05/07/2020 06:00:00

Da Trapani ai palazzi romani, l’inchiesta sulle mazzette per diventare vigili del fuoco

Magari sognava di fare il pompiere già da bambino, era cresciuto con la voglia di salvare la vita agli altri. Poi, quando ha cominciato la procedura per diventare Vigile del Fuoco, si è visto presentare quell’assurda richiesta di denaro. Per entrare superare il concorso doveva pagare. Lui si è rifiutato, ed è stato escluso per “educare” anche gli altri candidati che non volevano adeguarsi.

Parte dal rifiuto di un giovane aspirante vigile del fuoco l’indagine che fino a pochi giorni fa era rimasta segreta su un giro di corruzione per il superamento del concorso da Vigile del Fuoco che coinvolge anche la provincia di Trapani.

La vicenda nasce dal ricorso di un candidato che era stato penalizzato nella graduatoria finale del concorso "perchè si era rifiutato di pagare". Adesso lui e altri 39 sono stati riammessi dal Consiglio di Stato.
Le somme sborsate per superare il concorso arrivavano fino a 3000 euro, secondo un appunto sequestrato ad uno dei commissari del concorso, Giuseppe Pipitone, 55 anni, vigile del fuoco di Alcamo. Proprio dai suoi legali è partito il ricorso in Cassazione che ha, di fatto, svelato l'indagine sul concorso del 2017 per 250 posti.


Con Pipitone è indagato per concorso in corruzione continuata Alessandro Filippo Lupo, vigile del fuoco in servizio a Venezia sindacalista della Uil. Tra l'altro Lupo è stato già sospeso perché coinvolto in un'analoga indagine a Benevento.
L'indagine, seppur riservata, è venuta fuori perché la Cassazione si è pronunciata su un ricorso di Pipitone, contro il sequestro preventivo di 7243 euro trovati in casa sua durante una perquisizione e ritenuti provento della corruzione dal Gip di Trapani.
E sono proprio gli ermellini a parlare di un “sistema per il procacciamento di candidati ai quali proporre i pagamenti per il positivo superamento delle prove concorsuali”.


Durante la perquisizione è stato trovato anche l’elenco di chi aveva pagato e chi no.
Nella sentenza della Cassazione che rigetta il ricorso contro il decreto di sequestro si citano anche gli atti dell’indagine, fino a questo momento rimasta top secret. Ci sono le dichiarazioni degli aspiranti vigili del fuoco ai quali sarebbe stato chiesto il denaro, ci sono soprattutto le intercettazioni telefoniche che metterebbero nei guai gli indagati.
A spiegare il metodo con cui veniva messa in atto la corruzione per entrare nei vigili del fuoco era lo stesso Pipitone che, intercettato “illustrava ai suoi interlocutori le modalità della condotta illecita allestita”, anche grazie ai contatti di Lupo, monitorato anche durante alcuni incontri avvenuti al Ministero dell’Interno.
Una indagine che scuote il corpo dei Vigili del Fuoco della provincia di Trapani, ma non solo. In questo senso la comandante Bianca Maria Cristini ha subito dichiarato che “la pratica denunciata, se confermata in giudizio, sia da ascrivere a comportamenti isolati che non mettono in discussione l’integrità morale del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco. Siamo i primi a volere l’accertamento dei fatti e assicureremo per questo la nostra massima collaborazione nello svolgimento delle indagini".


Lupo e Pipitone non sono gli unici coinvolti nell’indagine che tocca anche altre procure italiane.


Dalle carte emerge che i due avrebbero avuto dei buoni contatti al Ministero dell’Interno. Ma molto passava da Alcamo, da quello che emerge, con i candidati che facevano il pellegrinaggio da Pipitone per assicurarsi a suon di banconote di piccolo taglio, l’ingresso nel corpo dei Vigili del Fuoco.
Nelle indagini parallele condotte dalla procura di Benevento, ad esempio, vengono fuori le mazzette per superare i concorsi non solo dei vigili del fuoco ma anche di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza. Inchiesta che tocca anche i palazzi romani per cercare i complici ai piani alti delle istituzioni che hanno permesso ad un gruppo di funzionari di garantire a centinaia di candidati di indossare una divisa in cambio di soldi, parecchi soldi, anche fino a 20 mila euro. In quell’indagine, che tocca anche Lupo, con cui è indagato Pipitone, figurano nomi come il vice Prefetto Claudio Balletta, l’ex funzionario del Vigili del fuoco in pensione Giuseppe Sparaneo e il funzionario dei pompieri in servizio a Benevento Antonio De Matteo.
Figura centrale è Balletta, che era capo ufficio affari concorsuali del Ministero dell’Interno, considerato dagli investigatori al vertice dell’associazione a delinquere. Era lui ad avere il potere di intervenire verso i membri delle commissioni esaminatrici per risolvere alcuni problemi che potevano impedire a candidati raccomandati o paganti di superare il concorso.


Candidati che tenevano le selezioni come se fosse una passeggiata, una formalità.
In una conversazione, tra De Matteo, Sparaneo e Balletta, infatti i primi due raccontano al Vice Prefetto dell’incredulità di un candidato al termine di una delle prove:
“S: mi ha detto il ragazzo ieri, è il figlio di un capo reparto che sta con me, alla fine sono tutti brava gente, persone serie, che ti garantiscono e che fanno quello che dico io, e ieri mi ha detto: ‘la psicologa non mi ha domandato proprio niente, solo se ero fidanzato’. Poi mi ha detto ‘ah ma tu sei (omissis)? Ah ok! Va bene, te ne puoi andare!’, mentre ha detto che gli altri li hanno tenuti un’ora” .
C’è chi ha pagato, c’è chi aveva le spalle coperte, chi era stato segnalato. C’è chi suda, invece, e sogna quelle divise da una vita, perchè crede nei valori che rappresentano. E non ci sta, non ci sta a pagare.



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