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21/02/2017 06:48:00

Operazione antimafia ad Alcamo, sei arresti. Nomi, particolari e commenti

12,15 - Ecco il comunicato della polizia inerente gli arresti di oggi:

All’alba di questa mattina gli uomini della Polizia di Stato di Trapani e della Direzione Investigativa Antimafia di Trapani hanno dato esecuzione all’ordinanza del GIP di Palermo, che dispone la misura cautelare in carcere per
Ignazio MELODIA, di 61 anni, a capo della famiglia mafiosa di Alcamo,
Salvatore GIACALONE di 62 anni, di Alcamo,
Antonino STELLA di 69 anni, originario di Marsala,
Filippo CRACCHIOLO di 56 anni, di Alcamo,
Giuseppe DI GIOVANNI di 32 anni, di Alcamo,
Vito TURRICCIANO, attualmente detenuto
, di 70 anni, di Castellammare del Golfo.

Queste le accuse:
Ignazio Melodia perché a capo del mandamento di Alcamo; Giacalone e Di Giovanni perché apparenti alla famiglia mafiosa di Alcamo; Stella per aver svolto un ruolo di collegamento tra le articolazioni mafiose presenti nel territorio e per aver fatto da tramite tra Ignazio Melodia e Vito Gondola, boss di Mazara del Vallo.
Filippo Cracchiolo per aver fatto da intermediario nell’organizzazione d’incontri e riunioni mafiose e per aver messo a disposizione i locali del proprio negozio ad Alcamo per gli incontri riservati del clan;

Giuseppe DI GIOVANNI anche per aver impedito il libero esercizio del diritto di voto durante le elezioni comunali di Alcamo del 2016 e per aver detenuto illegalmente un fucile.


A Melodia, Giacalone, Turriciano e Di Giovanni è stato contestato, inoltre, il reato di estorsione, in concorso e con l’aggravante del metodo mafioso, ai danni di alcuni imprenditori edili di Alcamo, per averli costretti a “mettersi a posto” pagando somme di denaro alla famiglia mafiosa.
Per Melodia questo reato è contestato anche con l’aggravante di aver commesso il fatto durante il periodo nel quale era sorvegliato speciale con obbligo di dimora nel comune di ALCAMO.

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L’operazione “freezer”, coordinata dalla D.D.A. di Palermo e condotta dalla Squadra Mobile di Trapani, dai Commissariati di Alcamo e di Castellammare del Golfo, è iniziata nel 2012. Le indagini si sono ulteriormente arricchite grazie alle investigazioni della D.I.A. di Trapani, eseguite tra il 2015 e il 2016, a seguito delle denunce di alcuni imprenditori rimasti vittime di estorsioni.

Gli uomini della Polizia di Stato hanno scoperto che la famiglia mafiosa di Alcamo attraverso Salvatore Giacalone ha cercato di stringere rapporti d’interesse, sempre nella prospettiva di averne un indebito profitto, con la politica alcamese sia nel 2012 sia, recentemente, nel 2016.
Nel 2012, il sindaco di Alcamo, Sebastiano Bonventre, ha ricevuto “pressioni” da Salvatore Giacalone finalizzate a perseguire gli scopi della famiglia mafiosa. Giacalone faceva intendere al Sindaco Bonventre che la sua posizione lo esponeva a dei rischi e che “loro” erano pronti a intervenire a sua difesa.

Dalle indagini della D.I.A. è risultato, poi, che anche Giuseppe Di Giovanni, in occasione delle elezioni amministrative del giugno 2016, ha procacciato voti con minacce anche a mano armata a favore della compagna Alida Maria Lauria, candidata per la lista civica “Insieme si può”, connessa al candidato sindaco Baldassarre Lauria. La donna non fu eletta, ma ottenne 140 voti. Nel perseguimento delle finalità elettorali, il Di Giovanni coinvolse anche il Melodia, accompagnandolo presso la sede elettorale della Lauria e riferendogli il nome di chi si opponeva alla candidatura della compagna. Di Giovanni ha sistematicamente coadiuvato il capo mafia Melodia facendogli da autista e partecipando a incontri riservati con altri mafiosi.

