un predeterminato codice di cifratura (decriptato dai Reparti operanti):
- manteneva i contatti con mediatori e fornitori del narcotico dimoranti in Spagna e Marocco;
- si relazionava con i sodali presenti nel Nord Italia incaricati della commercializzazione dello stupefacente importato;
- indicava perentoriamente ai sodali la cogente esigenza di destinare parte dei proventi delle attività delittuose per remunerare la famiglia mafiosa di Campobello di Mazara.

 

 

 09,20 - Tre persone sono state arrestate nell'ambito di un'inchiesta della Procura distrettuale di Palermo su una associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti che ha operato sotto l'egida di Cosa nostra siciliana e all'ombra del latitante Matteo Messina Denaro. Dal comunicato dei Carabainieri, che qui riportiamo si evince che il canale prevedeva il traffico di droga dalla Sicilia verso la Lombardia e la Brianza in particolare.

Ecco cosa scrivono gli investigatori:

Carabinieri del R.O.S. e del Comando Provinciale di Trapani e Militari del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Palermo, dalle prime ore dell’alba stanno dando esecuzione ad un ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dall’Ufficio G.I.P del Tribunale di Palermo su richiesta della Procura della Repubblica di Palermo - Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 3 soggetti facenti parte di una più ampia associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti che ha operato sotto l’egida di cosa nostra siciliana e all’ombra del latitante MESSINA DENARO Matteo.

Sono altresì in corso in tutto il territorio nazionale decine di perquisizioni, che vedono impiegati oltre 100 Carabinieri e Finanzieri, supportati da unità cinofile, e riguardano abitazioni e luoghi nella disponibilità degli indagati.

L’odierna indagine, convenzionalmente denominata EDEN 3 - PEQUENO, ha permesso di ricostruire i lucrosi traffici delittuosi posti in essere dagli associati sin dall’estate del 2013, consentendo nell’ultimo quinquennio il sequestro degli ingenti carichi di stupefacente (hashish) acquistati dall’organizzazione criminale.

Le indagini hanno evidenziato come i tre arrestati, tra cui l’ex avvocato MESSINA Antonio (autorevole esponente della criminalità organizzata trapanese, radiato dall’albo degli avvocati per le vicende giudiziarie che lo hanno visto coinvolto in passato, emerso in maniera trasversale in diverse attività investigative perché in qualificati rapporti con esponenti apicali di cosa nostra), tutti originari di Campobello di Mazara e pluripregiudicati per reati inerenti al traffico illecito di sostanze stupefacenti, nonostante i periodi di detenzione ultradecennali scontati, sfruttando rapporti consolidati con alcuni referenti stranieri, nel periodo monitorato dalle indagini abbiano operato importazioni di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente lungo la tratta Marocco - Spagna - Italia.

In particolare, nella prima fase delle investigazioni è stata intercettata una partita di droga proveniente dalla penisola iberica e destinata al mercato milanese, costituita da 240 kg di hashish, sequestrati a Carate Brianza (MB), con il conseguente arresto in flagranza di un soggetto incaricato di custodire lo stupefacente.

La “merce” avrebbe fruttato alle casse dell’organizzazione circa 350.000 euro, raddoppiando l’investimento illecito.

Nello stesso frangente veniva ricostruito il reticolo di spaccio sulla piazza lombarda, composto dai soggetti ai quali gli associati facevano “assaggiare” lo stupefacente al fine di cederlo il più rapidamente possibile.

Le indagini, oltre a consentire di documentare numerosi episodi di minuto spaccio e l’acquisto di due armi da fuoco, hanno permesso di ricostruire l’attivismo dell’associazione per l’importazione di ulteriori carichi di hashish per oltre una tonnellata, tra cui:

una “partita” di 180 kg ceduta a clienti di origine calabrese;

un carico di 60 kg di hashish che, proveniente dalla Sicilia e destinato al mercato Lombardo, è stato sequestrato alla fine del 2015 in Toscana.


 

 08,40 -  L'avvocato Antonio Messina, 73 anni, arrestato nell'operazione antimafia di oggi, è un personaggio noto alle cronache giudiziarie.

Fu condannato per traffico di droga negli anni Novanta. Assieme a lui erano imputati l'ex sindaco del Comune di Castelvetrano Antonio Vaccarino, e gli uomini d'onore Nunzio Spezia e Franco Luppino. Messina, radiato dall'ordine professionale, fu indicato come mandante dai collaboratori di giustizia Rosario Spatola e Vincenzo Calcara per l'omicidio del giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto. Per il delitto sono stati condannati Totò Riina e Mariano Agate, mentre Messina fu scagionato.

Messina è poi stato radiato dall'ordine degli avvocati. Massone, è stato arrestato a Bologna, dove vive.

