Alcamo, al processo Perricone iniziate le arringhe della difesa
Nuova udienza al processo Perricone che si svolge a Trapani e che vede imputati l'alcamese Pasquale Perricone, ex vicesindaco di Alcamo, la cugina Maria Lucia Perricone, Marianna Cottone ed Emanuele Asta. I quattro sono coinvolti nell’inchiesta “Affari sporchi” del 2016, condotta dalla procura di Trapani riguardo e sono accusati di associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, truffa allo Stato e alla UE e corruzione.
Nel corso dell'ultima udienza c'è stato l'intervento dell'avvocato Giuseppe Ferro, uno dei legali di Maria Lucia Perricone. Il legale ha chiesto ai giudici l’assoluzione per la sua assistita relativamente all’associazione a delinquere perché il fatto non sussiste e alla bancarotta fraudolenta per non avere commesso il fatto.
Riguardo alla bancarotta fraudolenta, Ferro ha fatto riferimento alla testimone dell’accusa, Annamaria Emmolo per la quale ha chiesto al collegio dei giudici di valutare anche l’attendibilità. L’avvocato ha detto che Annamaria Emmolo è sorella di Vito, titolare della Cogem e vicepresidente della Nettuno, uscito fuori dalle indagini sul sequestro del porto di Castellammare e condannato in sede civile. Secondo Ferro, Annamaria Emmolo avrebbe contribuito a sviare le indagini perché interessata ad escludere il fratello.
L'avvocato di Maria Perricone continua dicendo che le intercettazioni del 2014 escluderebbero il reato di associazione a delinquere per la sua assistita. La Perricone non avrebbe detto nulla al cugino dell’avviso di garanzia ricevuto nel febbraio dello stesso anno e della successiva proroga delle indagini, e per questo motivo rimproverata più di una volta da Pasquale Perricone. Per il legale è strano, dunque che l’accusa consideri la Perricone braccio destro del cugino. Riguardo alle società, per l’avvocato Ferro, non vi sarebbe inoltre nulla di penalmente rilevante. Per la società Magara (amministrata da Mary Perricone) e Imex (unica nella quale figurerebbe Pasquale Perricone), non vi sarebbe stato alcun acquisto, ma un’operazione di recupero crediti.Per il fatto che la Perricone si fosse informata su una pratica presso l’Assessorato regionale competente della società del cugino, non costituirebbe reato.
Infine le parti civili hanno, depositato le loro richieste di risarcimento danni. Laura Marchingiglio che difende la Cea in liquidazione coatta amministrativa, ha chiesto 1 milione e 780 mila euro circa; l’avvocato Loredana Casano in rappresentanza della curatela fallimentare della Nettuno ha chiesto risarcimento di 6 milioni e 290 mila euro circa. Prossima udienza il 18 giugno.
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