Dalle investigazioni è emerso, inoltre, che l’attività della cosca si concentrava sulle estorsioni ai danni di imprenditori che lavoravano in quel territorio. Esemplare è l’estorsione consumata ai danni di un’impresa edile alcamese impegnata nella costruzione di ville estive ad Alcamo marina. L’impresa, dopo aver versato complessivamente 3500 euro, avrebbe dovuto pagare anche dai 1500 ai 2000 euro per ogni villa costruita, a seconda della cubatura.
Melodia cercò di imporre il “pizzo” anche a un’impresa edile di Mazara del Vallo che stava eseguendo lavori nel suo mandamento. Per questo motivo, ribadendo con fermezza le rigide regole mafiose, ha cercato l’assenso del boss di Mazara del Vallo Vito Gondola, per il tramite di Antonino Stella, originario di Marsala.

I più importanti dialoghi sulle attività della famiglia mafiosa avvenivano al riparo da orecchie indiscrete, all’interno della cella frigorifera del negozio di ortofrutta di Filippo Cracchiolo, ad Alcamo. Il negozio di ortofrutta era il luogo di incontro dei principali esponenti del clan mafioso. E’ proprio qui che la Squadra Mobile aveva occultato le microspie, che hanno disvelato gli affari illeciti della cosca e gli incontri nei quali Ignazio Melodia avanzava pretese estorsive e illustrava l’attuale assetto e le regole interne a cosa nostra trapanese.

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Dalle indagini della Polizia di Stato e della D.I.A. si è avuta ulteriore conferma che la famiglia MELODIA, affiliata ai “Corleonesi”, è da anni saldamente a capo del mandamento di Alcamo, nonostante i ripetuti arresti che ha subito.
Oggi, a capo della cosca alcamese, c’era di nuovo Ignazio Melodia, scarcerato, dopo dieci anni, nel luglio 2012.
Uomo d’onore, reggente della famiglia di Alcamo dopo l’arresto del fratello Antonino, laureato in medicina e per questo detto “u dutturi”, lavorava presso l’Ufficio d’igiene di Alcamo ed era medico della AUSL di Trapani.
Ignazio Melodia era stato già condannato a lunghe pene detentive per delitti di partecipazione mafiosa ed estorsione.

L’attualità del ruolo di Ignazio Melodia e della sua particolare specializzazione nelle estorsioni è emersa, grazie all’operazione “freezer”, dopo la sua scarcerazione del 28 luglio 2012, grazie ai dialoghi in carcere tra i mafiosi Diego RUGERI e Michele SOTTILE di Castellammare del Golfo, arrestati dalla Squadra Mobile di Trapani nel 2012 nell’operazione “Crimiso”.
I dialoghi intercettati dalla Squadra Mobile trapanese hanno fatto luce sul ruolo di vertice che Ignazio Melodia aveva di nuovo assunto nel gestire gli affari del mandamento mafioso.
Le conversazioni captate hanno permesso di allargare le indagini ad altri soggetti affiliati alla “famiglia” di Alcamo e alle sue attività; tra tutti Salvatore Giacalone, detto “il professore”, ex insegnante, già condannato per associazione mafiosa nel 2002.


I dialoghi del boss Ignazio Melodia, ascoltati nelle intercettazioni, oltre ad essere un documento unico nel suo genere, lasciano trasparire che Cosa nostra tenta ancora con pervicacia di controllare il territorio e di imporre le sue regole di comportamento.

Di Ignazio Melodia il pentito Vincenzo Ferro ricorda il giorno dell’iniziazione, avvenuta a Dattilo nel febbraio del 1996: Melodia venne affiliato da Matteo Messina Denaro in persona. Lo stesso Ferro avrebbe dovuto prendere il posto di Antonino Melodia come gli aveva detto un altro pentito Vincenzo Sinacori, ma poi Ferro rifiutò per lasciarlo al medico “in quanto - disse - era persona ben conosciuta nel paese perché medico, fratello di Antonino e titolare di un ufficio pubblico che rilasciava certificati di abitabilità…”.

Vito Turriciano, esponente della famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo, è stato arrestato dai Carabinieri nel mese di marzo 2016, nell’operazione “Cemento del Golfo”, insieme al boss Mariano Saracino e ad altre tre persone.

Antonino Stella, sebbene immune da precedenti penali, fu indicato da un collaboratore di giustizia come vicino alla famiglia mafiosa “nel senso che è disponibile a eventuali favori da fare per i componenti della stessa…”.

