11/07/2020 06:00:00

Erice, i parcheggi e i Toscano. Il racconto dell’imprenditore: “Così sono stato ostacolato”

C’è un momento decisivo nell’inchiesta su Erice che ha portato al divieto di dimora per la sindaca Daniela Toscano accusata di abuso d’ufficio. Più che un momento, è una scelta, senza la quale tutta questa vicenda non sarebbe venuta a galla.


La scelta è quella di Riccardo Agliano, imprenditore di Erice, che voleva realizzare un parcheggio a San Giuliano. Progetto che, stando a quanto emerge dall’inchiesta, Daniela Toscano e il fratello Massimo, consigliere comunale a Trapani e socio occulto di un progetto concorrente, avrebbero fatto in modo che saltasse.
L’imprenditore aveva due strade, adattarsi, adeguarsi alle regole del gioco, o denunciare i torti che stava subendo. Ha scelto la seconda, è andato dagli inquirenti e ha raccontato tutto.

 

Riccardo Agliano, imprenditore edile, titolare della Barbarossa Service, società che il 22 maggio 2018, presenta al Suap dell’Unione dei Comuni Elimo Ericini istanza di autorizzazione per la realizzazione di un parcheggio sul Lungomare Dante Alighieri, nella zona di San Giuliano.

Agliano racconta una serie di condotte, di abusi, di ostruzionismi, in suo danno posti in essere da pubblici amministratori di Erice e di “indebite interferenze e illegali favoritismi commessi, a beneficio di imprenditore concorrente, dal sindaco di Erice, Daniela Toscano”.

Racconta ai magistrati quello che gli è successo. E parte nel suo racconto da Giovanni Savi, detto Gianni, titolare di una concessionaria di auto a Xitta, anche lui indagato. I due si conoscono per caso, poi nasce un’amicizia, anche a livello familiare, con frequentazioni, cene, e convivialità.

Agliano racconta che durante le cene a casa di Savi, nella zona di Marausa, in diverse occasioni c’erano anche la sindaca di Erice, Daniela Toscano, e il fratello, Massimo.
“Dalle modalità del loro reciproco rapportarsi compresi che tra Savi ed i fratelli Toscano vi era una relazione di forte amicizia e confidenza”, racconta l’imprenditore agli inquirenti.
Non solo. “Dai loro discorsi appresi sia di alcuni progetti politici prossimi a venire (fu in quel periodo del 2017 che sentii parlare della candidatura di Giacomo Tranchida alla carica di sindaco di Trapani e di Massimo Toscano a quella di consigliere comunale) , anche l’esistenza di un sistema affaristico nel quale i fratelli Toscano erano inseriti”.

L’imprenditore aggiunge che in quelle occasioni nota una forte disponibilità di denaro da parte loro. Cosa che gli fa intuire che tra Savi e Massimo Toscano “vi erano rapporti di debito credito”. Massimo Toscano avrebbe infatti prestato denaro a Savi “per consentirgli di partecipare ad un’asta nella quale era in vendita la casa del suocero ottenendo in cambio la continua fruizione di svariate autovetture della concessionaria di cui Savi era titolare”.


Nell’ottobre 2017 Savi propone ad Agliano di entrare in società con lui per realizzare un parcheggio sul lungomare di Erice, vicino al lido Sun Club.
Agliano ci sta. Non c’è nulla di male, e il rapporto con Savi in quel periodo era più che buono. Poi le cose cominciano a prendere una brutta piega.
Savi gli dice di vedersi e fare una riunione presso lo studio di Massimo Toscano. In quella riunione, racconta l’imprenditore Agliano, “Toscano manifestò il suo interesse ad entrare in società con noi riferendo che il suo apporto di capitale non sarebbe consistito nella dazione di somme di danaro, quanto invece di una rete di relazioni (in primis con la sorella Sindaco) che avrebbe consentito di ottenere con certezza il rilascio delle autorizzazioni necessarie”.


Toscano aggiunge che non sarebbe comparso in prima persona “per ovvi motivi di convenienza politica (immaginando come avrebbero reagito le opposizioni al rilascio di autorizzazioni ad una impresa in cui compariva anche il fratello del sindaco)” ma per il tramite della sua ex fidanzata. Agliano non ci sta, non sarebbe stato conveniente dividere in tre il profitto dell’attività.
“Con Savi decidemmo di rimanere gli unici artefici dell’iniziativa senza includere la partecipazione di Massimo Toscano”. E’ pacifico, vanno da soli. Decidono di costituire due società, una facente capo a Savi e l’altra ad Agliano, che avrebbero, ciascuna, affittato metà del terreno sul quale di progettava la realizzazione del parcheggio.


