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10/05/2017 06:46:00

Il clan Messina Denaro tra Mazara, Petrosino e Marsala. 14 arresti. Nomi e particolari

Cosa è successo oggi. All'alba c'è stato un maxiblitz, condotto da Carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Trapani che hanno arrestato 14 persone, ritenute vicine alla rete di fiancheggiatori del boss latitante Matteo Messina Denaro. I provvedimenti di fermo sono stati emessi dalla Procura distrettuale antimafia di Palermo di Palermo. I reati contestati alle persone fermate vanno dall'associazione mafiosa all'estorsione, detenzione illegale di armi e altri reati aggravati dalle finalità mafiose. Al centro delle indagini del Ros la famiglia mafiosa di Marsala "di cui sono state delineati gli assetti e le gerarchie", dicono gli inquirenti. Sono state documentate anche "tensioni interne al sodalizio per la spartizione delle risorse finanziarie derivanti dalle attività illecite" con l'intervento "pacificatorio di Messina Denaro nel 2015". Dall'inchiesta antimafia del Ros e dei Carabinieri di Trapani emergono "inediti e importanti elementi, per l'epoca riguardanti l'operatività e la possibile periodica presenza del latitante nella Sicilia occidentale", spiegano gli inquirenti che da anni indagano sul boss latitante.

Qui potete leggere gli aggiornamenti della nostra lunga diretta on line, con tutti i particolari sugli arresti, i nomi, gli episodi. 

15,15 - "Esprimo il più sentito ringraziamento, oltre che i migliori compiacimenti, alla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo e ai Carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Trapani per la brillante operazione di Polizia giudiziaria – ha dichiarato il sindaco di Marsala, Alberto Di Girolamo – che ha consentito di assicurare alla giustizia 14 persone, gravitanti nei territori di Marsala e Petrosino, responsabili di gravi reati connessi con il fenomeno mafioso. Grazie a questa importante operazione è stato possibile ricostruire e sgominare la struttura mafiosa della famiglia di Marsala e Petrosino che fa capire, anzi confermare, che Cosa Nostra è ancora presente nelle nostre zone. Occorre l’impegno di tutti, e non solo quello della magistratura e delle Forze dell’ordine, per sconfiggere questa grande piaga della società civile. Noi continueremo ad agire per affermare la piena legalità nei nostri territori, dove la stragrande maggioranza della popolazione vive in maniera laboriosa e onesta”.

Anche il Presidente del Consiglio comunale di Marsala, Enzo Sturiano si è congratulato  “E’ questa una risposta concreta a quanti chiedono legalità, giustizia, sicurezza e maggiore tutela del territorio e di quanti vi abitano, la stragrande maggioranza sicuramente cittadini onesti e laboriosi".

“I particolari dell’operazione eseguita oggi a Marsala confermano la capacità di Matteo Messina Denaro di interagire con l’organizzazione nonostante la latitanza e gli sforzi investigativi fatti. Ecco perché bisogna fare di più, dando più risorse e mezzi ai magistrati e alle forze dell’ordine per isolarlo e catturarlo”. Lo dice il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimaf

14,30 - E' il momento dei commenti. Questo è ciò che dice il Sindaco di Petrosino, Gaspare Giacalone: "In merito a tali arresti, il sindaco di Petrosino, Gaspare Giacalone, dichiara: “È sconcertante quanto è emerso dalla conferenza stampa dei carabinieri sugli arresti di oggi. Davano rifugio a Matteo Messina Denaro ed eseguivano i suoi ordini. Stavano preparando degli omicidi e gestivano pure i lavori pubblici. Chiedevano soldi alle imprese e sapevano essere feroci. Si scopre che erano riusciti ad estorcere un'impresa che eseguiva lavori pubblici per una Piazza a Marsala. Quante occasioni e quante opportunità hanno tolto a questa terra. Ai giovani e alla gente onesta, alle imprese e alle istituzioni. Mi rendo sempre più conto che abbiamo intrapreso la strada giusta. È gravissimo affermare che la mafia non esiste e che devono pensarci solo le forze dell'ordine e la magistratura. Noi politici e amministratori locali dobbiamo fare la nostra parte, dare messaggi chiari e tenere gli occhi aperti. L'unico modo per creare seriamente sviluppo e lavoro è dire NO ALLA MAFIA”.

11,30 - E' terminata la conferenza stampa dei Carabinieri. Finora sono state arrestate circa 80 persone, nel corso degli anni, vicine a Messina Denaro, e sequestri beni per 127 milioni di euro. "Cosa nostra trapanese si sta asciugando, si sta ridimensionando" è il commento finale di Russo. 

