Famiglie e povertà: oggi si vota il Family Act. Ecco cos'è
Da un anno le famiglie italiane sono costrette a sopportare un peso non indifferente, un carico di impegni e di responsabilità che si sono triplicati con la didattica a distanza, molte donne hanno perso il lavoro
La pandemia ha acuito delle problematiche che già erano evidenti, si. È reso necessario incidere fortemente sulle politiche familiari da troppo tempo ignorate.
Il governo nazionale, grazie alla Ministra Elena Bonetti, ha approntato una serie di misure volte a mitigare le difficoltà: finanziati 290 milioni di euro per fronteggiare le stesse.

Non si dimentichi che l’Italia ha un alto tasso di denatalità a causa del fatto che le donne sono costrette a scegliere tra vita lavorativa e familiare. Il Family Act è la prima vera riforma che il nostro Paese può vantare per le politiche familiari, dall’assegno unico e universale ai congedi parentali. Dal primo luglio, infatti, dovrebbe partirel’assegno universale come misura a sostegno delle famiglie.
Oggi al Senato approderà il voto finale sul provvedimento, che poi è il primo pezzo del Family Act.
La riforma si rende necessaria per reinventare le politiche sociali e familiari, l’assegno è previsto per tutti i bambini, dai neonati fino ai 21 anni di età, limite di età che non viene richiesto per chi ha figli disabili, dal terzo figlio in poi l’assegno verrà rafforzato.
Per chi supererà i 21 anni si prevedono altre misure di sostengo fino al raggiungimento dell’autonomia economica e lavorativa.
L’importo dovrebbe essere di 250 euro al mese per figlio, importo non ancora deciso in verità,rimodulato in base all’isee, con una maggiorazione a partire dal secondo figlio e un aumento tra il 30% e il 50% in caso di figli disabili.
L’assegno verrà riconosciuto a tutte le famiglie e il riconoscimento di tale misura dovrebbe coincidere con l’annullamento di altri sussidi percepiti, verrà erogato a tutti i lavoratori cittadini italiani che sono titolari di un reddito di lavoro autonomo o dipendente. Per gli stranieri è necessario avere il permesso di soggiorno, versare l’Irpef in Italia, vivere con i figli a carico in Italia, essere stato o essere residente in Italia per almeno due anni, anche non continuativi, ovvero essere in possesso di un contratto di lavoro.
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