 

11,50 - E' da poco terminata la conferenza stampa sull'operazione di oggi. Le indagini sono cominciate nel 2012, quando Melodia è uscito di galera, e ha ripreso le redini della famiglia mafiosa di Alcamo e del mandamento. Sono state confermate le anticipazioni di Tp24.it, con Melodia che si vantava di comandare in mezza provincia di Trapani, solo che questa volta un imprenditore di Mazara del Vallo e un commerciante hanno ammesso di aver ricevuto le richieste estortive. Nel caso di Mazara, si trattava di un'impresa edile, e Melodia ha chiesto a Vito Gondola se poteva applicare il pizzo all'impresa, segno della vitalità della mafia nel nostro territorio. C'è stato anche il tentativo di inquinare la politica. Nel 2012 viene contattato l'ex Sindaco Bonventre da uno degli arrestati, Salvatore Giacalone, che cerca di intimidirlo, ma lui ha denunciato tutto. E poi nelle ultime elezioni ci fu un aspirante candidato al consiglio comunale che si è rivolto alla mafia per avere voti, ma non è stato eletto. Le riunioni, oltre che nella cella, si tenevano in una ditta di pompe funebri. Uno degli arrestati, Di Giovanni aveva un sogno: "Voglio diventare mafioso". 

07,00 -  Sei arresti ad Alcamo in un'operazione antimafia, con perquisizioni anche a Castellammare del Golfo e Calatafimi. L'operazione è stata denominata "Freezer", dato che si  è scoperto che i fedelissimi di Matteo Messina Denaro si riunivano in una cella frigorifera all'interno di un negozio di frutta e verdura, per non essere intercettati - con tanto di giacche e cappotti anche in primavera... -  chiudendo tra l'altro le loro riunioni in pochi minuti.

Ancora una volta ai vertici della cosca c'è un membro della famiglia Melodia, vicinissima ai Messina Denaro, ed è Ignazio Melodia, classe 1955, detto "U dutturi". E' stato in carcere dal 2002 al 2012, poi è uscito ed è tornato a reggere le sorti della famiglia mafiosa.

Ex medico dell'ufficio igiene di Alcamo, Melodia è figlio di Cola Melodia, nipote di Diego Melodia e fratello di Antonio, tutti legati alle storie recenti della mafia di Alcamo. Lui stesso è stato affiliato da Matteo Messina Denaro in persona nel 1995, in quel di Dattilo, vicino Trapani. "In mezza provincia di Trapani comando io" diceva Melodia mentre era però registrato di nascosto da un imprenditore al quale chiedeva un'estorsione. 

Associazione mafiosa, estorsioni a imprenditori e condizionamento delle elezioni comunali di Alcamo sono i reati contestati. I dettagli dell'operazione saranno illustrati nel corso della conferenza stampa che si terrà oggi alle ore 11.00 in Questura, a Trapani. 

"Ancora una volta è emersa la pervicace condotta mafiosa volta a condizionare il tessuto economico nonché a tentare di influenzare le locali realtà politico-amministrative, condotta resa ancor più pericolosa dalla levatura criminale dei personaggi coinvolti in particolar modo del reggente il mandamento mafioso di Alcamo, Ignazio Melodia" dichiara il Questore di Trapani Maurizio Agicola.

 Ignazio Melodia è stato "combinato" proprio da Matteo Messina Denaro, come ha raccontato una volta il pentito Vincenzo Milazzo:

“Sono stato inoltre presente, nel febbraio del 96, all’iniziazione di MELODIA Ignazio il dottore avvenuta a DATTILO nella casa nella disponibilità di una persona da me conosciuta come Enzo e che ho poi appreso chiamarsi Michele MAZZARA. Nell’occasione erano presenti: SINACORI e MESSINA DENARO Matteo; vi era inoltre in una stanza attigua anche il dottore PANDOLFO che entrò successivamente e venne anche lui affiliato.

Ricordo che al momento dell’affiliazione del MELODIA Ignazio, il SINACORI disse che io sarei diventato da quel momento il capo della famiglia di ALCAMO, decapitata a seguito dell’arresto di Antonino MELODIA avvenuto qualche settimana prima; io però feci presente che era opportuno che tale carica venisse affidata al MELODIA Ignazio sia perchè era persona ben conosciuta nel paese in quanto medico, in quanto fratello di Antonino e in quanto titolare di un ufficio pubblico che rilasciava i certificati di abitabilità, sia perchè io non me la sentivo, non essendo mai stato addentro nelle cose dell’associazione”.