11,25 - "Cosa nostra esiste a livello regionale, esiste a livello provinciale, è attiva nel territorio. Le cosche si parlano, per i soldi. Il motivo è sempre quello - sintetizza il colonello Russo - e gli appalti pubblici purtroppo continuano ad essere il core business della mafia. E' lì che bisogna interevenire, aiutando anche gli imprenditori a denunciare". I carabinieri, poi, faranno riscontri in merito alle estorsioni che sono state riscontrate e non denunciate 

11,20 - Sono stati sequestrati due fucili a canne mozze, un chilo di droga. C'è stata anche una tentata estorsione di Michele Giacalone ai danni di un imprenditore di Partinico. Michele Giacalone è un imprenditore "da sempre inserito in un contesto mafiosoo" dicono gli investigatori. "Abbiamo monitorato un'estorsione ad un imprenditore di Partinico, Billeci, che era presidente dell'associazione antiracket locale. Per fortuna Billeci ha denunciato, e la sua denuncia è stata riscontrata dalle intercettazioni. Giacalone chiedeva a Billeci di assumere alcune persone di Marsala, e di rifornirsi in alcuni impianti indicati da lui. Billeci si è opposto. E poi Giacalone ha chiesto un contributo in denaro, altrimenti il lavoro non si poteva eseguire. E' la classica regola mafiosa che vuole che l'imprenditore fuori zona lasci il pizzo alla famiglia mafiosa del posto". Billeci ha preso tempo. L'appalto riguardava i  i lavori di rifacimento di Piazza Matteotti, a Marsala. Grazie alla netta resistenza dell'imprenditore e alle sue denunce, l'estorsione non è andata in porto. Ma il settore degli appalti pubblici continua ad essere di interesse di Cosa nostra. 

11,15 - Da sottolineare le relazioni tra gli esponenti dei mandamenti di Mazara del Vallo, Alcamo, San Giuseppe Jato, Belmonte. Sono stati individuati dagli investigatori gli interessi comuni delle famiglie mafiose a Trapani e Palermo. Un dato interessante, che conferma l'unitarietà di Cosa nostra, rispetto ad altre organizzazioni mafiose, molto più divise. In particolare nelle riunioni si è parlato dei lavori al porto di Castellammare del Golfo, e di un'impresa di Marsala che aveva vinto un appalto a San Giuseppe Jato. 

11,10 - In pratica Messina Denaro è intervenuto per risolvere il contrasto tra Sfraga e D'Aguanno, sulla direzione del gruppo mafioso di Petrosino e sulla spartizione degli introiti. Sfraga è omonimo, ma non parente, dei due fratelli coinvolti invece nella maxi inchiesta su mafia e ortofrutta, che di recente hanno subito una confisca di beni. Tra gli arrestati, Fabrizio Vinci era l'imprenditore del calcestruzzo sponsorizzati dal gruppo. Il momento più significativo è un incontro nel Gennaio 2015 tra Vito Gondola e Michele Lombardo proprio sulle lamentele veicolate a Gondola rispetto alle ingerenze nel loro territorio. Finito l'incontro Lombardo va da Vincenzo D'Aguanno, dicendo che aveva ricevuto rassicurazioni da Vito Gondola (in quel momento al vertice della famiglia  mafiosa di Marsala), e che erano stati autorizzati a muoversi autonomamente, senza dare conto delle indicazioni del capo della famiglia mafiosa di Marsala, Rallo. Tant'è che i due, D'Aguanno e Lombardo, cominciano a ragionare su un'azione di ritorsione nei confronti di Sfraga. Vogliono dargli una lezione. Poi la situazione si ricompone, tant'è che Fabrizio Vinci viene autorizzato dalla famiglia mafiosa di Marsala a sviluppare alcune attività imprenditoriali a Marsala. 

11,05 - "Messina Denaro - continua il vice comandante - è intervenuto personalmente a fine 2014 per esternare il suo disappunto per le frizioni all'interno della cosca, anche perché era un periodo, quello, in cui erano stati fatti altri arresti eccellenti nella sua schiera più vicina. Da lì in poi ci saranno alcuni incontri tra le famiglie mafiose del trapanese e quelle della provincia di Palermo per concordare la "messa a posto" di alcuni lavori pubblici e privati.