Poi arriva la batosta.
“Con sconcerto e amarezza venni a sapere, tra gennaio e febbraio 2018, che Savi aveva, con la propria società, già sottoscritto a mia insaputa il contratto di locazione per l’intero terreno”. Gli ha fatto le scarpe. Agliano è deluso, interrompe ogni rapporto con Savi, ma non si abbatte. Decide di andare avanti. “Per orgoglio mi determinai a proseguire, seppur da solo, nel progetto e per questo costituì una società con socio unico, la Barbarossa Service, e mi misi alla ricerca di un terreno da destinare a parcheggio nella zona delle spiagge di Erice, che trovai sul lungomare Dante Alighieri in posizione limitrofa all’Università”.


Agliano firma il contratto con i proprietari, nel maggio 2018 presenta al Suap del Comune di Erice il progetto per il rilascio delle autorizzazioni. Per l’inizio dei lavori di realizzazione del parcheggio servivano cinque autorizzazioni: “Dell’ufficio tecnico comunale, del Comando di Polizia Municipale, dell’Ufficio sanitario comunale, della Soprintendenza e della società che gestisce gli stalli dei posteggi a pagamento”. Agliano ha la testa dura, fa tutto con insistenza e precisione, e quattro delle cinque autorizzazioni vengono rilasciate in circa 20 giorni. “Quanto all’autorizzazione dell’Ufficio sanitario mi preme però sottolineare alcuni fatti di sconcertante gravità”. Racconta che nel giugno 2018 riceve una comunicazione telefonica del consigliere Giuseppe Vassallo, “un mio amico di antica data che lavora all’Ufficio sanitario comunale, il quale mi disse che il sindaco Toscano si era interessato al mio progetto, interessamento che lui definì ‘eccezionale’, nel senso che non era mai accaduto in precedenza”.


Qualche giorno dopo Agliano incontra il dottor Roberto Mollica, in servizio sempre nello stesso ufficio, che gli dice di aver ricevuto “svariate telefonate dal Sindaco Daniela Toscano circa la mia richiesta”. Mollica, stando al racconto e alle registrazioni fornite agli inquirenti, invita Agliano a parlare della questione con il sindaco “in luogo aperto, lontano da cimici”.
In tutto ciò l’autorizzazione dell’ufficio tecnico tarda ad arrivare.


Agliano si reca nell’ufficio dell’architetto Francesco Tranchida, dirigente al Comune di Erice, per sollecitare l’evasione della pratica. “Lì appresi da questi che riguardo la mia richiesta vi era l’opposizione del vice sindaco Angelo Catalano”. Tranchida poi dice ad Agliano “Ci levi mano, ho avuto discussioni anche con il vice sindaco”. Racconta ancora l’imprenditore che il dirigente “non motivò le ragioni dell’ostracismo del vice sindaco. Poco dopo mi venne formalizzato il rigetto totale della richiesta”.


L’imprenditore è scosso. E non ci sta a far passare tutto così. Va dalle forze dell’ordine e denuncia tutto. Il resto è storia. Ci saranno le indagini, ci saranno le intercettazioni dalle quali emergono i favoritismi al progetto di Savi e del fratello della sindaca Toscano. Ci saranno anche le minacce del marito della Toscano nei confronti di Agliano e della moglie.
Daniela Toscano e Francesco Paolo Rallo non avevano gradito la denuncia che portò alla luce lo scandalo del parcheggio del lungomare Dante Alighieri. Da allora la vita dell’imprenditore e della moglie è diventata un inferno.


Al telefono il marito di Daniela Toscano diceva: “Sti cose sapi fare: registrare. Non ti preoccupare poi cia facemu pagare”.
Francesco Paolo Rallo non perdeva occasione, secondo quanto emerge dalle risultanze investigative, per perseguitare l’imprenditore. In una circostanza infilò nel finestrino, rimasto parzialmente aperto, dell’auto di Agliano un bigliettino con la scritta “sbirro”, corredato da una croce.



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