25/11/2019 06:00:00

Violenza sulle donne. Basta paura! Quel silenzio che produce vittime

 di Rossana Titone

L’odio è una malattia, si insinua, mortifica la mente, annichilisce l’animo, conduce alla morte non solo fisica.
La violenza è sua alleata, condottiera di presagi negativi, di scosse turbolente e pericolose. Un male che affligge la nostra società, con cui facciamo i conti tutti giorni fino a quando contiamo l’ennesima donna uccisa per mano del compagno, fidanzato, marito, amante.

I sentimenti come cellule impazzite che deformano e ammazzano.
Le parole hanno un peso, scoprono lati oscuri. Quante donne hanno avuto a che fare almeno una volta nella vita con un uomo che ha pronunciato parole offensive, di disprezzo, di arroganza, o ha dovuto affrontare pressioni, richieste sessuali, si è sentita denigrata, violata nel suo intimo, percorsa nella mente prima che nel corpo?

Tacere mai. Denunciare sempre. Coraggio!
Educare i propri figli, fin dall’infanzia, al rispetto dell’altro, ad amare le differenze, a scoprirle e tutelarle. Educare i bambini alla gentilezza, alla cortesia. Poche parole, molte azioni che renderebbero il nostro tempo più adatto ad accogliere chiunque.
Non può esserci un 25 novembre se l’indomani si torna ad ignorare cosa ci gira attorno, a fare spallucce a dire “così è”.
Il silenzio produce vittime.


Una donna uccisa è una donna che aveva gridato e non è stata ascoltata.
Un fenomeno strutturale che viene trattato con urgenza grazie all’entrata in vigore del Codice Rosso, che obbliga gli organi che hanno ricevuto la denuncia ad istruire la pratica immediatamente e a non lasciarla nel cassetto. Cosa non funziona?

Non ci sono risorse, la legge che ha previsto l’entrata in vigore del Codice Rosso, agosto 2019, non ha destinato alcuna risorsa, nessun personale in aggiunta. Il paradosso è che non ci sono soldi nemmeno per l’acquisto dei braccialetti elettronici, sempre previsti dalla legge, da fare indossare agli uomini che hanno agito con violenza e quindi controllandoli. La stessa legge non prevede che l’uomo sia arrestato in differita ma solo in flagranza di reato, cioè mentre sta commettendo la violenza, non basta nell’immediato che la vittima arrivi al Pronto Soccorso piena di lividi.

Dal momento della denuncia passano 15 giorni prima che la donna venga allontanata dalla sua abitazione e accolta in una casa protetta. La legge, ad esempio, dovrebbe tutelare la donna non facendola allontanare da casa, altra violenza psicologica, ma rendendola sicura nel non accesso al marito violento. Perché non allontanare l’uomo violento portandolo in una comunità e farlo seguire da un supporto psicologico?

Il legislatore ha, quindi, messo a punto una legge lacunosa che non tiene conto di molti aspetti a cominciare dai costi, 75 euro al giorno per una donna tenuta in struttura protetta. Se si fosse previsto l’arresto in differita la donna sarebbe rimasta a casa sua, ricominciandosi.
Forse più che un nome di impatto alla legge il Parlamento avrebbe dovuto ascoltare meglio chi opera nel settore, a cominciare dai magistrati e dalle forze di polizia.
Poco si parla dei bambini, spettatori silenziosi e indifesi dei maltrattamenti in famiglia. Un bambino lo sa, anche se fanno finta di giocare. Un bambino percepisce tutto.

La paura non incontra ostacoli, sbarra gli occhi, chiude il cuore, serra le labbra. La tutela non può prescindere da questo aspetto di prevenzione per gli uomini e le donne del domani.

Come si rimettono insieme i pezzi? Come può una donna ricominciare? Da dove? Con chi?
Da se stessa, dalla forza e dal coraggio di avere denunciato, dalla capacità di raccontare ad altre la sua esperienza. Lei è viva.
Perché c’è un solo modo di dirsi Donne, fare BUM. Esplodere con tutti i colori dell’arcobaleno.

 



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