Marsala, processo "Bocca di rosa", cambia il giudice
Cambia il giudice nel processo con rito abbreviato a due delle quattro persone (il 53enne marsalese Francesco Panico e moglie, la 36enne tagika Oksana Vodyants'ka) coinvolte, un anno e mezzo fa, nell’operazione dei carabinieri sfociata nella chiusura del locale a ‘’luci rosse’’ di contrada Digerbato ‘’Bocca di rosa’’. Un club all’interno del quale, secondo l’accusa, sarebbe stata favorita la prostituzione. A giudicare i due imputati sarà, da esterno, visto che ormai è titolare al Tribunale di Palermo, il giudice Roberto Riggio. La prossima udienza del processo è stata fissata per il 14 novembre, quando potrebbe essere emessa la sentenza. Lo scorso 2 luglio, il pm Anna Cecilia Sessa, a conclusione della sua requisitoria, aveva chiesto la condanna di entrambi gli imputati, invocando due anni e 4 mesi di carcere per Panico, gestore del locale, e due anni per la Vodyants'ka. Coinvolti nella stessa indagine anche Giovanni Sardo e Salvatore Lo Grasso, attualmente sotto processo in Tribunale con rito ordinario. Al ‘’Bocca di rosa’’ i carabinieri avevano già fatto irruzione la sera del 23 gennaio 2011 per sedare una rissa. Il locale, allora, fu chiuso e Francesco Panico denunciato per favoreggiamento della prostituzione e lesioni personali. Un anno e mezzo fa, invece, sono scattate misure giudiziarie più drastiche. Per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, in esecuzione di provvedimenti emessi dal gip, i militari hanno eseguito quattro misure cautelari: due arresti domiciliari e due divieti di dimora in provincia di Trapani. A domiciliari furono posti Panico e la moglie, mentre il divieto di dimora in provincia fu notificato a Giovanni Sardo, 48 anni, e a Salvatore Lo Grasso, di 36, di Erice. Nel locale, secondo l'accusa, diverse ragazze ballavano in costumi succinti o in biancheria intima per poi prostituirsi dietro i privè. Una ventina i clienti, di varia estrazione sociale, sorpresi, sabato sera, nel blitz dei carabinieri del Norm. L’indagine fu avviata nel gennaio di tre anni fa, quando in un soppalco adibito a privé, tra i cuscini di un divano, fu rinvenuto un profilattico. Interrogate, le ragazze rilasciavano dichiarazioni ‘’lacunose’’, negando il loro ruolo e affermando che si trovavano lì solo per divertirsi, indossando abiti succinti solo ‘’per essere più comode durante il ballo’’. Ammettendo, però, che in città erano ospiti di Panico. Furono interrogati anche i clienti e disposte intercettazioni, mentre un carabiniere si fingeva cliente. Si accertava, quindi, l’attività di sesso a pagamento. Scoprendo anche che Panico, per avere il ‘’pieno controllo dell’attività di prostituzione’’, vietava alle ragazze di dare agli uomini il proprio numero telefonico e di avere incontri fuori dal locale. In tal modo, non gli sarebbe sfuggita la percentuale (50%) pretesa sui guadagni. A cronometrare il tempo delle prestazioni era il Sardo, che faceva anche da buttafuori e che con Lo Grasso era responsabile della ‘’logistica’’ e del trasporto delle ragazze dalla stazione ferroviaria agli appartamenti di Panico e al locale. Notevoli i guadagni accertati. In una serata, una prostituta poteva guadagnare 160 euro per 7 consumazioni e 5 privè, facendo incassare al gestore 320 euro. La metà era per loro.
Due medici del Pronto soccorso sotto processo per lesioni. Il giudice: ‘’Niente rito abbreviato’’
Niente rito abbreviato ‘’condizionato’’ all’audizione di due consulenti della difesa. Il giudice monocratico Matteo Giacalone ha, infatti, respinto la richiesta avanzata dai legali di due medici del Pronto soccorso dell’ospedale di Marsala, Vito Sciacca Parrinello e Antonio Guarnotta, processato con l’accusa di lesioni colpose. I loro avvocati difensori, Gaeatano Di Bartolo e Carlo Ferracane, avevano chiesto l’abbreviato a condizione che fossero ascoltati Giacoma La Rosa e Salvatore Vasta. Il processo è stato rinviato al 18 marzo 2015, quando saranno chiamati a testimoniare i primi testi del pubblico ministero. A denunciare i due medici è stato il fratello di un paziente (S.L., di 51 anni) che il 3 maggio del 2013, poco prima delle 7 del mattino, arrivò al Pronto soccorso con sintomi tipici di una ischemia cerebrale in corso: deviazione della rima labiale e un occhio che tendeva a non allinearsi. Secondo l’accusa, i due medici non si adoperarono tempestivamente per trasferire l’uomo al Villa Sofia di Palermo. Attualmente, S.L. ha ancora un braccio semiparalizzato e difficoltà visive. Al momento dell’arrivo di S.L. al pronto soccorso il medico di turno era Vito Sciacca Parrinello, al quale poi subentrò Antonio Guarnotta, che, visti gli esiti degli esami, ha disposto il trasferimento in un nosocomio idoneo per le cure necessaria al tipo di patologia: il Villa Sofia di Palermo.
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