23/11/2019 06:00:00

La scintilla, poi l'inferno. Cosa sappiamo della tragedia di Barcellona Pozzo di Gotto

 “Una tragedia causata anche da poca attenzione. E' probabile che una scintilla di un flex o di un saldatore abbia raggiunto il contenitore di colorante, che è andato a fuoco”. Poi l'inferno, la fabbrica di fuochi d'artificio letteralmente esplosa.

Il procuratore di Barcellona Pozzo di Gotto, Emanuele Criscenti, mette sul tavolo le prime ipotesi sull'esplosione della fabbrica dei fratelli Costa, che ha causato la morte di cinque persone, con due feriti, di cui uno in gravissime condizioni. Un bilancio pesante di una tragedia che ha sconvolto tutta la comunità di Barcellona Pozzo di Gotto.

Tra le vittime c'è Venera Mazzeo, 71 anni, la moglie del titolare, mentre gli altri fanno parte di una ditta esterna - la Bagnato - che stavano effettuando dei lavori per rendere più sicuro il fabbricato, montando delle porte in metallo: Mohamed Taeher Mannai, 39 anni, Giuseppe Testaverde, 34 anni, Vito Mazzeo, 23 anni e Fortunato Porcino, 36 anni.


Gravemente ferite altre due persone.
Tra questi c'è Bartolomeo Costa, di 37 anni, figlio della signora Venera che gestiva la fabbrica di famiglia. Bartolomeo si trova ricoverato al centro ustioni dell'ospedale Civico di Palermo con ustioni su gran parte del corpo. Scoppiato l'inferno si è precipitato per salvare la madre. I primi soccorsi arrivati sul posto hanno trovato i due fuori da uno degli edifici esplosi. La donna non ce l'ha fatta. “Siamo tutti qui, pensa a riprenderti” dicono i familiari a Bartolomeo Costa dall'interfono del reparto in cui è ricoverato non rivelando che la madre non c'è più. Il padre Vito Costa ai giornalisti nel corridoio dell'ospedale Civico di Palermo tiene a dire: "Ora vedremo quale televisione ha insinuato che non fossimo in regola. Avevamo tutto in regola eccome". 
La famiglia Costa da tanti anni produce fuochi d'artificio di prima, seconda e terza categoria- Esperti del mestiere, organizzano anche spettacoli pirotecnici in giro per il territorio.

Fatto sta che mercoledì pomeriggio, intorno alle 16.30, qualcosa è andato storto e si è scatenato l'inferno. La procura di Barcellona Pozzo di Gotto indaga per omicidio colposo plurimo, incendio e disastro colposo, al momento contro ignoti.


Ai cadaveri non è stata fatta l'autopsia. Al vaglio degli inquirenti, oltre i reperti sequestrati e in fase di analisi da parte del Ris dei Carabinieri e Vigili del Fuoco, ci sono anche le telecamere di sicurezza della fabbrica. Ma le telecamere inquadrano la parte esterna di una fabbrica che si trova in una zona distante dal centro città, molto periferico. Nonostante questo il boato è stato sentito a chilometri di distanza.

Prima un'esplosione, poi un boato ancora più forte. E ancora il panico, con parenti e amici della famiglia Costa e Bagnato giunti sul posto. Davanti ai loro occhi l'inferno. L'esplosione è avvenuta in un casotto in cemento armato praticamente disintegrato. Distrutto anche un altro edificio in cemento armato, e ancora l'onda d'urto che raggiunge e danneggia altri due casotti. Ci sono volute ore per spegnere le fiamme innescate dall'esplosione. Tutte le forze dell'ordine in campo a tenere a distanza di sicurezza le persone arrivate sul posto. E poi i soccorsi, a recuperare cadaveri e feriti, quando ancora non era chiaro quante persone vi fossero nella fabbrica.


“Il casolare della Ditta Costa e Figli - ha sottolineato il procuratore Crescenti - era adibito a fabbrica di fuochi, e dico adibito perché non era nato per esserlo e i lavori che stava eseguendo la ditta esterna si stavano facendo proprio per mettere le strutture in sicurezza. Stiamo cercando di fare il punto della situazione che presenta diversi aspetti ancora tutti da chiarire”.


Nel frattempo è tanto lo strazio tra le famiglie coinvolte. Ma è un'intera comunità a stringersi per una tragedia che conta cinque vite spezzate. Le cause esatte le definiranno indagini che andranno avanti con molta cautela.