11,00 - "E' stato possibile ricostruire non solo la struttura della famiglia mafiosa di Marsala, ma la sua relazione con omologhe strutture della provincia di Palermo. Il che  - dice il vice comandante dei Ros, colonnello Roberto Pugnetti  - ci fa capire che Cosa nostra è viva. Tra la fine del 2014 e l'inizio del 2015 la famiglia di Marsala ha delle frizioni interne, tra due fazioni della decina operante nella frazione di Petrosino. Sono infatti tradite le aspettative di alcuni per una promozione in Cosa nostra, e ci sono anche discussioni per la ripartizione degli utili dei proventi illeciti raccolti nel territorio, e riferiti anche al mercato del calcestruzzo. C'erano anche in vista degli omicidi, e infatti sono state trovate delle armi durante le perquisizioni". 

10,50 - E' cominciata la conferenza stampa dei carabinieri. La potete seguire in diretta sulla pagina Facebook di Tp24.it. Parla Stefano Fernando Russo, comandante provinciale dei Carabinieri, che ringrazia tutti coloro che hanno partecipato all'indagine. Sono stati impegnati 150 militari. 

10,40 - Grazie alle intercettazioni si è potuti risalire alla struttura di Cosa nostra a Marsala e Petrosino, e alle sue relazioni con gli altri mandamenti, segno di una certa vitalità di Cosa nostra in Sicilia occidentale. Il capo della famiglia mafiosa di Marsala è Rallo, al vertice della "decina" di Petrosino - Strasatti c'è Nicolà Sfraga, che però era inviso agli altri affiliati, come Vincenzo D'Auganno e Michele Lombardo, che invece reclamavano il controllo di quella parte di territorio.  Gli uomini di Rallo invece sono: Domenico Centonze, Calogero D'Antoni, Giuseppe Giovanni Gentile, Simone Licari. Gli uomini di D'Aguanno e Michele Lombardo: Alessandro D'Aguanno, Andrea Antonino Alagna. Ci sono state tra i due gruppi tante tensioni, tali da suscitare l'intervento di Matteo Messina Deanro, che, nei primi mesi del 2015, secondo il racconto di Sfraga, avrebbe impartito ordini di rispetto delle gerarchie interne della famiglia mafiosa di Marsala. Era il 5 gennaio del 2015 quando Sfraga incontrava D'Aguanno per riportare gli ordini di Messina Denaro, per risolvere una controversia nata dalla spartizione di lavori edilizi in contrada Paolini, a Marsala.  

10,35 -  Al centro dell'operazione antimafia di oggi c'è il mandamento mafioso di Mazara del Vallo e la sua diramazione di Marsala e Petrosino, con un ruolo chiave svolto dall'uomo d'onore Vincenzo Vito Rallo, operante secondo le direttive di Matteo Messina Denaro. Le indagini hanno permesso di individuare assetti e delitti della famiglia lilibetana, le sue relazioni con Trapani e Palermo. Gli investigatori sono certi delal "costante  e periodica presenza, in territorio trapanese, di Matteo Messina Denaro".  Le indagini in questione sono partite nel 2011. Dalle intercettazioni emerge che Messina Denaro impartiva le direttive per mantenere gli equilibri all'interno della cosca, dato che tra gli affiliati c'erano molti conflitti. Gli ordini erano comunicati a Nicolà Sfraga, capodecina e luogotenente di Rallo (a sua volta fratello dell'ergastolano Antonino Rallo). Le indagini rivelano l'esistenza di una vera e propria famiglia mafiosa, operante nel territorio di Marsala, Strasatti e Petrosino. 

10,30 - Tra poco la diretta live della conferenza stampa dei Carabinieri a Trapani sull'operazione Visir. 

09,30 - E' un Matteo Messina Denaro infuriato per quello che avviene tra Strasatti e Petrosino. L'intercettazione la potete vedere nel video sotto la nostra testata. Parlano Vincenzo D'Aguanno e Michele Lombardo, e uno racconta l'altro che Messina Denaro è arrabbiato. "Si trova nelle zone nostre" dicono i due, cioè tra Petrosino e Mazara Del Vallo, dove il boss gode di molte protezioni. E dovrebbe - secondo loro - fare una strage...

08,40 - Ecco i nomi degli arrestati: Andrea Antonino Alagna (1979), di Mazara. Alessandro d'Aguanno (1991), di Marsala. Vincenzo D'Aguanno (1960) di Marsala. Calogero D'Antoni (1982) di Marsala. Giuseppe Giovanni Gentile, detto "testa liscia", (1974) di Marsala. Michele Giacalone (1970), di Marsala. Massimo Giglio (1976) di Marsala.  Simone Licari (1958), di Marsala. Ignazio Lombardo, detto "il capitano", classe 1971, di Marsala. Michele Lombardo, detto Michelone, classe 1962, di Petrosino. Vito Vincenzo Rallo (1960), Marsala. Aleandro Rallo (1993), Marsala. Nicolò Sfraga, 1966, Marsala. Fabrizio Vinci, 1970, di Mazara. 