Gli investigatori hanno intercettato Messina, anziano massone, mentre parlava con Giuseppe Fidanzati, solo indagato nell'inchiesta. Si tratta di uno dei figli di Gaetano Fidanzati, boss dell’Acquasanta, oggi deceduto, che aveva fatto di Milano la sua seconda città e la base operativa dei traffici di droga.

I due facevano riferimento ad un «ragazzo» di Castelvetrano, identificato in Francesco Guttadauro, nipote del cuore di Matteo Messina Denaro, che era stato arrestato. In particolare Fidanzati ricordava di un incontro avvenuto alla stazione di Trapani con «Iddu» (lui ndr) che si era fatto accompagnare a bordo di una Mercedes da un certo «Mimmu». Non è chiaro se «Iddu» sia riferito a Guttadauro o, come invece sospettano gli investigatori, al superlatitante Messina Denaro.

 07,40 - Nell'operazione antimafia di oggi i carabinieri del Ros, del Comando provinciale di Trapani e i finanzieri del Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo hanno arrestato tre persone.

Ai domiciliari, ma solo per ragioni di età, finisce l’ex avvocato Antonio Messina, 73 anni, che viveva ormai a Bologna Custodia cautelare in carcere per Giacomo Tamburello, 59 anni, e Nicolò Mistretta, di 64. Sono tutti originari di Campobello di Mazara e pluripregiudicati per traffico di droga. Dal 2013 al 2018 avrebbero importato grosse quantità di hashish lungo la rotta Marocco-Spagna-Italia.

Gli investigatori hanno intercettato Messina, anziano massone, mentre parlava con Giuseppe Fidanzati, solo indagato nell'inchiesta. Si tratta di uno dei figli di Gaetano Fidanzati, boss dell’Acquasanta, oggi deceduto, che aveva fatto di Milano la sua seconda città e la base operativa dei traffici di droga. Anche il figlio Giuseppe ha fatto i soldi con la droga. Nel 2013 ha finito di scontare una condanna a ventuno anni di carcere.

I due facevano riferimento ad un “ragazzo” di Castelvetrano, identificato in Francesco Guttadauro, il nipote del cuore del latitante, a cui erano state fatte “le scarpe”. Era stato arrestato perché costretto ad esporsi vista l'assenza di Matteo Messina Denaro. Mentre parlavano i carabinieri del Ros registravano. Fidanzati si diceva sicuro che qualora “don Matteo” fosse stato presente non gli sarebbe accaduto quell'incidente di percorso.

 07,00 -  Ecco le prime immagini dell'operazione antimafia Eden 3, ad opera di Carabinieri e Finanza, che ha portato all'arresto di tre persone per traffico di droga all'ombra di Matteo Messina Denaro. Proprio su Messina Denaro, latitante ed introvabile dal 1993, emerge un particolare. Secondo le intercettazioni, infatti, il boss di Castelvetrano avrebbe utilizzato per i suoi spostamenti i treni dalla stazione di Trapani. Non una scelta di grande efficacia, conoscendo la lentezza e le condizioni penose dei nostri treni.

“Iddu veniva a Trapani”, dice infatti  il figlio di un storico mafioso palermitano, due anni fa. Lo accompagnava Mimmo alla stazione”. Per gli inquirenti Mimmo è il Mimmo Scimonelli di Partanna, fedelissimo del boss. E l'intercettazione si lega con un pizzino che diceva "Con la stessa carrozza arrivarono". Insomma, la carrozza sarebbe quella del treno. 

Chi parla nell'intercettazione è Antonio Messina, vecchio massone trapanese. Uno degli arrestati di oggi, insieme ad altre due persone accusate di aver organizzato un traffico di droga fra il Marocco, Milano e la Sicilia.

 Messina, originario di Campobello di Mazara, ex avvocato radiato,  è stato  arrestato a Bologna, dove abitava ormai da tempo: data l’età, 73 anni, resta ai domiciliari.

Operazione Eden 3 ad opera dei Carabinieri del ROS, del Comando Provinciale di Trapani e della Guardia di Finanza from Tp24 on Vimeo.

06,30 -  In carcere tre trafficanti di droga che facevano parte di una maxi-associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti che ha operato sotto l'egida di Cosa Nostra siciliana e all'ombra del latitante Matteo Messina Denaro.

Dalle prime luci dell'alba i carabinieri del R.O.S. e del Comando Provinciale di Trapani e militari del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Palermo, stanno dando esecuzione all'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dei tre criminali, emessa dall’Ufficio G.I.P del Tribunale di Palermo su richiesta della Procura della Repubblica di Palermo - Direzione Distrettuale Antimafia.

Sono in corso in tutto il territorio nazionale decine di perquisizioni, che vedono impiegati oltre 100 carabinieri e finanzieri, supportati da unità cinofile, e riguardano abitazioni e luoghi nella disponibilità degli indagati.