08,30 - Arrivano alla nostra redazione i primi nomi degli arrestati dell'operazione Visir. Si tratta di un'operazione che riguarda l'organizzazione criminale a Marsala (Strasatti) e Petrosino. Gli arrestato sono tutti di quella zona. E sono tutti nomi noti alle forze dell'ordine. Tra loro infatti c'è Vito Vincenzo Rallo, volto noto del quale ci siamo occupati in diverse occasioni (qui un articolo). E ancora: Michele Lombardo, Michele Giacalone, Vincenzo D'Aguanno, Alessandro D'Aguanno. Altra cosa da specificare: molti lanci di agenzia e alcuni articoli parlano di una presenza di Matteo Messina Denaro a Marsala nel 2015. Non è vero. Da quello che risulta alla nostra redazione un sodale della mafia, di Campobello di Mazara, riferisce, in un'intercettazione, di un intervento di Messina Denaro per sedare gli animi a Marsala e Petrosino. Ma non c'è traccia della sua presenza. 

06,30 - Mafia a Marsala e Petrosino, 14 arresti. E' l'operazione Visir. Smantellata la cosca che controllava Strasatti e Petrosino. Gli arresti sono scattati in esecuzione di un provvedimento di fermo giudiziario firmato dai pm Di Leo e Padova della Dda di Palermo, tutti i soggetti appartenenti alla cosca mafiosa di Marsala sono indagati per associazione mafiosa, estorsione, detenzione illegale di armi e altri reati gravati dall'accusa di avere favorito Cosa nostra. L'inchiesta antimafia ha delineato assetti e gerarchie della famiglia mafiosa di Marsala.

Secondo le indagini la famiglia  mafiosa di Marsala stava cercando di rialzare la testa con il sostegno del boss latitante Matteo Messina Denaro, ricercato dal giugno del 1993. In particolare è registrato un suo intervento nel 2015 che ha messo "pace" dentro la cosca marsalese all'epoca in cui stavano crescendo attriti a proposito della spartizione di soldi provenienti da traffici illeciti e estorsioni. Le intercettazioni infatti hanno colto la voce di un "picciotto" a Campobello di Mazara mentre avvertiva la "famiglia" che l'ordine del boss latitante era quello di mettersi d'accordo, in caso contrario "sarebbe stato iddu a muovere il suo esercito".

Per i magistrati "le investigazioni hanno fornito inediti e importanti elementi sulla operatività e la possibile periodica presenza del latitante nella Sicilia occidentale". Qualcuno avrebbe ricevuto il messaggio del capomafia di Castelvetrano pronto a zittire con la guerra chi non avesse obbedito ai suoi ordini. 

La cosca locale, inoltre, stava  programmando un omicidio. Da qui la necessità del fermo. Dichiara il generale del Ros, Giuseppe Governale: "Dal 2009 abbiamo eseguito 61 provvedimenti cautelari per i fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro. In questa operazione risulta un suo intervento per fare da pacificatore nei contrasti sorti all'interno della cosca". 

Ecco il comunicato stampa dei Carabinieri:

DALLE PRIME ORE DI QUESTA MATTINA, I CARABINIERI DEL ROS E DEL COMANDO PROVINCIALE DI TRAPANI STANNO ESEGUENDO UN PROVVEDIMENTO DI FERMO, EMESSO DALLA PROCURA DISTRETTUALE ANTIMAFIA DI PALERMO, NEI CONFRONTI DI 14 PERSONE INDAGATE PER ASSOCIAZIONE MAFIOSA, ESTORSIONE, DETENZIONE ILLEGALE DI ARMI E ALTRI REATI AGGRAVATI DALLE FINALITA’ MAFIOSE.

AL CENTRO DELLE INDAGINI DEL ROS LA FAMIGLIA MAFIOSA DI MARSALA, DI CUI SONO STATI DELINEATI GLI ASSETTI E LE GERARCHIE.

DOCUMENTATE ANCHE TENSIONI INTERNE AL SODALIZIO PER LA SPARTIZIONE DELLE RISORSE FINANZIARIE DERIVANTI DALLE ATTIVITA’ ILLECITE E L’INTERVENTO PACIFICATORIO - NEL 2015 - DEL LATITANTE MATTEO MESSINA DENARO.
IN TALE QUADRO, LE INVESTIGAZIONI HANNO FORNITO INEDITI E IMPORTANTI ELEMENTI, PER L’EPOCA, IN ORDINE ALLA OPERATIVITA’ E ALLA POSSIBILE PERIODICA PRESENZA DEL LATITANTE NELLA SICILIA OCCIDENTALE.


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